QUALE SARÀ L’EUROPA DELLA POST PANDEMIA?

In Europa la campagna di vaccinazione sta procedendo senza sosta, questo fa ben sperare che tra qualche mese, ci lasceremo alle spalle l’incubo del corona virus. Allora è arrivato il momento di chiederci: su che tipo di Europa possiamo contare dopo l’uscita dal periodo pandemico?

Per comprendere meglio la situazione in cui l’Unione europea, opera quotidianamente, è necessario prendere in considerazione alcuni fatti internazionalmente rilevanti, che a mio avviso sono tre. Procedendo lungo una sequenza temporale, va menzionata per prima la scoperta di giacimenti di gas nel Mediterraneo Orientale, poi la pandemia globale causata dal Corona Virus, infine l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca, come 46° Presidente degli Stati Uniti.  

Questi avvenimenti, hanno dato origine ad una serie di micro-eventi, che si sono rivelati spinosi per l’Ue. Oggi Bruxelles si trova a gestire una serie di dossier internazionali, della massima importanza e altrettanto complessi.

Lungo i confini europei, si è venuta a creare una cintura di instabilità politica ed economica, causata da guerre civili, mancanza di diritti, Stati che hanno assunto un atteggiamento sempre più assertivo, alcuni di essi, si spostano lentamente sempre più verso assetti autocratici. In altri termini, a Est e a Sud dell’Europa regna il caos. 

Ancora oggi alcuni degli Stati membri, insieme ai propri cittadini, si interrogano in alcune circostanze, con domande simili: “a Cosa serve l’Europa?”. Per prima cosa possiamo affermare che dal 1951 ad oggi, è servita a mantenere 70 anni di pace,democrazia e diritti per i cittadini europei, oltre che sviluppo tecnologico e sviluppo economico. Forse dovremmo riflettere più spesso sulle affermazioni del Presidente Barack Obama, quando durante il suo mandato, dichiarò più volte che: “La democrazia non è scontata, è un giardino che va coltivato, le cose possono sempre precipitare velocemente”.

In questa rapida analisi, iniziamo con il confine europeo dell’est Europa, dove rimane ancora presente ed aperto il dossier sull’Ucraina. Solo qualche settimana fa, la Russia ha schierato lungo il confine orientale dell’Ucraina numerosi soldati, provocando un irrigidimento della NATO, i cui Stati membri sono anche Paesi dell’Ue, così facendo Mosca ha mandato un chiaro segnale non solo all’alleanza atlantica, ma anche a Bruxelles, ovvero quello di essere poco interessata ad un rapporto costruttivo con l’Ue.

 Questa ipotesi può essere avallata, se teniamo in considerazione l’ultima mossa di Mosca, ovvero le sanzioni emanate lo scorso 30 aprile per 8 funzionari europei, con divieto per questi di entrare in Russia. Tra le persone colpite da questo provvedimento, figura il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.

In questo quadro geopolitico, in cui la Russia muove le fila nella parte est, quella che considera a tutti gli effetti una propria zona di influenza esclusiva, va aggiunta anche tutta l’attività di spionaggioche Mosca esercita, in particolar modo in alcuni Stati europei, come avvenuto di recente anche in Italia, ampiamente dimostrato dalla recente vicenda che ha coinvolto un ufficiale della marina militare italiana, Walter Biot. 

Viceversa, se ci spostiamo sul fianco Sud dell’Europa, troviamo ancora aperto il dossier sulla Libia, con annessa la questione dei migranti, ormai questa parte di Africa del nord, è divenuta un vero e proprio terreno di scontro internazionale, oltre che un terreno paludoso per l’Onu, l’Ue e alcuni Stati europei, come la Francia e l’Italia direttamente coinvolte e interessate dalle vicende. 

Non va dimenticato nemmeno un ulteriore rompicapo per l’Ue, la Turchia del Presidente Erdogan, recentemente interessata da quello che è stato battezzato dai giornali: “il sofa gate”. In questo contesto, Ankara ha sfruttato l’occasione per ribadire in modo plateale, di non essere disposta ad accettare nessuna lezione di democrazia, rivolgendosi all’Italia e al Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Va tenuto in considerazione che la Turchia, continua a condurre una politica estera di potenza regionale, dalla Siria alla Libia e anche nel Mediterraneo orientale, spesso poco compatibile con la politica della NATO e dei suoi alleati, ma sempre più compatibile, anche se a fasi alterne con la politica estera della Russia nel Mediterraneo. 

In conclusione, come ultimo tassello di questo mosaico geopolitico che interessa l’Europa, va inserito il confronto tra Ue e Cina. L’aggressività commerciale di Pechino, le difficoltà di accesso da parte delle imprese europee sul mercato cinese, il continuo sussidio pubblico del governo cinese alle proprie imprese, configurano uno squilibrio a favore della Cina, nei rapporti con l’Europa. 

Dato che in Europa, la campagna di vaccinazione sta procedendo senza sosta, grazie al continuo rifornimento e al rispetto dei contratti in essere, da parte delle case farmaceutiche, probabilmente si avvicina il tempo in cui l’Ue dovrà dare una risposta alla seguente domanda: su che tipo di Europa possiamo contare dopo l’uscita dal periodo pandemico? Ci sarà sempre la stessa Europa?

Quella sempre chiusa dentro i propri confini, troppo impegnata a risolvere i problemi interni, che tenta di risolvere i dossier internazionali, prima analizzati, quasi sempre con una strategia sulla difensiva. Oppure, verrà il momento dell’Europa in uscita, che sappia difendere il multilateralismo globale, lo stato di diritto, e che sappia interpretare il ruolo di grande attore politico, economico ed industriale? 

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguito gli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.

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