IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA ADOTTA LA “STRATEGIA PER LA COOPERAZIONE NELL’INDO-PACIFICO”

Il 19 aprile, l’Unione Europea ha pubblicato le Conclusioni del Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri riguardo la strategia per l’Indo-Pacifico. Già durante il corso del 2020, fonti provenienti dall’Unione Europea avevano lasciato intendere che Bruxelles avrebbe ben presto elaborato un approccio strategico verso l’Indo-Pacifico in virtù degli importanti interessi politico-economici dei suoi stati membri nella regione. Perché l’Europa necessita di una strategia per l’Indo-Pacifico e cosa prevede la “strategia per la cooperazione” recentemente pubblicata?

L’Unione Europea nell’Indo-Pacifico 

L’Indo-Pacifico è ormai diventato la buzz word del momento in un periodo di incertezze geostrategiche principalmente causate dall’assertività della Cina e accentuate dalla crisi Covid-19. Reintrodotto nei dibattiti geopolitici dall’ex Primo Ministro giapponese, Abe Shinzō, con il suo celebre discorso del 2007 al parlamento indiano, futatsu no umi no majiwari (in italiano, “convergenza dei due mari”), l’Indo-Pacifico approda in Europa nel 2018 quando la Francia adotta ufficialmente una strategia per l’Indo-Pacifico. 

Generalmente concepito come un continuum, una super-regione marittima, i confini dell’Indo-Pacifico — al momento — vanno dall’Africa Orientale alla West Coast statunitense. Per l’Unione Europea, l’Indo-Pacifico si estende dall’Africa Orientale alle isole del Pacifico. La sicurezza della regione indo-pacifica è strettamente interconnessa con la prosperità economica dell’Europa. 

Il passaggio del potere economico da ovest ad est ha intensificato gli scambi commerciali tra l’Europa e l’Asia e, di fatto, l’Indo-Pacifico si è sostituito all’Oceano Atlantico come il più importante corridoio commerciale marittimo del XXI° secolo. Secondo quanto stimato dall’UNCTAD, 30% del commercio marittimo mondiale passa per lo Stretto di Malacca, nel cuore dell’Indo-Pacifico.

Lo Stretto di Malacca, nel Mar Cinese Meridionale, rappresenta virtualmente il punto di congiunzione tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, attraverso il quale transita più del 90% delle risorse energetiche (in particolare petrolio) che, dal Medio Oriente, si dirigono principalmente verso Cina, Giappone e Corea del Sud, ma anche verso i paesi dell’Unione Europea. Circa il 50% del commercio marittimo europeo attraversa il Mar Cinese Meridionale, ammontando a una somma che nel 2019 corrispondeva a EUR 1.5 miliardi. Questo perché i principali partner commerciali dell’Unione Europea (Cina, gli stati membri ASEAN, Giappone, Corea del Sud, India) sono locati in questa zona.

Il Mar Cinese Meridionale è un itinerario commerciale vitale soprattutto per gli stati membri UE Germania, Francia e Italia, il cui carico di merci nella regione corrisponde rispettivamente al 9%, 8.1% e 7.7%.[1] Questi dati rivelano che, al mondo, non esistono scambi commerciali così alti come quelli che avvengono in quest’area. In sostanza, l’Indo-Pacifico costituisce il secondo mercato più grande al di fuori dell’Europa. Inoltre, la regione indo-pacifica ospita il 60% della popolazione mondiale che produce il 60% del PIL globale. 

Le Conclusioni del Consiglio sulla Strategia per la Cooperazione nell’Indo-Pacifico adottate dai Ministri degli Affari Esteri dei 27 Stati Membri esemplifica chiaramente la crescente importanza della regione per l’UE e la necessità di rafforzare la sua posizione tramite le relazioni con i suoi partner asiatici. Nel corso del tempo, l’Unione Europea ha contribuito considerevolmente nel far fronte alle problematiche regionali in materia di, ad esempio, cooperazione allo sviluppo, assistenza umanitaria e cambiamento climatico.

Infatti, l’Unione Europea partecipa a Dialoghi di Alto Livello sulla Sicurezza Marittima con ASEAN, India e Cina; è parte dei fora interregionali ASEM, ARF e il Vertice dell’Asia Orientale (EAS); è un’osservatrice del SSARC; e collabora con l’Associazione Rivierasca dell’Oceano Indiano per la Cooperazione Regionale (IORA). La presenza europea è soprattutto visibile nella parte occidentale dell’Oceano Indiano dove gli stati membri UE sono impegnati dal 2008 nel pervenire atti di pirateria lungo le coste del Corno dell’Africa tramite l’Operazione EUNAVFOR Atalanta.

La strategia per la cooperazione nell’Indo-Pacifico: Cosa Prevedono le Conclusioni del Consiglio dei ministri degli Affari Esteri 

In virtù dei forti interessi degli stati europei nella regione, la Strategia per la Cooperazione nell’Indo-Pacificointende rafforzare la presenza europea e raggiungere gli Obiettivi ONU di Sviluppo Sostenibile contribuendo maggiormente alla stabilità, sicurezza, prosperità degli stati indo-pacifici in base a principi democratici quali il rule of law, libertà di navigazione e sorvolo, protezione dei diritti umani. In particolare, di fronte all’intensa competizione geopolitica che permea le relazioni inter-statali regionali, l’UE intende perseguire i seguenti obiettivi:

  1. Collaborare con i partner europei nella regione indo-pacifica — nella fattispecie, ASEAN, Africa, i Caraibi e il Pacifico (ACP)— tramite il summit bilaterale ASEM e IORA, e l’elaborazione di un approccio coerente nei confronti dell’Oceano Indiano; 
  2. sostenere l’agenda della comunità internazionale forgiando iniziative di cooperazione quali Green Alliances and Partnerships — a sostegno dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e della Convenzione sulla Biodiversità in linea con il Green Deal — e prioritizzando i settori della salute, governance degli oceani e riduzione dei rischi di calamità;
  3. proteggere le catene di rifornimento europee e promuovere l’agenda economica europea espandendo i suoi accordi di libero scambio e di investimento con l’India, Australia, Indonesia e Nuova Zelanda e perfezionando l’accordo sugli investimenti (CAI) con la Cina; 
  4. contribuire alla difesa e alla sicurezza della regione nell’ambito della Politica di sicurezza e difesa comune (CSDP) e delle operazioni di EUNAVFOR Atalanta così come estendere l’area geografica delle attività di CRIMARIO II dall’Oceano Indiano al Sudest Asiatico;
  5. partecipare all’istituzione di connettività di alta qualità in tutte le sue dimensioni (digitale, trasporti, energia, rapporti umani) in conformità con i Principi per gli Investimenti nelle Infrastrutture di Qualità del G20;
  6. promuovere la collaborazione in materia di ricerca, innovazione— tramite i programmi vigenti Horizon 2020 ed Erasmus+ — e digitalizzazione promuovendo in primis la costruzione di infrastrutture essenziali quali le reti 5G.

Il rinnovato impegno UE nei confronti della regione asiatica appare dunque inclusivo, pragmatico, flessibile e poliedrico, in modo tale da permettere a Bruxelles di sviluppare rapporti con i suoi partner strategici e, in particolare, con paesi che hanno già elaborato un approccio per l’Indo-Pacifico. In altre parole, l’Unione Europea si propone di rafforzare i rapporti con i paesi del QUAD (Giappone, Australia, India e Stati Uniti) e gli Stati Membri dell’ASEAN, mentre, al pari delle varie strategie per l’Indo-Pacifico, sembra escludere la Cina in termini pratici ma non in termini narrativi. Infine, le alquante ambiziose Conclusioni del Consiglio rispecchiano chiaramente come l’Unione Europea sia alla ricerca della dibattuta “autonomia strategica” e pongono l’attenzione sull’importanza della coordinazione tra stati membri per poter collaborare con i partner nella regione indo-pacifica. 


[1] Buszynski Leszek, ed. The South China Sea: From a Regional Maritime Dispute to Geo-Strategic Competition. Routledge, 2019, p.4

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