LO STATO DELLA LIBERTÀ DI STAMPA NEL MONDO: UN’ANALISI

La libertà di stampa: uno dei diritti fondamentali, ma oggi tra populismi e misure restrittive sembra più in pericolo che mai.

La libertà di stampa nel diritto internazionale

La libertà di stampa appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo fin dalla prima assemblea delle Nazioni Unite (1946). Nel 1948, diviene un articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo:

Everyone has the right to freedom of opinion and expression; this right includes freedom to hold opinions without interference and to seek, receive and impart information and ideas through any media and regardless of frontiers. (art. 19)

Il diritto a produrre informazione è stato tutelato negli successivi da numerose carte delle Nazioni Unite (Trattato sui diritti civili e politici; trattato sui diritti economici, sociali e culturali; Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione; Convenzione per i diritti dell’infanziaConvenzione sui diritti dei migranti).

Esistono anche menzioni alla libertà di stampa nelle carte regionali, come la Carta Europea dei diritti fondamentali, che protegge i giornalisti e la libertà di stampa, e altre simili: la Carta Africana dei diritti umani e dei popoli e la Carta araba dei diritti umani.

La libertà di stampa si può misurare attraverso diversi indicatori, tra i quali la diversità di canali media presenti in un Paese, la tutela dei giornalisti e la protezione delle fonti. Alla libertà di stampa sono collegate alcune libertà (o diritti) essenziali al mestiere del giornalista: ad esempio la libertà di ricercare la verità, il divieto di censura, l’indipendenza dei media e la libertà di pubblicare giornali o riviste.

In concreto, quando si protegge la libertà di stampa, si protegge la libertà di ricercare e accedere a informazioni; la libertà di diffondere notizie e informazioni a prescindere dai confini. Di recente Internet ha assunto un ruolo centrale e sono in corso dibattiti sulla tutela della libertà d’espressione e informazione nella rete. 

L’anno appena concluso ha visto aumentare le misure sanzionatorie nei confronti dei giornalisti. Ultimo episodio, l’intercettazione da parte della procura di Trapani di alcuni giornalisti che si occupavano di immigrazione e lavoro delle Ong. 

Pandemia e populismi: pericoli per la libertà di stampa

Il 2020 è stato un anno di peggioramenti per la libertà di stampa nel mondo. Se da un lato, la pandemia globale ha reso evidente il ruolo chiave dei media e l’importanza di una giusta informazione, Reporters Without Borders riportache la stampa nel mondo vive numerose difficoltà. E secondo i dati di Human Rights Watch, in 83 Paesi il governo ha sfruttato la pandemia come pretesto per giustificare violazioni della libertà di parola e di associazione. 

In Europa, in particolare i governi di Polonia, Ungheria e Slovenia hanno cercato di tenere  sotto controllo la tv pubblica. Orban nel 2020 ha raggruppato tutti i servizi pubblici radiotelevisivi in un’unica emittente (MTVA) che, secondo diverse fonti, è diventata un organo di propaganda del governo. Molti giornalisti vengono uccisi oppure si verificano minacce, molestie, arresti immotivati o rapimenti e detenzioni forzate. I Paesi con la situazione più grave sono Turchia, Cina, Algeria ed Egitto.

La Turchia è un caso esemplare: dal 1992 sono stati uccisi 25 giornalisti e ne sono stati imprigionati 47, secondo i rapporti pubblicati dal Comitato per Proteggere i Giornalisti (CPJ). Nell’elenco stilato sullo stato della libertà di stampa nel mondo da Reporter Senza Frontiere, la Turchia è 158 su 180. La situazione nel Paese si è aggravata dopo il fallito colpo di stato del 2016: in seguito alla vittoria di Erdogan, la repressione verso oppositori politici e stampa si è intensificata.

Il Comitato riporta che il numero di giornalisti imprigionati nel 2020 è minore rispetto a quello dell’anno precedente. Ma questo non segnala un miglioramento della situazione, anzi, rappresenta l’efficacia dei metodi repressivi: Erdogan è riuscito con successo a silenziare numerosi portali d’informazione e a far tacere o allontanare molti più giornaliste. Infatti, in Turchia perfino alcune delle Istituzioni che dovrebbero tutelare la libertà di stampa sono corrotte, rendendo quello del giornalista un mestiere pericoloso e quasi impossibile.

I giornalisti vengono arrestati o reclusi per presunte “offese” al sultano Erdogan. A molti vengono imputate accuse di propaganda terrorista. Alla detenzione non vengono mai date reali motivazioni. Spesso viene arbitrariamente recriminato di appartenere a organizzazioni terroriste e come prove si usano post social presi dai loro profili.

A luglio del 2020 è stata proposta una “legge sul controllo dei social media” per controllare i contenuti diffusi su internet dai media indipendenti. Se approvata, sarebbe una grave violazione delle libertà di stampa, opinione ed espressione. Lo Stato, tramite la polizia, cerca in tutti i modi di rendere difficile il lavoro del reporter: impedisce o nega l’accesso ai processi in tribunale e confisca il materiale (macchine fotografiche, cellulari, pc, videocamere). 

A volte i giornalisti vengono allontanati forzatamente dal luogo della notizia che stanno riportandoL’ultimo caso è avvenuto a settembre 2020 e riguarda cinque giornalisti:  Barış Pehlivan, Hülya Kılınç, Murat Ağırel, Ferhat Çelik e Aydın Keser. Sono stati accusati di violare le leggi sull’intelligence per aver parlato nei rispettivi canali della morte di un ufficiale dei servizi segreti. 

Un altro modo in cui un governo può controllare – e limitare – la stampa è il possesso dei media. Se il governo non riesce a controllare il mezzo stesso, interviene sui fondi: decide così quanto e come finanziare, togliendo il sostegno economico a quei media che non sono conformi al suo indirizzo politico. In questo modo tantissime testate indipendenti si sono viste in pericolo, non solo in Turchia ma anche nei Paesi già citati come Ungheria e Polonia. 

L’ONG Freedom House definisce la situazione della stampa mondiale negli ultimi tre anni una “spirale discendente”: la libertà, per i giornalisti, di svolgere il proprio mestiere, è stata messa a dura prova da regimi totalitari e non solo. La libertà dei cittadini di usufruire di un’informazione imparziale è stata minacciata dalla diffusione di fake news e dalla sparizione o chiusura di molti giornali. Di questi tempi, dove l’informazione rappresenta potere e libertà, il diritto di informarsi è più in pericolo che mai.

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