LA NUOVA STRATEGIA EUROPEA PER L’ERADICAZIONE DEL TRAFFICO DI ESSERI UMANI

Lo scorso 14 aprile, la Commissione europea ha illustrato la Strategia per la lotta alla tratta degli esseri umani (2021-2025), con l’obiettivo di combattere più efficacemente tale fenomeno, ormai ampiamente percepito come una forma di schiavitù moderna, e di fornire un quadro normativo più solido per proteggere le vittime e assicurare i trafficanti alla giustizia.

La prima definizione internazionalmente riconosciuta del fenomeno di “human trafficking” è contenuta all’interno del “Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani” del 2000. Il Protocollo di Palermo, infatti, definisce il traffico di esseri umani come “il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o il raccogliere persone tramite l’impiego o la minaccia dell’impiego della forza o di altre forme di coercizione […] a scopo di sfruttamento”.

Secondo l’ultimo Rapporto globale sul traffico di personedell’ONU, che considera 148 Paesi, nel 2018 le vittime di questo crimine ufficialmente registrate sono state circa cinquanta mila. Tuttavia, essendo questo fenomeno criminale per lo più “sommerso” e quindi difficilmente quantificabile, è assai verosimile che i numero siano molto più elevati. Gli Stati membri dell’Unione europea non sono esenti dall’essere toccati da questa forma moderna di schiavitù.

Le vittime segnalate in Europa tra il 2017 e il 2018 sono state più di quattordici mila, delle quali il 72% donne e il 22% bambini, entrambi oggetto di tratta principalmente per sfruttamento sessuale. Il numero di criminali condannati, però, rimane ancora troppo basso. Ad oggi, una delle principali preoccupazioni relative al traffico di esseri umani è data dal fatto che la pandemia in corso potrebbe aver esacerbato questo fenomeno, rendendo ancora più impellente la necessità di individuare e proteggere le vittime.

È in questo contesto, dunque, che la Commissione europea, spinta anche dall’Europarlamento, ha delineato una nuova strategia quinquennale per fermare, o quantomeno ridurre il più possibile, la tratta di esseri umani nel territorio dell’Unione.

Il quadro normativo vigente

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’articolo 5.3, proibisce esplicitamente la tratta degli esseri umani. Nel corso degli anni, all’interno dell’Ue è stato delineato un quadro normativo e politico relativo alla prevenzione e allo sradicamento della tratta di esseri umani che è culminato con l’adozione da parte del Parlamento e del Consiglio Ue della Direttiva 2011/36/UE nel 2011.

Tale direttiva ha fatto propria una prospettiva di genere, dal momento che le principali vittime della tratta di esseri umani sono donne, e ha facilitato il rafforzamento di un approccio più centrato sulla protezione dei diritti delle vittime. Inoltre, la direttiva ha istituito la figura del coordinatore anti-tratta dell’Unione europea, con il compito di assicurare il coordinamento tra le istituzioni e le agenzie dell’Ue e tra gli Stati membri e le organizzazioni internazionali.

Ad affiancare la direttiva anti-tratta, nel 2012 l’Unione europea ha presentato la prima Strategia per l’eradicazione della tratta di esseri umani (2012-2016). Di recente, tuttavia, la direttiva anti-tratta ha ricevuto dure critiche soprattutto dal Parlamento europeo, che, nel febbraio di quest’anno, si è espresso contro “l’assenza di dati coerenti, comparabili e dettagliati sulla portata della tratta nell’UE”. Inoltre, l’Europarlamento ha chiesto alla Commissione e agli Stati membri di tenere in considerazione l’utilizzo sempre più diffuso delle tecnologie online nella diffusione del fenomeno della tratta. 

Il triplice approccio della nuova strategia quinquennale

A rafforzare il quadro vigente, la nuova strategia per la lotta contro la tratta di esseri umani presentata dalla Commissione prevede l’adozione di un “triplice approccio, utilizzando in parallelo la legislazione, il sostegno politico e operativo e i finanziamenti allo scopo di ridurre la domanda, smantellare le attività criminali ed emancipare le vittime di questo reato abominevole”, così come dichiarato dalla Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo.

Essendo, infatti, il traffico di esseri umani un fenomeno assai complesso, la risposta deve essere necessariamente più completa possibile. La legislazione è fondamentale, dal momento che “permette di definire il crimine, stabilire sanzioni e obiettivi comuni per perseguire i criminali e proteggere le vittime”. Anche il piano politico e operativo assume importanza prioritaria affinché sia facilitata la cooperazione transfrontaliera delle autorità giudiziarie nazionali, dell’Europol e dell’Eurojust.

Infine, devono essere garantiti fondi adeguati per assicurare “indagini e azioni penali congiunte da parte autorità nazionali e una maggiore capacità di applicazione della legge” e per creare “ampie alleanze tra le parti interessate attraverso un approccio multi-agenzia e multidisciplinare per combattere il crimine”.

Quali obiettivi?

Seguendo il triplice approccio sopra delineato, la strategia presentata dalla Commissione si focalizzerà in particolare su quattro obiettivi. Il primo riguarda la riduzione della domanda che alimenta il traffico di esseri umani. In tal senso, la Commissione potrà considerare di delineare delle norme minime all’interno dell’Unione che riconoscano come reato l’utilizzo dei servizi derivanti dallo sfruttamento delle vittime della tratta.

In collaborazione con gli Stati membri e la società civile, la Commissione si impegnerà anche ad avviare una campagna di prevenzione e sensibilizzazione rivolta ai settori ad alto rischio. Inoltre, considerato che lo sfruttamento del lavoro forzato alimenta una consistente parte (il 15%) della tratta di esseri umani, la Commissione valuterà la possibilità di rafforzare la direttiva 2009/52/UE sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro e spingerà per adottare il più velocemente possibile una legislazione sul governo societario per chiarire le responsabilità delle aziende.

Il secondo obiettivo posto dalla Commissione riguarda lo smantellamento di tutti quei modelli criminali online e offline utilizzati dai trafficanti per reclutare le vittime. In particolare, la Commissione dialogherà con il settore privato e l’industria digitale per ridurre l’uso delle piattaforme online a scopo criminale. Il terzo focus è sulla protezione e il sostegno delle vittime di tratta (donne e bambini soprattutto), per i quali saranno implementati programmi di re-integrazione ed emancipazione più incisivi.

Infine, dal momento che il traffico di essere umani è un crimine tipicamente transnazionale, il quarto obiettivo è legato all’intensificazione della cooperazione con i paesi terzi di origine e di transito delle vittime e con le organizzazioni internazionali. In tal senso, la Commissione avvierà dialoghi specifici in materia di diritti umani e sicurezza con i paesi extra-UE e sosterrà l’azione delle Delegazioni europee nel mondo per rafforzare le azioni di comunicazione e informazione che possono contribuire a fermare la tratta di esseri umani.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA