L’ECUADOR SVOLTA A DESTRA

L’11 Aprile, in Ecuador è stato eletto il futuro presidente. Con grande sorpresa, a trionfare è stato il conservatore neoliberista Guillermo Lasso, una votazione che interrompe la sterzata a sinistra dell’America Latina e che allontana il paese dal correismo, corrente preponderante negli ultimi 14 anni. Il neoeletto presidente inizierà il suo mandato il 24 Maggio prossimo, e dovrà misurarsi con innumerevoli difficoltà, prima tra tutte: una maggioranza parlamentare di sinistra.

L’11 Aprile 2021, dopo un primo turno elettorale tenutosi il 7 Febbraio, l’Ecuador è tornato alle urne per scegliere il suo nuovo presidente

I due contendenti del ballottaggio erano Andrés Arauz e Guillermo Lasso.

Il primo, economista di 36 anni, è il rappresentante del partito di centro sinistra “Union por la Esperanza” delfino dell’ex presidente Rafael Correa.

Il secondo, un ex banchiere di centro destra, membro dell’Opus Dei è il fondatore del partito conservatore e neoliberista “Movimento CREO- Creando Oportunidades”, candidato alle elezioni per la terza volta. 

Benché i sondaggi preliminari fossero a favore di Arauz, a trionfare è stato, con grande sorpresa, Guillermo Lasso, che aveva ottenuto il 19,7% dei voti alla prima tornata elettorale contro il 32,7% di Arauz. 

L’elezione di Lasso interrompe la svolta a sinistra che si è registrata in America Latina negli ultimi mesi, con la vittoria di Alberto Fernández in Argentina e quella di Luis Arce in Bolivia; così come interrompe il lungo successo del “socialismo del XXI secolo” che ha guidato l’Ecuador negli scorsi14 anni.

La sorprendente rimonta di Lasso che batte Arauz con una percentuale del 52,5%, può avere diverse interpretazioni, e per comprenderle al meglio dobbiamo analizzare meglio la storia recente del paese e i terreni di scontro che si sono delineati durante la campagna elettorale. 

UN VOTO CONTRO CORREA: 

Il primo dato che risulta chiaro nell’analisi politica del risultato elettorale è che nella scelta di molti cittadini si cela una presa di posizione contro Correa piuttosto che con Lasso

Correa, che ha dominato la scena politica del paese negli ultimi anni; è il padre del “Socialismo del siglo XXI” e del “Bien Vivir”, le sue politiche hanno portato importanti benefici all’economia del paese, grazie soprattutto alla rinegoziazione dei contratti petroliferi e ad una maggiore efficienza nella riscossione delle tasse; tuttavia Correa è spesso stato criticato per il suo fare quasi totalitario ed ha visto la sua decadente popolarità precipitare dopo la condanna ad otto anni di reclusione per corruzione, emessa nel 2020, con l’accusa di aver accettato tangenti in cambio della concessione di contratti pubblici . La sua figura divisiva, ed  il suo ruolo piuttosto attivo nella campagna elettorale di Arauz, con ogni probabilità hanno giocato a sfavore del candidato, contribuendo a determinare la sua sconfitta

IL VOTO DEGLI INDIGENI

Se la questione correismo – anti correismo ha avuto un ruolo importante nell’esito della votazione, il posizionamento degli indigeni sullo scacchiere politico è stato il vero e proprio ago della bilancia che ne ha definito le sorti. Gli indigeni hanno guadagnato, da qualche tempo a questa parte, un forte peso nella politica del paese: durante il primo turno elettorale, erano rappresentati da Yaku Pérez, della formazione indigenistaMovimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik”, rimasto per un soffio escluso dal ballottaggio con un 19,4% dei voti

Il leader del movimento ha chiesto ai suoi elettori di lasciare scheda bianca al ballottaggio, in contrasto con quanto dichiarato da Jaime Vargas, presidente della Confederación de Nacionalidades Indígenas de l’Ecuador (CONAIE)” che, con grande disappunto di Pérez, ha invitato a votare Arauz.

Ma a giudicare dal risultato, nonostante l’alto tasso di schede bianche, entrambe le richieste sembrano essere state disattese, determinando così la vittoria di Lasso. 

UNA CAMPAGNA ELETTORALE DI ALTO PROFILO: 

Altro elemento che si è rivelato importante per la vittoria, è stato il ruolo di Durán Barba, consulente politico del team di Lasso dalla grande esperienza, che nel 2015 aveva portato Macri alla vittoria in Argentina e che ha curato la campagna elettorale del candidato Lasso con un unico (ovvio) obiettivo: vincere. 

La campagna del rappresentante di CREO ha infatti giocato molto su posizioni sì conservatrici, ma moderate, con un’attenzione alle tematiche ambientali, alla disoccupazione giovanile, alle discriminazioni di genere, che hanno fatto sì che anche elettorati tradizionalmente lontani dalle politiche conservatrici si avvicinassero al candidato, come i già citati indigeni e i giovani, che sono stati un altro gruppo sociale importante per la vittoria di Lasso, avendo optato per il candidato dopo l’uscita di scena, al primo turno elettorale, del rappresentante della “Izquierda Democrática” Xavier Hervas. 

A COSA VA INCONTRO LASSO 

Il cammino di Lasso però, nonostante la vittoria del ballottaggio, sembra essere tutt’altro che in discese: in primo luogo il presidente dovrà fare i conti con la maggioranza relativa di Arauz in parlamento  , e scendere a patti con la popolazione indigena. 

Inoltre, la domanda che ci si pone a pochi giorni dalla sua vittoria, è se la sua campagna elettorale giocata su posizioni moderate non sia stata solo una comoda scelta di facciata operata per ottenere consensi, che verrà però ribaltata non appena il presidente si sarà insediato.

Altro tema che resta oscuro da comprendere è il fatto che la politica economica di Lasso lascerà molto spazio ai finanziatori esteri del FMI, in continuità con la politica del presidente uscente Lenín Moreno che era stato pesantemente criticato dalla popolazione per le sue decisioni in questo ambito, generando un malcontento tale da portare a varie proteste in Ecuador che si sono susseguite dall’Ottobre 2018. 

Ci si chiede dunque come mai il popolo ecuadoriano, che reagì così male ai finanziamenti del FMI in cambio di politiche di Austerity, abbia votato per un presidente che si pone in continuità con tali decisioni. 

Una possibile spiegazione potrebbe risiedere in un cambio di rotta solo apparente che rischia di disattendere le mal riposte speranze dei cittadini: infatti, se è vero che formalmente, il cambio di rotta che allontana l’Ecuador dal correismo si sia verificato solo con la recente elezione di Lasso, non bisogna dimenticare che un cambiamento di rotta sostanziale era già avvenuto con Lenín Moreno, che, dopo essere stato eletto in continuità con Correa, e nel pieno sostegno delle sue politiche, si era distanziato dal socialismo per applicare politiche più vicine alla Destra, con quel “paquetazo” di politiche che non erano piaciute affatto alla popolazione. I cittadini Ecuadoriani si trovano quindi davanti al rischio di rimanere delusi da un cambiamento di rotta solo formale, che nella pratica non porterà ad un reale distanziamento dalle politiche di Lenín Moreno. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from AMERICA LATINA

URUGUAY, CINA E L’OMS

Il Presidente dell’Uruguay Lacalle Pou ha rimarcato l’appoggio della Cina di Xi Jinping nell’affrontare la pandemia