DALLE ROVINE DELL’URSS NASCONO OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO LOCALE: IL TURISMO

Con il crollo dell’Unione Sovietica molti dei villaggi e delle città del Nord della Russia si sono svuotati. Ma il turismo offre loro una nuova giovinezza.

Il 1991 è stata una data epocale per l’Unione Sovietica e per il mondo intero. Crollava la potenza che per decenni aveva conteso la leadership mondiale agli Stati Uniti. Oltre al cambiamento degli equilibri mondiali, si apprestava ad essere stravolta anche la geografia interna del territorio dell’ex Unione.

I territori del Nord, che avevano alimentato lo sviluppo industriale ed estrattivo vennero mano mano abbandondati. Ma con l’arrivo di Putin il Nord vive una nuova giovinezza in cui ritorna il leitmotiv dello sviluppo minerario, dell’estrazione petrolifera e gasifera. Ma si aggiunge la componente turistica che, a dirla tutta, è anche mossa dall’attrattiva che il passato storico dell’Unione suscita nei visitatori.

La vita locale continua a non essere semplice come afferma una guida turistica che accoglie turisti nella zona nord-occidentale della Russia, più precisamente da Arkhangelsk organizza viaggi nei villaggi rurali circostanti: “in earlier 1990s, the reduction in state subsidies that followed the Soviet collapse turned the local development upside down. The collective farms and industries were shut down. Much of the rural population has migrated from the Russian North to the South and to urban areas. The population decrease continues today. The younger population who leaves the village for education or other job opportunities may not return to home.”

Questo tipo di turismo estremamente localizzato è fortemente dipendente dall’intraprendenza locale nell’intercettare il fascino che luoghi così remoti e con una storia recente così suggestiva possono suscitare. Ma i piani di Mosca sono ovviamente più ambiziosi tanto che il turismo è stato inserito nell’agenda del Presidium of the Russian Arctic Commission, discusso al termine del 2020. L’obiettivo è quello di creare un’intera infrastruttura sulla terra di Francesco Giuseppe, un arcipelago collocato all’estremo Nord, vicino le Isole Svalbard. 

Un turismo quindi che viaggerà su diversi binari, quello locale stimolato dall’intraprendenza dei privati che molto si basa sul fascino che l’Unione Sovietica ancora suscita nei visitatori stranieri, e uno più improntato sulle bellezze paesaggistiche tipiche del Nord che intende portare i turisti a spingersi fin dove in pochissimi sono arrivati.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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