LA RISPOSTA RUSSA ALL’OCCIDENTE

WASHINGTON, DC - MARCH 26: The Russian Federation flag flies in front of its embassy March 26, 2018 in Washington, DC. The United States government announced Monday that it will expel 60 Russian intelligence officers and order the Russian government to close its consulate in Seattle in response to Russia's alleged attempt to murder a former spy living in the United Kingdom. (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Con un decreto firmato il 23 aprile, il presidente Putin dà il via ad una serie di contromisure per rispondere a quelle che sono state definite “azioni ostili” portate avanti da un gruppo di paesi.

il testo del decreto, indica una serie di misure che vanno da alcune restrizioni per il personale diplomatico straniero nella federazione, ad una serie di limiti nel trattamento ed assunzione di cittadini russi da parte di organizzazioni degli “stati ostili”, definendo il numero massimo che possono essere impiegati.

Inoltre, il governo della federazione ha il compito di redigere un elenco di stati ostili ai quali verranno applicate le misure del decreto. In un’intervista rilasciata negli scorsi giorni, il ministro degli esteri Lavrov, ha tenuto a precisare che la lista potrebbe essere rivista periodicamente in base alle reazioni e azioni degli altri stati in futuro.

Il decreto, si qualifica in questo modo, come un ulteriore tassello dello scontro fra Mosca e diversi paesi occidentali, in questi giorni sono stati numerosi i diplomatici espulsi da diversi paesi europei e dalla Russia, compreso un ufficiale italiano a seguito del caso Biot.

In queste ore, inoltre, trova sempre più conferma l’incontro fra Biden e Putin; La data e il luogo dell’incontro non sono ancora noti, ma alcune voci di corridoio ritengono probabile che l’incontro si terrà in Europa nel mese di giugno.

Infine, si attende l’esito della proposta avanzata dal presidente ucraino Zelenskyy di un possibile incontro con Putin per discutere dello stato del Donbass; anche se, in diverse occasioni il Cremlino ha chiarito che il Kiev deve dialogare con i separatisti nell’est del paese e non con Mosca, che continua a dichiararsi come una parte estranea al conflitto, e che invoca l’implementazione delle misure di Minsk.

Nel frattempo, il Cremlino ha smobilitato le truppe che erano state riunite lungo la frontiera con il Donbass dichiarando che le truppe avevano dimostrato di essere in grado di rispondere ad un eventuale minaccia.

Dunque, i rapporti fra il Cremlino e l’occidente continuano a cadere e non possono essere considerati dei segnali di disgelo i probabili futuri incontri in programma, sembra infatti improbabile che venga raggiunto un accordo soddisfacente ad entrambe le parti, non è chiaro neanche di cosa dovrebbero parlare Putin e Biden o Putin e Zelenskyy, vista l’indisponibilità dei singoli attori a cedere alle richieste dell’atro, o anche solo a discuterne.

Quindi, anche se ancora in fase di programmazione, gli incontri fra le diplomazie russe, americana e ucraina sembrano destinate al fallimento, mentre, lo scontro nell’asse Mosca-Washington non cenna ad attenuarsi, ma anzi sembra peggiorare di giorno in giorno.

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