IRAN-ISRAELE: RISCHIO CONFLITTO?

“I nostri aerei da guerra possono raggiungere l’Iran’’ ha avvertito Israele durante i colloqui di Vienna sul nucleare iraniano. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il futuro incerto del Joint Comprehensive Plan of Action.

Negli ultimi mesi le tensioni tra due nemici di vecchia data sono aumentate in Medio Oriente. E’ il caso di Iran e Israele. Per comprendere le recenti tensioni è necessario prendere in considerare le trattive relative al rientro di Washingtonnell’accordo sul nucleare del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dopo il ritiro unilaterale avvenuto sotto l’amministrazione Trump nel 2018. 

Il presidente americano Joe Biden è convinto della necessità del ritorno degli Stati Uniti nell’ accordo, escludendo ulteriori limitazioni alle azioni iraniane. Israele non è dello stesso avviso. Tel Aviv è scettica e fa pressione per imporre limiti più serrati alle tecnologie e ai progetti iraniani. 

Le clausole di caducità del JCPOA – che consentono alcune restrizioni sulla questione dell’arricchimento di uranio da parte di Teheran – agli occhi del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu permettono alla Repubblica Islamica di sviluppare preoccupanti capacità nucleari

Israele ha avvertito che potrebbe non avere altra scelta che attaccare preventivamente gli impianti nucleari iraniani per impedire a Teheran di sviluppare armi nucleari. Altro punto di criticità è il fatto che secondo Tel Aviv l’accordo sul nucleare non affronta il problema delle minacce terroristiche poste in essere da Teheran nella regione. 

I colloqui avvenuti sabato scorso a Vienna hanno visto la delegazione statunitense e quella iraniana iniziare i lavori in merito al ripristino dell’accordo sul nucleare del 2015. La volontà è di firmare un nuovo accordo entro tre settimane. “È troppo presto per essere entusiasti, ma abbiamo ragioni per un cauto e crescente ottimismo”, ha detto l’ambasciatore russo Mikhail Ulyanov. 

L’incontro in questione è avvenuto in concomitanza con le crescenti tensioni tra Iran e Israele. Tra gli ultimi accaduti, l’esplosione dell’impianto di arricchimento iraniano di Natanz per mezzo di un razzo lanciato dalla Siria, atterrato vicino a un reattore nucleare israeliano. Teheran ha puntato il dito su Israele.

Sabato scorso la rete televisiva nazionale iraniana ha mostrato le nuove tecnologie militari di cui dispone il paese, tra cui diversi tipi di identificatori e distruttori radar nemici a terra e montati su droni. Lo stesso girono una petroliera iraniana è stata presa di mira da un sospetto attacco di droni nei pressi di una raffineria siriana. Ed è proprio in Siria che dall’estate scorsa si sono intensificate schermaglie tra i proxies iraniani e l’esercito israeliano.

Il proseguito dei colloqui di Vienna si pone come decisivo per il futuro delle tensioni Iran-Israele. Soprattutto considerando che il futuro presidente iraniano – le elezioni avverranno tra due mesi – potrebbe non provenire dalla fila dei moderati bensì da quella dei più radicali. In un contesto del genere non solo sarebbe impossibile il ripristino dell’accordo del 2015 ma soprattutto gli attacchi dei proxies iraniani nei confronti degli obiettivi israeliani potrebbero aumentare di intensità. In quel caso la risposta di Israele non tarderebbe a venire.

Alla luce di ciò appare quanto mai cruciale ripristinare l’accordo sul nucleare adesso, ma tenendo in mente obiettivi a lungo termine sennò ‘’Un cattivo affare manderà la regione in una spirale di guerra” come ha sottolineato il ministro dell’intelligence Eli Cohen.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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