GLI USA PUNTANO ALLA (RI)CONQUISTA DELLA LEADERSHIP NELLE QUESTIONI CLIMATICHE

Biden esorta i potenti del mondo a fare di più e meglio per l’ambiente in questo decennio decisivo.

Lo scorso 26 marzo, il presidente Joe Biden aveva annunciato l’organizzazione di un Summit virtuale sul clima da tenersi in occasione della Giornata della Terra. Il Summit, fortemente voluto dal presidente e tenutosi nelle giornate del 22 e del 23 aprile, ha visto la partecipazione di 40 leader mondiali, come Cina, Federazione Russa, Francia, Danimarca, Italia, Canada, Cile, riunendo, tra gli altri, 17 Paesi responsabili di circa l’80% delle emissioni nocive globali.

Hanno preso parte al vertice anche esponenti del mondo delle imprese e della società civile. E non è mancato il messaggio di Papa Francesco, primo pontefice della storia a scrivere un’enciclica sull’ambiente, che ha sollecitato i leader ad agire con coraggio per contrastare il cambiamento climatico in questo decennio decisivo.

Al vertice, gli Stati Uniti hanno annunciato un ambizioso obiettivo riguardo le emissioni, dichiarando di ridurle del 50% entro il 2030, dunque Nationally Determined Contributions (NDCs) rivisti e aggiornati, e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, mostrandosi adesso pronti più di prima a preservare quella leadership da tempo sbiadita nella lotta al cambiamento climatico.

Nel suo invito, il presidente Biden ha esortato i leader ad utilizzare l’incontro come un’opportunità per delineare una strada comune e più forte per implementare la necessaria ed urgente transizione verso economie verdi e “climate friendly”.

Biden, in questi suoi primi 100 giorni di presidenza, ha a più riprese sottolineato quanto la scienza sia indispensabile e che la lotta al cambiamento climatico non va persa di vista, posizionando l’azione a salvaguardia dell’ambiente in cima alla sua agenda. Il Summit ha certamente rappresentato una pietra miliare sulla strada per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) che si terrà – Covid-19 permettendo – il prossimo novembre a Glasgow.

Chiara Ferro

Attualmente ricopro il ruolo di Junior Political Researcher presso la Parliamentary Assembly of the Mediterranean. Sono laureata in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario con menzione alla carriera presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Politica ed Economia dell’Ambiente e correlazione in Geopolitica Economica sul futuro delle risorse idriche legate al caso studio della Grand Ethiopian Renaissance Dam. Con IARI, collaboro con l’associazione inglese “Cop26 and beyond” analizzando nelle mie analisi gli impatti del cambiamento climatico su ambiente e società. La curiosità e la ricerca scientifica sono state determinanti nello sviluppo del mio forte interesse per la geopolitica dell’ambiente e delle risorse energetiche. Tra le mie passioni rientrano la geografia, lo studio delle civiltà antiche, prime su tutte l’antico Egitto e l’antica Grecia, e la degustazione di birre artigianali in giro per il mondo.

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