UN PICCOLO PASSO PER LA RICERCA, UN GRANDE PASSO PER L’AFRICA SUB-SAHARIANA

L’alto livello di efficacia del nuovo vaccino antimalarico sperimentale offre speranza per lo sviluppo economico-sociale in Africa.

La via dello sviluppo passa per la salute. Se questa è una lezione che i Paesi sviluppati hanno ricordato solo con il trauma della pandemia, per gli Stati africani è un imperativo sempre attuale. Ogni anno, malattie curabili e prevenibili falciano o storpiano migliaia di uomini, donne, e bambini. La malaria è una di queste: causa la morte di circa 400.000 individui l’anno, la maggior parte dei quali sono bambini che vivono in Africa Sub-Sahariana. Per decenni, gli scienziati di tutto il mondo hanno provato a trovare un vaccino che offrisse più del 36% di efficacia garantito dall’unico vaccino in circolazione. Ora, il 77% rilevato dalla seconda fase di sperimentazione del vaccino elaborato dal Jenner Institute dell’Università di Oxford in Burkina Faso, offre una speranza di emancipazione sociale e sanitaria da un parassita che nel 2020 in Africa ha ucciso più del COVID.

La vittoria in una piccola battaglia di una grande guerra

Questi risultati sono entusiasmanti, non vediamo l’ora di iniziare la fase 3” ha dichiarato alla stampa un euforico Halidou Tinto, professore di Parassitologia presso il centro studi di Nanoro, in Burkina Faso. Dopo un 2020 apocalittico e un 2021 che ne è stato un seguito angosciante, la notizia di un vaccino antimalarico potenzialmente efficace al 77% è un faro di speranza per centinaia di migliaia di persone. La ricerca, condotta dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford in cooperazione con l’azienda biotech NovaVax e il Serum Institute of India, segna il passo di una delle più lunghe battaglie di sanità pubblica in Africa e nel mondo.

Il Plasmodium Malariae, il parassita che causa la malattia, ha messo a dura prova la ricerca medica. Uno dei problemi è la variabilità dell’immunità acquisita: un individuo che ha avuto la malaria da bambino può riammalarsi anche a distanza di parecchi anni. Questo aspetto, che ha sempre complicato lo sviluppo di un vaccino, si aggiunge alla difficoltà di contenere le zanzare anofele, i vettori del parassita. Non solo queste tendono ad essere resistenti agli insetticidi, ma sono anche una parte essenziale dell’ecosistema: la loro estinzione avrebbe conseguenze devastanti per il bioma locale.

L’OMS si costerna, si indigna e si impegna, poi getta la spugna con gran dignità

L’inerzia internazionale ha, poi, aggravato le difficoltà scientifiche nel curare la malaria. Se è vero che è dagli anni Cinquanta che l’OMS è impegnata nel contenimento della malaria, è importante ricordare chel’Africa Sub-Sahariana, che nel 2007 contava l’80% dei casi di malaria, è sempre stata il convitato di pietra nei piani sanitari dell’OMS. Non più tardi degli anni Sessanta, infatti, l’OMS abbandonava i piani per un’eradicazione globale proprio per le difficoltà tecniche nell’accedere e nel lavorare in Africa Sub-Sahariana: una delle poche soluzioni plausibili divenne sostenere e rafforzare i fragili e affollati sistemi sanitari nazionali.

Un parassita dai sintomi sociali e economici

Come risultato, la malaria è diventata sinonimo di sottosviluppo e viceversa. Il suo impatto si riverbera come un riflesso venefico sul presente e futuro dei Paesi sub-sahariani, e va oltre l’aspetto clinico. Da una parte, la diffusione del parassita tra i bambini impedisce spesso un’istruzione regolare, che comporta spesso una drammatica mancanza di competenze formali per il mondo del lavoro. Dall’altra, la malaria è un cappio al collo di molte economie africane, di cui frena la produttività e risucchia le già scarse risorse sanitarie

In questi anni, l’uso di repellenti efficaci per insetti e terapie mirate hanno abbattuto il numero dei morti,ma non sono questi palliativi che cancelleranno la malaria dall’Africa Sub-Sahariana. A fronte dei danni causati dalla malaria, il vaccino è l’unica strada capace di portare alla totale eradicazione, un obiettivo prima vagheggiato e poi abbandonato dall’OMS. I

In questo contesto, la cooperazione con il Serum Institute of India, il più grande produttore di vaccini al mondo, rende possibile trasformare quello che è stato un’illusione del passato in una promessa del futuro.Complice il fatto che non riguarda il Coronavirus, l’Istituto si è infatti impegnato a produrre il vaccino a basso costo e in grandi quantità qualora la terza fase di sperimentazione confermi l’alto livello di efficacia.

Un futuro senza ronzii malarici

Se i primi dati venissero confermati, la malaria potrebbe diventare un fastidio marginale in migliaia di vite che oggi sono piagate dal parassita. Uno dei più grandi macigni sulla via dello sviluppo umano nell’Africa Sub-Sahariana si trasformerebbe così in un ponte verso un futuro privo dell’incubo malarico, che ad oggi annienta poco meno di mezzo milione di vite.

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