STATI UNITI E NATO IN NORVEGIA: LA MARINA AMERICANA SI PREPARA AD ATTUARE I PUNTI DEL PROGRAMMA

La Norvegia e gli Stati Uniti passano dalle parole ai fatti. Dopo l’annuncio del piano di difesa, ora la Norvegia annuncia la costruzione di infrastrutture americane sul territorio norvegese per il  pattugliamento dei mari.

Secondo quando annunciato dal ministro della Difesa norvegese Frank Bakke-Jensen gli Stati Uniti realizzeranno un aeroporto a nord della Norvegia. Sembra dunque, che dalle parole si passi ai fatti ed il fronte atlantico voglia concretizzare gli aspetti programmatici del Cold Response.

La zona è sempre la stessa, quel nord norvegese, dove maggiore è il timore per l’aumento considerevole della presenza di sottomarini russi. L’accordo tra Stati Uniti e Norvegia è stato già siglato e, per le fasi operative non ci sarà molto da attendere. Nello specifico, gli Stati Uniti si impegnano a realizzare un hangar, strutture di rifornimento e velivoli di pattugliamento. I caccia americani sorvoleranno l’aeroporto norvegese di Evenes e ed il porto di Rasmund, dove sono frequenti gli avvistamenti russi.

È stato chiamato Accordo di cooperazione per la difesa supplementare (Supplementary Defense Cooperation Agreement, SDCA), Sicuramente, con questo accordo, si da una spinta maggiore ai lavori volti a ricucire il rapporto con la NATO e rivalutare la prospettiva di rinsaldare il legame tra i paesi membri.  

Sembra probabile che da questi progetti scaturisca un maggiore orientamento, per una vera e propria cooperazione militare tra le forze atlantiche. Le infrastrutture ospiteranno aerei americani, ma anche la NATO avrà i propri mezzi nella regione. Strategicamente questo potrebbe essere determinante e, far propendere la bussola della regione in favore di Washington. Infatti, se per la Norvegia l’obiettivo è fare deterrenza, non è lo stesso per gli Stati Uniti, i quali puntano a fermare gli avversari, laddove è troppo dispendioso arrivare. 

La Russia d’altronde ha anticipato sapientemente i tempi. Nuove attrezzature e nuovi sottomarini silenziosi navigano ai confini con la Norvegia. Una preoccupazione perenne per Oslo, ma che a questo punto interessa anche NATO e Stati Uniti. Una flotta, quella russa, che vanta circa 15 sottomarini in fase di produzione, e già da ora può essere considerata uno dei paesi maggiormente forniti in tal senso; nell’Artico ancor di più.  

Per far fronte a questo strapotere l’SDCA apre all’utilizzo di aree dedicate a scopi militari congiunti di Stati Uniti e Norvegia con la supervisione NATO. Gli Stati Uniti hanno assicurato che il loro utilizzo di quelle zone avverrà nel pieno rispetto delle norme internazionali e della sovranità norvegese. Ad ogni modo, il ministro della difesa norvegese ha assicurato che l’accordo non ha carattere permanente e le basi americane, saranno successivamente rimosse. 

La portata del progetto SDCA è considerevole, anche se sembra che da Oslo vogliano minimizzarne l’impatto, ribadendo che si tratta di un semplice accordo di cooperazione e che, i rapporti con gli Stati Uniti sono sempre stati buoni ed intensi. Stando così le cose, l’accordo non può che giovare ad entrambe: la Norvegia avrebbe dei validi per scoraggiare i sottomarini russi, mentre gli Stati Uniti un grosso punto di appoggio nel bel mezzo dell’Artico.

La Russia si limita a guardare con attenzione gli sviluppi della vicenda, nel frattempo fervono i lavori per incrementare la propria flotta. Per ora l’accordo che è stato reso pubblico,prevede che non ci sarà possibilità di ingresso per armamenti nucleari da parte degli Stati Uniti. Ma è possibile immaginare che non è questo l’obiettivo americano. Per il momento la Norvegia è vista da Washington come un partner chiave, nella corsa all’inseguimento della leadership artica. Una leadership da perseguire, andando in senso opposto al rivale russo. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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