SE RYAD SI GIOCA LA CARTA TURCA NEL CONFLITTO IN YEMEN

In this picture released Tuesday, Dec. 29, 2015 by the office of the Saudi Press Agency, Turkish President Recep Tayyip Erdogan , left, and Saudi King Salman bin Abdul Aziz Al Saud, right, pose for a photo during their meeting in Riyadh, Saudi Arabia. Erdogan is in town for talks focused on the civil war in Syria.Turkey and Saudi Arabia are strong backers of the Syrian Sunni opposition fighting to oust the Iranian-backed Syrian President Bashar Assad from power. (Saudi Arabian Press Agency via AP)

Le possibili voci sul coinvolgimento turco nello Yemen, tramite l’impiego dei mercenari siriani, sono del tutto da confermare. Nel frattempo i Sauditi chiedono aiuto alla Turchia dopo la riduzione del supporto statunitense nello Yemen.

Il contesto del possibile inserimento turco

Ormai nel conflitto in Yemen l’Arabia Saudita, che combatte contro gli Huthi filo-iraniani da diversi anni, non riesce a trovare una via d’uscita e resta così impantanata.

Se con l’amministrazione Trump si era assistito ad un riavvicinamento tra USA e Saudita anche e soprattutto in funzione anti-iraniana, ricomprendendo il dossier yemenita, adesso, con la nuova amministrazione Biden il supporto geopolitico a Riyad è mutato.

Le forniture di armi statunitensi usate dalla coalizione saudita per provare a indebolire i ribelli yemeniti sono state sospese; questo ha dato chiara idea di come il Presidente Biden voglia iniziare a ridurre il supporto a stelle e strisce in quel contesto. 

A questo si deve aggiungere il rischio che il regno saudita sta vivendo, cioè quello di rimanere isolata a livello internazionale a seguito dei risvolti dell’omicidio del giornalista Khashoggi e dei documenti pubblicati dalla CIA in cui si proverebbe il coinvolgimento del principe Bin Salman.

Tutti questi tasselli vanno aggiunti alla difficoltà, come accennato all’inizio, di concludere il conflitto nello Yemen spazzando via definitivamente gli Huhi e ponendo fine alle minacce che minano la sicurezza del fianco saudita esposto.

Non di minor importanza resta l’impossibilità di elaborare una strategia geopolitica a lungo termine con gli Emirati Arabi che, nel teatro yemenita, sono sì alleati dei Sauditi nella lotta contro gli Huthi ma allo stesso tempo sostengono i separatisti del Consiglio di Transizione del Sud che mettono in difficoltà i piani e l’influenza di Riyad.

Perciò, considerando la difficoltà duratura di disfarsi totalmente degli Huthi, l’Arabia Saudita sta vagliando l’ipotesi di coinvolgere altri attori geopolitici come la Turchia che, con il suo hard power, con la capacità di spostare con estrema facilità mercenari già usati in altri contesti, potrebbe a lungo termine rivelarsi la possibile carta vincente.

Tuttavia l’ingresso diretto o indiretto della Turchia nello Yemen pone alcuni interrogativi legati proprio alla natura stessa dell’intervento contro gli Huthi però offre contemporaneamente a Riyad l’opzione di alleggerire il suo fardello in quel contesto.

Il coinvolgimento turco in Yemen tra rumors e mancanza di ufficialità

Secondo il mondo della Fratellanza Musulmana, sostenuta da Turchia e Qatar e fortemente osteggiata da Paesi come l’Egitto, sarebbe auspicabile trovare una via d’uscita per l’Arabia Saudita al conflitto nello Yemen attraverso la cooperazione con la Turchia.

Questa linea è sposata anche da fonti vicine al governo turco anche se, ad oggi, non è giunta alcuna ufficialità. Inoltre, anche fonti dell’opposizione siriana ritengono che Ankara potrebbe, nel breve termine, trasferire un gruppo consistente di mercenari dalla Siria allo Yemen per combattere contro gli Huthi.

Ciò che si sa per certo è che l’Esercito Nazionale Siriano, uno dei principali gruppi dell’opposizione armata siriana sostenuto dalla Turchia sin dalle primissime fasi del conflitto civile, si sta preparando già da diverse settimane per mobilitare dozzine di militanti per il conflitto in Yemen. Questo è stato riportato dalla North Press Agency siriana.

In aggiunta, stando a quanto riferito attraverso un report, ai combattenti sarebbe stata offerta una paga superiore a 2500 dollari al mese.

Non sarebbe la prima volta in cui Erdogan sarebbe favorevole allo spostamento di numerosi miliziani. Infatti, sfruttando l’esistenza di un numero cospicuo di mercenari al servizio dei suoi interessi geopolitici, tale scenario si è verificato per la prima volta già lo scorso anno con il trasferimento degli stessi dalla Siria alla Libia al fianco dell’ex Premier Al-Serraj.

Situazione simile si è verificata nei mesi precedenti quando Ankara, schierandosi dalla parte del governo dell’Azerbaijan nel conflitto contro l’Armenia ha deciso di mobilitare diversi miliziani.

Adesso si tratterebbe di utilizzare gli oppositori siriani che per anni hanno lottato per tentare di rovesciare il governo di Assad nel conflitto in Yemen. 

A questo proposito si potrebbe ipotizzare un coinvolgimento diretto di tali foreign fighters contro gli Huthi, proprio a ridosso delle aree controllate da questi ultimi? Come si delineerebbe il papabile intervento turco in quel Paese? Ad oggi non si hanno ancora risposte a queste domande; tuttavia di può provare a ipotizzare o a costruire degli scenari.

Per esempio, nello Yemen la Turchia potrebbe decidere di intervenire direttamente attraverso l’utilizzo massiccio di droni armati già sperimentati largamente in Libia e nel conflitto armeno-azero. Questa sarebbe l’occasione, per Ankara, di approfondire e consolidare le sue tattiche da guerra ibrida, magari dimostrando ulteriormente ai Paesi del Golfo l’efficienza dei suoi mezzi armati di ultima generazione.

E ancora, non sarebbe neanche da escludere un eventuale posizionamento dei mercenari turchi al confine tra Arabia Saudita e Yemen, senza partecipare direttamente alle offensive conto gli Huthi. Questo scenario permetterebbe ad Ankara di non impantanarsi come è successo a Riyad e, allo stesso tempo, eviterebbe anche di scontarsi indirettamente con Teheran che coopta i ribelli Huthi.

Spiegazione geopolitica del possibile intervento turco nello Yemen

Se l’Arabia Saudita decidesse di affidarsi in tutto per tutto o parzialmente all’aiuto turco nel tentativo iniziare a tirare le somme al conflitto yemenita, si potrebbe comprendere innanzitutto la volontà di distensione da parte di Ankara verso Riyad dopo il caso Khashoggi.

In secondo luogo, l’Arabia Saudita si affiderebbe ad Ankara sfruttando il suo crescente potenziale militare, come dimostrato nei diversi teatri, dopo l’interruzione delle forniture di armi statunitensi e situazioni di stallo nel conflitto yemenita.

Riyad, in questo momento, ha bisogno della Turchia, anche nel quadrante yemenita. La mossa di avvicinarsi ad Ankara vale, ovviamente, anche in chiave anti-iraniana, nel tentativo di ridurre l’espansione della Repubblica Islamica. Questo si inserirebbe nel frangente in cui Biden ha deciso di rivedere l’accordo sul nucleare con il regime degli Ayatollah, cosa che non soddisfa a pieno Bin Salman e la sua politica estera.

In terzo luogo ci sarebbe un’ulteriore riflessione da fare. L’eventuale cooperazione tra Sauditi e Turchi sullo Yemen potrebbe infastidire Teheran che già da diversi mesi è ostile alle offensive turche in Siria e in Iraq e ritiene che Mosca abbia fatto troppe concessioni a tale potenza regionale.

Infine, al di là della concretizzazione riguardo la cooperazione militare tra le due potenze sul dossier yemenita, non bisogna dimenticarsi del ruolo giocato nello Yemen dagli Emirati Arabi. Gli stessi avrebbero reagito negativamente al possibile coinvolgimento contro gli Huthi della branca yemenita della Fratellanza Musulmana, rappresentata dal partito AL-ISLAH.

Questo avrebbe chiesto aiuto alla Turchia, base di partenza per un nuovo sviluppo geopolitico nello Yemen. Ma gli EAU si sarebbero opposti, timorosi di vedere incrementare l’influenza saudita e turca sul versante yemenita. L’eventuale consolidamento turco nello Yemen, a seguito di possibili sviluppi militari, metterebbe in crisi la strategia di Abu Dhabi sulle infrastrutture strategiche dell’area.

Sicuramente, nell’ottica della concretizzazione della cooperazione saudita-turca sul dossier yemenita, gli Emirati continuerebbero a osteggiare qualsiasi piano di intervento militare esterno e chiederebbero alla Turchia di ridurre ancora di più l’appoggio ai Fratelli Musulmani, di cui AL-ISLAH ne è espressione.

In attesa di comprendere se ci sarà o meno un accordo ufficiale tra Ankara e Riyad sullo Yemen, si sa per certo che l’intelligence turca sta reclutando miliziani da inviare nello Yemen. Non sarebbe da escludere l’assenza di accordi ufficiali tra i due Paesi, dei quali sembra più avere bisogno Riyad.

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