LE CONSEGUENZE DEL PROCESSO A DEREK CHAUVIN

Il 20 aprile 2021 il poliziotto di Minneapolis Derek Chauvin, ormai rimosso dall’incarico, è stato condannato per l’omicidio di George Floyd, avvenuto il 25 maggio 2020. Chauvin potrebbe arrivare a scontare fino a 40 anni di carcere. Quali effetti provocherà questa storica condanna?

Il processo a Chauvin, sin dalle prime ore, ha avuto un carattere inedito rispetto ai molti processi a danno delle forze dell’ordine statunitense. Mai come prima d’ora, un atto del genere, compiuto a danno di una persona afroamericana, aveva avuto una simile e unanime condanna.

Nessun ex collega di Derek Cahuvin lo ha difeso. Nessuno. Non era mai accaduto prima, e già da questo, a prescindere da quale sarebbe stata la sentenza definitiva, si era capito che quel processo avrebbe avuto una connotazione del tutto inedita.

Pensare che ciò non sia affatto dipeso dall’effetto mediatico scaturito in tutto il mondo dalla morte di George Floyd, sarebbe un errore. La portata di questa condanna avrà eco in tutto il mondo.  Quello stesso mondo che, sotto la bandiera di Black Lives Matter, ha protestato per quell’omicidio avvenuto in diretta video planetaria.

Questo processo non sarebbe potuto finire diversamente, le tensioni mediatiche e politiche che hanno gravato sul Dipartimento di Polizia di Minneapolis in questi mesi, sono state eccezionali e pervasive. 

Tutto il globo, in caso di assoluzione o di attribuzione di lievi pene all’ex poliziotto, avrebbe giudicato non solo quella giuria o quel tribunale, ma l’intero sistema statunitense e il suo problema secolare di razzismo sistemico.

Lo sapeva la politica, che da più parti e più fronti si è espressa sul processo; lo sapevano i giudici e, ancor di più, lo sapevano i membri della polizia di Minneapolis, che non hanno difeso il collega nemmeno per un istante quando sono stati chiamati a testimoniare. Le proteste di Black Lives Matter hanno riguardato ogni livello e aspetto dell’organizzazione sociale nazionale come non accadeva dagli anni ’60. Tutto questo ha determinato quella sentenza, nel bene e nel male. 

Nel male perché ci chiederemo per sempre se la legge abbia agito per effettiva convinzione delle prove a carico della colpevolezza di Chauvin, di modo da creare un precedente indelebile nella giurisprudenza americana. Inoltre, gli Stati con una componente repubblicana più estremista, negli ultimi mesi hanno promosso una serie di leggi per complicare l’accesso al voto e la tutela delle forze dell’ordine, definite da molti dal sapore segregazionista.

Nel bene perché, in ogni caso, la svolta che questo processo genererà sulle impunite violenze della polizia in alcuni Stati a danno delle minoranze, sarà significativa e creerà in ogni caso un precedente. Ormai l’arco politico americano, dall’estrema sinistra ai moderati repubblicani, che concorda sul fatto che gli Stati Uniti vivano seri problemi di razzismo sistemico nel comportamento delle forze dell’ordine, si sta allargando. 

Secondo l’osservatorio mappingpoliceviolence, i neri hanno 3 volte in più dei bianchi la probabilità di essere uccisi per mano della polizia che, per questi atti, nel 99% dei casi non subisce condanne o accuse penali. Nonostante la portata pervasiva delle proteste, siamo ancora lontani dall’inversione di questi numeri.

Recentemente, sempre a Minneapolis, Daune Wright è stato ucciso da un agente. Grandi moti di protesta, come furono quelli dell’Alabama del 1965, hanno generato grandi cambiamenti giuridico-legislativi e non è ancora chiaro se ci troviamo o meno davanti ad una di quelle fasi epocali.

Nel frattempo, però, la pandemia allarga le disparità sociali ed economiche, che gravano per lo più sulle minoranze.È probabile che le conseguenze più significative del processo Chauvin si registreranno sul piano sociale più che su quello amministrativo. I numeri dei democratici al Congresso sono risicati e la pandemia impone di concentrare i maggiori sforzi del governo sul welfare e gli aiuti di Stato.

Per le grandi riforme sociali che attende il movimento Black Lives Matter dovremmo forse aspettare ancora qualche mese, o più probabilmente qualche anno, sempre che si verifichino effettivamente. Ciò che è veramente cambiato – da capire se nel medio o nel lungo periodo – è l’atteggiamento di alcuni strati della società “bianchi”, come quelli delle grandi aziende e del mondo dello sport, nei confronti del razzismo. Sarà sufficiente questo a cambiare le regole?

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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