IL TRAFFICO DI ESSERI UMANI E LA NUOVA STRATEGIA EUROPEA (2021-2025)

La pratica illegale del traffico di essere umani rientra nella categoria di crimini trans-nazionali, in ragione del fatto che questa particolare attività presuppone l’estensione del crimine al di fuori dei circoscritti confini nazionali, coinvolgendo una o più nazioni

Premessa

I crimini trans-nazionali, di fatto, sono stati identificati dalla Sezione Prevenzione e Giustizia Penale delle Nazioni Unite come ‹‹determinati fenomeni criminali che trascendono i confini internazionali, trasgrediscono le leggi di diversi stati o hanno un impatto su un altro paese››.

A livello giuridico, lo strumento internazionalmente riconosciuto per contrastare il fenomeno, capace dunque di fornire un framework legislativo diretto a criminalizzare i reati trans-nazionali e, nello specifico, il crimine che prevede il traffico illegale di esseri umani, è la Convenzione delle Nazioni Unite sul Crimine Trans-nazionale Organizzato, The United Nations Convention against Transnational Organized Crime (UNTOC).

Nello specifico, il traffico di esseri umani rientra perfettamente nella fattispecie di crimini trans-nazionali inclusi nella Convenzione, poiché all’articolo 3 vengono dettagliatamente indicate le condizioni per le quali è possibile definire un crimine sotto questa particolare classificazione:

  • Il crimine deve essere commesso in più di uno Stato;
  • una parte del crimine si deve verificare in uno Stato ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avviene in un altro Stato;
  • il reato coinvolge un gruppo criminale organizzato che vi partecipa con attività criminali in più di uno Stato;
  • il reato è commesso in uno Stato ma questo ha effetti sostanziali anche e, soprattutto, in un altro Stato.

Il traffico di esseri umani

Questo crimine trans-nazionale è diventato una questione di grande preoccupazione. Sebbene il fenomeno sussista da tempi più remoti, nella contemporaneità esso ha assunto grande risonanza a causa della sua rinvigorita diffusione. Oggi, il traffico di esseri umani viene definito grazie al Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini, adottato a Palermo nel 2000, noto, in ragione di ciò, come ‘‘Protocollo Palermo.’’

Nello specifico, con  questo crimine si indica, all’articolo 3 del Protocollo, ‹‹il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, il ricovero o l’accoglienza di persone, mediante minaccia o uso della forza o altre forme di coercizione, rapimento, frode, inganno, abuso di potere o una posizione di vulnerabilità o di dare o ricevere pagamenti o benefici per ottenere il consenso di una persona che ha il controllo su un’altra persona, ai fini dello sfruttamento››. Il fine di tale comportamento criminale è quello di ottenere un tipo di benefico risultante dallo sfruttamento di tipo sessuale, di tipo lavorativo, in cui si includono anche servizi forzati e schiavitù, servitù e traffico di organi.

La nuova Strategia Europea (2021-2025) per contrastare il fenomeno

Una nuova Strategia normativa e procedurale è stata presentata dalla Commissione Europea lo scorso 14 aprile, essa è basata su un approccio che mira a rafforzare il sistema preventivo atto a contrastare la diffusione del crimine in questione. Questa nuova Strategia sostituisce quella precedente del 2012-2016, che ruotava intorno al progetto fondato sull’approccio delle ‘‘Quattro P’’: prevenzione, protezione, prosecuzione and partnerships(collaborazione).

Il nuovo piano strategico mira a rafforzare strumenti già disposti a livello normativo, vale a dire, la Direttiva Europea 2011/36/UE contro il Traffico, fornendo aggiuntiva assistenza e supporto agli Stati Membri nell’implementazione di tutte le misure legislative e, nella cooperazione trans-nazionale, aumentando la reciprocità nella condivisione di informazioni operative utili a contrastare il fenomeno e nel data reporting. 

Rafforzare, dunque, la comunicazione fra Paesi Membri rimane una prerogativa assoluta. A tal proposito, infatti, si incentiva anche lo scambio delle cosiddette best practices, messe in atto dagli Stati Membri. Le testimonianze di soluzioni efficienti sono importanti strumenti per far sì che gli altri Paesi dell’Unione possano replicare le varie procedure interne per raggiungere il medesimo scopo. 

In aggiunta, è chiaro che dal punto di vista finanziario verranno messi a disposizione dei finanziamenti in grado di supportare la concreta attuazione delle priorità europee dirette a contrastare il traffico di esseri umani. La Commissione, quindi, assisterà tutti gli Stati Membri per assicurare la corretta applicazione di ogni provvedimento legislativo.

A livello preventivo, si cercherà di ridurre la profittabilità dei trafficanti e quindi di eliminare la rete di contatti e risorse di quest’ultimi, monitorando ed esaminando luoghi e contatti sensibili. Questa procedura, in particolare, sarà estesa anche alla sfera digitale in virtù dei diffusi strumenti tecnologici che permetteranno un controllo più comprensivo.  

Si procederà, anche, con la predisposizione di campagne, congiuntamente organizzate con la società civile, volte a diffondere consapevolezza sulla criminalità di determinati comportamenti che facilitano la diffusione del crimine. A livello persecutivo, invece, si prevede di rafforzare la risposta penale al crimine, con la nomina di esperti e la creazione di specifici dipartimenti che studieranno e analizzeranno i vari aspetti ed elementi delle attività criminali connesse al traffico di esseri umani.

La protezione alle vittime rimane un aspetto ancora, e forse, più importante da non sottovalutare. Un’adeguata attenzione alle condizioni delle vittime e l’impegno nel raccogliere le varie testimonianze produrrà importanti spunti anche per le indagini relativi ai casi concreti.

Bisogna non sottostimare la vulnerabilità delle vittime, con particolare riferimento a donne e bambini, i quali risultano essere i principali soggetti delle barbarie che contraddistinguono questo crimine. Garantire una sufficiente protezione e assistenza è ciò di cui necessitano anche e, soprattutto, per un reinserimento all’interno del tessuto sociale.

Questa nuova Strategia, congiuntamente applicata ai vari strumenti normativi regionali e internazionali già esistenti, mira a fornire una copertura più estesa e comprensiva contro la perpetrazione del crimine trans-nazionale del traffico di esseri umani. Quest’ultimo, difatti data la complessità e l’intrecciata capacità di creare contatti ‘‘invisibili’’ diventa una delle sfide più impegnative da vincere, per cui solo una risposta multidisciplinare e unitaria a livello europeo risulta in grado di esserne all’altezza del problema.

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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