LE ELEZIONI IN ECUADOR FRENANO LA SPINTA PROGRESSISTA IN SUD AMERICA

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Il candidato conservatore Guillermo Lasso ha vinto a sorpresa le elezioni in Ecuador staccando del 5% il candidato di sinistra vicino all’ex presidente Rafael Correa.

Nella notte ecuadoriana tra il 12 e il 13 aprile scorso Guillermo Lasso è emerso come vincitore delle elezioni presidenziali, ribaltando l’esito atteso dai sondaggi. Nonostante le previsioni dessero in vantaggio il candidato di sinistra Andrés Arauz, Lasso è riuscito a vincere al ballottaggio con circa il 5% di vantaggio. 

L’Ecuador è arrivato al secondo turno delle presidenziali dopo mesi di campagna elettorale polarizzante, incentrata sulla vicinanza del candidato di sinistra all’ex presidente Correa. Dopo aver terminato il suo secondo mandato, che lo ha reso il Presidente continuativamente più longevo della storia ecuadoriana, con un altissimo grado di approvazione, Correa è stato ritenuto colpevole di reati legati alla corruzione. Il processo che ha portato alla condanna a otto anni dell’ex presidente ha rappresentato un momento di profonda spaccatura del paese, ritrovatosi con il leader popolare dell’ultimo decennio esiliato in Belgio. 

La condanna di Correa è solo uno dei casi che hanno colpito diversi leader della sinistra sudamericana. Gli effetti di questi processi sul tessuto sociale di paesi già di per sé fragili è stato devastante. L’Ecuador durante la presidenza di Lenin Moreno, successore di Correa, si è estremamente polarizzato concentrando il dibattito politico quasi esclusivamente su “correismo” ed “anticorreismo”.

Le elezioni del 2021 non hanno rappresentato eccezioni rispetto alla crescente divisione politica: sin da quando Correa ha individuato in Arauz il suo successore politico, Lasso, ma più in generale tutto l’anticorreismo, ha portato avanti una campagna elettorale focalizzata sulla figura dell’ex presidente

Il primo turno delle presidenziali invece ha fatto emergere che parte della popolazione non si rivede più nel dualismo sinistra-destra, correismo-anticorreismo. A beneficiare di questo sentimento è stata la proposta indigenista di Yaku Pérez del Movimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik (MUPP), il quale ha portato avanti una campagna elettorale “non allineata”. Perez ha profondamente riformato il Pachakutik, indirizzandolo verso il sostegno a temi progressisti come i diritti delle donne, i matrimoni egualitari e la lotta al cambiamento climatico. 

La nuova linea politica progressista ha creato qualche malumore tra i militanti indigeni del MUPP, conservatori sui temi civili, ma è anche riuscita ad attirare un nuovo elettorato. Il Pachakutik è evidenza di come la dicotomia sinistra-destra a livello globale si stia sempre più evolvendo in progressismo-conservatorismo e di come siano le giovani generazioni ad essere protagoniste di questo cambiamento.

Seppur il Pachakutik si è fermato a poco più di 30.000 voti dal ballottaggio, le istanze indigeniste sono state comunque protagoniste del secondo turno elettorale. Arauz ha dichiarato che avrebbe governato l’Ecuador come un vero paese “plurinazionale” riconoscendo le 15 nazioni indigene interne. La rivendicazione è evidentemente simbolica ma è una delle richieste storiche del Pachakutik, il quale ritiene fondamentale riconoscere la centralità del suo popolo in Ecuador. Anche Lasso si è esposto su questioni come l’ambientalismo con l’intento di intercettare l’elettorato indigenista. Nonostante entrambi i candidati si siano avvicinati alle istanze delle minoranze indigene, Pérez ha dato indicazione di votare scheda bianca.

Il vantaggio, circa il 13% in più rispetto a Lasso, del candidato correista al primo turno delle elezioni e l’affinità sul versante dei temi progressisti con il Pachakutik sembrava presagire una vittoria di Arauz al ballottaggio. Il candidato scelto da Correa però si è dimostrato poco appetibile, d’altronde prima della nomina l’economista trentaseienne era sconosciuto ai più. Arauz tra il primo e il secondo turno ha guadagnato solo un milione e duecentomila voti rispetto ai quasi tre milioni di Lasso. 

Arauz non è riuscito a raccogliere il voto indigenista, il quale, a sorpresa, si è riversato sulla proposta conservatrice. Lasso è stato in grado di cavalcare l’anticorreismo dando un segnale di forte cambiamento, portando dalla sua la gran parte delle province che al primo turno avevano votato Pachakutik.

Nel discorso della vittoria Lasso ha esplicitato che sotto la sua presidenza non verrà mai legalizzato l’aborto, citando in diverse occasioni Dio, ma ha anche ribadito che le promesse fatte a indigeni e attivisti ambientali verranno mantenute. Seppur influenzato da alcune istanze progressiste è chiaro che la vittoria del conservatorismo in Ecuador è un segnale preoccupante per le forze di sinistra della regione. 

Dopo il ritorno al potere del kirchnerismo in Argentina, la vittoria di Arce in Bolivia e l’annullamento della condanna a Lula, l’internazionale sudamericana sperava nella vittoria correista per ritornare a dare forza al progetto dell’Unión de Naciones Suramericanas. Dopo le parole del presidente argentino Fernandez sulla possibilità di rifondare l’UNASUR, molte figure importanti nel panorama della sinistra sudamericana si sono accodate, ma la sconfitta in Ecuador dimostra che ad oggi le condizioni non ci sono.

Guillermo Lasso si pone l’obiettivo di calmare la tensione continua in cui si trova l’Ecuador, ma il compito sarà quanto mai difficile. Al ballottaggio addirittura il 17% delle schede scrutinate sono state bianche o nulle, sintomo del profondo malcontento di buona parte della popolazione rispetto a entrambe le candidature. Il correismo è tutt’altro che morto, essendo ancora il gruppo parlamentare più numeroso, e l’emergere di un nuovo leader progressista e indigenista potrebbe dividere ulteriormente l’elettorato anticorreista. 

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