ELEZIONI PRESIDENZIALI IN SIRIA: NON C’È ARIA DI CAMBIAMENTO

Credits: Syria to hold presidential elections in late May, amid decade-long war — RT World News

Il prossimo mese si terranno le elezioni presidenziali in Siria. Tuttavia, l’assenza di una plausibile alternativa politica e la legge siriana in vigore ostacolano la formazione di una reale opposizione politica spianando la strada a una nuova vittoria dell’attuale presidente Bashar al-Assad.

Il 26 maggio si terranno le elezioni presidenziali in Siria, le seconde dall’inizio del conflitto civile. Per la legge siriana i candidati dovranno aver vissuto in maniera continuativa in Siria per almeno 10 anni. Un requisito, quest’ultimo, che ostacola la partecipazione alle elezioni dei membri dell’opposizione in esilio.

Ciò, assieme alla necessità dell’appoggio di almeno 35 membri del parlamento su 250, rende le elezioni solo apparentemente libere e spiana la strada a una nuova vittoria per Bashar al-Assad. Il parlamento, infatti, è dominato dal partito Baath, il cui leader è Assad, appunto. 

A dieci anni dall’inizio della guerra civile in Siria, nonostante le criticità del contesto politico, sociale ed economico, l’attuale presidente siriano sembra ben ancorato alla propria posizione di potere e determinato a consolidarla.

Assad è salito al potere nel 2000 in seguito alla morte del padre, Hafez al-Assad. A seguito delle manifestazioni del 2011, gli analisti prevedevano che il regime Assad non sarebbe sopravvissuto a lungo. In realtà, a pagare il prezzo del conflitto civile che ne è risultato è stata la popolazione civile. Infatti, secondo un recente report della Commissione d’investigazione sulla Siria delle Nazioni Unite, il conflitto ha comportato gravi violazioni dei diritti umani.

In risposta a ciò e al sostegno fornito dal governo siriano al terrorismo internazionale Stati Uniti, UE, Giappone, Canada, Australia, Norvegia e Turchia tra gli altri hanno proseguito con l’imposizione di sanzioni unilaterali. Tuttavia, la posizione di Assad non è vacillata e il suo ruolo alla presidenza del paese è stato confermato con le elezioni presidenziali del 2014, con circa il 90% dei voti.

Cosa gli ha permesso, dunque, di mantenere salda la propria posizione?

Il supporto ricevuto dalla Russia e dall’Iran è un elemento che non può essere sottovalutato. Il sostegno militare e finanziario russo si è trasformato in un supporto militare diretto a seguito dell’intervento della Russia nel conflitto nel 2015. Se nell’ottica di Mosca il suo coinvolgimento le ha assicurato un maggior peso geopolitico nella regione, d’altro canto, ciò ha consentito di preservare il regime Baatista a Damasco.

Inoltre, considerando la presenza al potere del governo di Assad funzionale al raggiungimento dei propri interessi regionali, anche Teheran ha fornito un supporto di grande rilievo al governo siriano – di tipo logistico, tecnico e finanziario oltre ad attività di formazione militare per le truppe.

Tuttavia, elemento chiave è l’assenza di una opposizione politica effettiva. Fin dall’inizio delle proteste, infatti, l’opposizione nazionalista civile – costituita da attivisti e politici che avevano ottenuto un riconoscimento internazionale in qualità di alternativa politica al regime del presidente Bashar al-Assad – ha fatto fatica ad inserirsi come un attore effettivo nel panorama politico siriano. 

In sintesi, la mancanza di una plausibile alternativa politica e le vigenti leggi siriane rendono le elezioni solo apparentemente libere e spianano la strada a una nuova vittoria dell’attuale presidente.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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