LA MISSIONE NAVALE “EUNAVFOR MED IRINI”: OBIETTIVI DI STABILIZZAZIONE E IL RUOLO DELL’ITALIA

In occasione del recente rinnovo da parte del Consiglio dell’Unione Europea del mandato dell’operazione militare EUNAVFOR MED IRINI, si è tornati a discutere delle finalità della missione, avviata nel 2020, e del ruolo centrale dell’Italia nella direzione e conduzione delle attività. Risulta pertanto interessante approfondire sia il contesto in cui la missione ha preso forma, sia gli obiettivi strategici e i risultati finora ottenuti relativi ad essa.

Il quadro politico della missione militare aeronavale

Come ormai è ben noto, una delle iniziative più importati relative al processo di pace volto a risolvere la logorante e longeva guerra civile libica è stata quella della Conferenza di Berlino, tenutasi il 19 gennaio 2020 nella capitale tedesca, alla presenza dei due leader a capo delle fazioni belligeranti – Al-Serraj e Haftar – e dei maggiori rappresentanti dei Paesi europei e di alcune importanti organizzazioni internazionali e regionali.

Uno degli esisti di tale Conferenza è stato proprio l’accordo circa la necessità di rendere effettive le risoluzioni delle Nazioni Unite che impongono l’embargo su armi e altri tipi di strumenti e materiali a uso bellico. Al fine di conseguire tale risultato e seguire quindi l’orientamento enunciato dal Consiglio di Sicurezza, il 17 febbraio 2020 il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea ha deciso di lanciare una nuova Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), consistente in un’operazione congiunta nel Mediterraneo.

Di conseguenza, l’operazione EUNAVFOR MED IRINI – dalla parola greca che significa “pace” – è stata ufficialmente avviata il 31 marzo 2020, in seguito all’approvazione della Decisione (PESC) 2020/472 del Consiglio dell’Unione Europea, la quale, inoltre, metteva fine al mandato della pregressa operazione “Sophia” che risaliva al 2015. 

Gli obiettivi e la struttura della missione

Tramite la direzione strategica del Comitato Politico e di Sicurezza (PSC) e sotto la responsabilità del Consiglio dell’UE e dell’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza/Vice presidente della Commissione Europea Josep Borrell, la funzione essenziale e più generica della missione IRINI è, come già accennato, quella di implementare l’embargo sulle armi attraverso l’utilizzo di risorse e strumenti aerei, satellitari e marittimi.

In particolare, tra le modalità d’azione impiegate per perseguire tale mansione sono previste sia ispezioni di imbarcazioni in alto mare al largo delle coste libiche – la missione, infatti, non ha il permesso di agire nelle acque territoriali libiche – sospettate di trasportare armi o materiale bellico da e verso la Libia, così come il monitoraggio di presunte violazioni perpetrate per vie aeree o terrestri.

Tuttavia, l’EUNAVFOR MED IRINI può occuparsi altresì, come compiti “secondari”, di monitorare e raccogliere informazioni relative all’esportazione illecita di petrolio dalla Libia, contribuire all’azione di “capacity building” e formazione della Guardia Costiera e della Marina libiche, nonché coadiuvare lo smantellamento del sistema illegale del traffico di esseri umani attraverso la raccolta di dati e informazioni e il pattugliamento aereo.

Dall’inizio delle operazioni, la missione IRINI ha compiuto un notevole numero di azioni concrete – tra cui il monitoraggio di porti, aeroporti e voli sospetti e i molteplici abbordaggi e “friendly approaches” – e redatto vari rapporti speciali per il panel di esperti sulla Libia dell’ONU.

Per ciò che concerne la struttura organizzativa e di comando, la missione IRINI è guidata dal Contrammiraglio Fabio Agostini – il comando operativo ha sede a Roma – mentre, data la forte connotazione “internazionale e interforze” dell’operazione europea, lo staff è composto da personale sia italiano che proveniente dalle forze armate di vari Paesi.

Inoltre, il Comando in mare prevede un’alternanza, ogni sei mesi, tra Italia e Grecia – tale rotazione include anche il cambiamento della nave ammiraglia. I mezzi a disposizione in questi primi due anni di attività hanno incluso quattro navi, sei aerei, un drone e le immagini satellitari e informazioni del Centro satellitare dell’UE (SatCen), con un budget, tuttavia, piuttosto limitato, che ammonta a 9,8 milioni di euro.

Tali mezzi sono messi a disposizione sia dall’Unione Europea che dai singoli stati membri, i quali forniscono anche lo staff del Quartier Generale di Roma. Per ciò che concerne la partecipazione attiva dell’Italia, nello specifico, il Parlamento europeo ha autorizzato il contributo italiano con 517 unità di personale, un mezzo navale e tre mezzi aerei – per una spesa totale di circa 21 milioni. 

Il funzionamento generale delle operazione prevede quindi che i mezzi menzionati sopra vengano impiegati nelle aree più idonee a poter meglio intercettare i flussi dei traffici umani o bellici sia via mare che via aerea – il teatro di operazione, piuttosto simile a quello dell’ex Operazione Sophia, è stato lievemente ampliato proprio sulla base delle esigenze operative comprese nel mandato della missione.

Dopodiché, le informazioni raccolte progressivamente tramite le varie attività di monitoraggio, controllo, abbordaggio e dirottamento, vengono condivise con le maggiori agenzie di sicurezza delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e internazionali. 

I risultati dell’operazione e il rinnovo fino al 2023

Nonostante le diverse difficoltà riscontrate subito dopo la decisione istitutiva della missione – tra cui il complesso processo di “generazione della forza”, la reazione ostile di alcune delle parti coinvolte nel conflitto libico, la gestione della pandemia da Covid-19 e la questione della disponibilità dei porti d’approdo – l’operazione IRINI, come è già stato affermato, è riuscita a svolgere un’attività intensa e, di conseguenza, ottenere notevoli risultati e in maniera congrua con quanto previsto dal mandato attribuitole. 

Tra qualche episodio di forte tensione – tra cui anche un vero e proprio caso di dirottamento di una nave per violazione dell’embargo – la missione IRINI ha quindi operato sul teatro libico per poco più di un anno: nel frattempo, e in particolare nei primi mesi del 2021, si è iniziato a discutere del suo rinnovo.

Tuttavia, alcune diatribe sono sorte in merito al contenuto del rapporto finale redatto dal gruppo dei sei esperti dell’ONU e presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Esso, infatti, definisce “totalmente inefficace” l’embargo sulle armi imposto sulla Libia nel 2011, sulla base delle innumerevoli violazioni registrate negli ultimi anni.

Non solo, tale rapporto è stato reso pubblico proprio lo scorso 17 marzo, ossia nella stessa giornata in cui il Consiglio dell’UE ha ufficialmente annunciato l’intenzione di estendere il mandato alla missione IRINI per almeno altri due anni. Ad ogni modo, nonostante l’apparente conflitto tra le “critiche” provenienti dagli esperti del Palazzo di Vetro e la decisione di Bruxelles, sarebbe errato addossare all’operazione EUNAVFOR MED IRINI la completa responsabilità del fallimento dell’embargo.

Al contrario, le attività perpetrate e le informazioni raccolte proprio durante il periodo di operatività della missione hanno contribuito ad approfondire le conoscenze relative alla situazione specifica del caso libico, e, di conseguenza, ad agevolare anche il lavoro svolto dai sei esperti dell’ONU nell’inquadrare i principali soggetti responsabili delle numerose violazioni, nonché i loro principali Paesi di provenienza. 

In conclusione, si può affermare che le operazioni e gli obiettivi in capo alla missione IRINI non siano certo di facile e immediata realizzazione, soprattutto se si considera la mutevolezza dell’intricata questione libica e della radicata rete di traffico illegale umano e di assetti bellici che si è saldamente strutturata nella regione dal 2011.

Ad ogni modo, gli importanti risultati ottenuti in questo breve periodo di operatività della missione, unitamente agli scenari politici che da pochi mesi si stanno prospettando sul territorio libico, si potrebbe affermare, per il momento, che il rinnovo del mandato da parte dell’UE alla missione EUNAVFOR MED IRINI debba essere accolto sia come la prova concreta che le attività svolte stiano dando i frutti desiderati – e possano quindi rappresentare uno strumento efficace – sia come un’occasione importante per riaffermare il ruolo geostrategico e politico dell’Italia nel teatro libico e, in senso lato, nelle dinamiche dell’intero Mediterraneo.

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