TURCHIA, ANCORA LONTANO IL RITIRO DALLA LIBIA

Lunedì 3 maggio, si è tenuta a Tripoli l’incontro fra il Ministri degli Esteri libico e turco, Najla al-Mangoush e MevlüÇavašoğlu. Vari i temi affrontati, ma i riflettori erano tutti puntati sul possibile ritiro turco dal territorio della Libia. 

Qualche mese fa, durante la visita del Presidente libico, Mohammed Menfi, ad Ankara, alcune fontiavevano reso noto la volontà di Tripoli di un ritiro dei militari turchi dal territorio della Libia. Giorni più tardi, era stato il Primo Ministro libico, Abdul Hamid Dbeibah, a chiedere ufficialmente il ritiro di tutte le truppe straniere dalla Libia, supportato dalla Comunità internazionale – Stati Uniti e Italia prima di tutti. 

Oggi, alla luce dell’incontro tra i Ministri degli Esteri libico e turco, del 3 maggio 2021, ogni previsione può dirsi sfatata. Mentre il ritiro delle truppe mercenarie, russe e siriane, risulta essere altalenante, quello dei militari turchi non è nemmeno all’orizzonte

Il richiamo della Ministra libica al-Mangoush alla cooperazione turca per il rispetto delle risoluzioni ONU, e dunque all’espulsione di tutte le forze straniere e mercenarie dal territorio libico, è stato un assist al Ministro turco Çavašoğlu, che ha ribadito che equiparare la presenza di militari mercenari stranieri alle milizie turche, legali secondo gli accordi governativi, è fuorviante

Ed effettivamente, l’accordo militare siglato insieme al Memorandum d’Intesa sulle zone economiche esclusive nel 2019 – il cui impegno da parte libica è stato riconfermato dal corrente governo-, permette alla Turchia di mantenere una presenza militare legale all’interno della LibiaE permette, al contempo, ai Ministri di Ankara di ribadire, periodicamente, l’importanza di tale cooperazione militare ai fini della stabilità libica. Come Çavašoğlu, anche il Ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha evidenziato l’importanza della cooperazione

Il punto cruciale è capire in che modo la situazione e la cooperazione attuale fra Libia e Turchia mini il punto 10 all’art. 6 della Roadmap UNSMIL/LPDF della Fase Preparatoria, che testualmente asserisce: “Durante la Fase Preparatoria, l’autorità esecutiva non considererà alcun nuovo né precedente accordo o decisione che danneggi la stabilità delle relazioni estere dello Stato libico o gli imponga obbligazioni di lungo termine”. 

Certamente l’affiatamento fra Libia e Turchia – che è anche economicamente attiva a Tripoli – è disturbante per molti Paesi. Anzitutto perché è legato a doppio filo alle questioni del Mediterraneo orientale – e dunque importante per la sicurezza dell’Unione Europea.

È anche vero, però, che la presenza militare turca, nel corso degli ultimi due anni, è stata quasi garante dell’equilibrio militare fra le parti. Infatti, la presenza e l’intervento turco in Libia hanno permesso al Governo di Tripoli, prima guidato da al-Sarraj, di non capitolare sotto i bombardamenti e gli attacchi di Haftar

Tuttavia, adesso, la cooperazione non può dirsi scontata solo perché “legale”, con l’Italia sempre più pressante e la NATO, grazie alla nuova amministrazione Biden, tornata a far sentire la sua voce. 

È pur vero che, se non si assicurerà il ritiro completo dei mercenari siriani e, soprattutto, russi, sarà difficile richiedere più duramente il ritiro della Turchia.

La strada verso il 24 dicembre – giorno delle elezioni democratiche in Libia – è ormai breve: motivo in più, per tutte le parti interessate, per iniziare a pianificare e preparare le prossime mosse, già oggi.

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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