RUSSIA ED ECONOMIA: IL BOOMERANG DELLE SANZIONI RISOLLEVA L’EXPORT

Le sanzioni economiche USA – EU ai danni della Russia possono avere sviluppato un principio di “resilienza economica” di quest’ultima?

Dal crollo dell’Unione Sovietica, tralasciando il decennio degli anni ’90, dove la nuova economia russa apertasi al libero mercato si è dovuta assestare ed ha subito due pesanti crisi economiche – nei primi anni 90 e nel 98 – la Federazione Russa è sempre stato un Paese che, similmente a quelli del golfo persico, ci ha abituati principalmente ad un export basato principalmente su materie prime ed energetiche, ovvero petrolio, gas e combustibili fossili. 

Dal 2014, anno del referendum che ha sancito l’unione della Repubblica di Crimea alla Federazione Russa, l’Unione Europea di concerto con gli USA, hanno univocamente deciso di deliberare in favore dell’applicazione  di pesanti sanzioni economiche nei confronti di Mosca e dell’economia russa, la quale si è trovata ad adattarsi ad una nuova situazione critica, divenendo di fatto in certi settori del tutto autarchica, grazie soprattutto agli accordi con partners privilegiati, come gli stati appartenenti ai BRICS e CSI.

Difatto, i beni energetici costituiscono per la Federazione, il main core del proprio export, come dimostrano i dati del 2020 quando la Russia si è classificata al secondo posto dopo l’Arabia Saudita nell’elenco dei maggiori fornitori di petrolio in Cina. Infatti, secondo l’Amministrazione doganale cinese, in 12 mesi Pechino ha acquistato più di 83,57 milioni di tonnellate di petrolio da Mosca. 

Secondo il rapporto, il prezzo del petrolio acquistato dalla Russia ha superato i 27,3 miliardi di dollari. Cifre simili per i fornitori sauditi ammontano rispettivamente a 84,92 milioni di tonnellate e 28,05 miliardi di dollari.

Il successivo, immediatamente dopo, vi è stato l’Iraq: nel 2020 ha venduto 60,11 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina per un valore totale di $ 19,17 miliardi. L’elenco includeva anche Brasile (42,18 milioni di tonnellate), Angola (41,78 milioni di tonnellate) e Oman (37,83 milioni di tonnellate).

Così, nel 2020 Mosca si è posta in testa nelle forniture di petrolio nei confronti di Pechino sia a gennaio che aprile, luglio, agosto e ottobre. Nei restanti sette mesi, l’Arabia Saudita ha tenuto il primo posto tra i principali esportatori in Cina.

Ma la Russia non vive di solo petrolio, motivo per cui, nei sette anni in cui l’economia si è dovuta adattare alle sanzioni economiche, ha indirizzato il proprio export anche su altri settori, in modo da differenziare gli introiti che derivano dalla vendita di merci “made in Russia”. Proprio il Russian Export Center (REC) ha riferito che il volume delle forniture di beni non energetici non primari dalla Russia all’estero nel 2020 è ammontato a $ 161,3 miliardi contro $ 155,1 miliardi dell’anno precedente

Secondo il REC, il risultato del 2020 costituisce un nuovo record assoluto, che è diventato il terzo consecutivo.

“Nonostante tutte le difficoltà, l’anno scorso le esportazioni russe di beni non energetici non primari hanno stabilito un record. Entro la fine del 2020, abbiamo raggiunto la soglia di 161,3 miliardi di dollari derivanti dall’export non energetico, che è superiore a quello del 2018 (154,3 miliardi di dollari) e del 2019 (155,1 miliardi di dollari)“affermato dal CEO di REC Veronika Nikishina, intervistata da RIA News. 

Inoltre, a dicembre 2020, la Russia ha raggiunto l’indicatore massimo per quelle esportazioni che esentavano i beni energetici e i beni concernenti le risorse (18,8 miliardi di dollari). Il record precedente era stato nel dicembre 2017 ($ 17,9 miliardi). L’export di prodotti in metallo (20,8%), prodotti di ingegneria (17,7%), alimenti (17,3%) e prodotti chimici (16%) ha visto così un ulteriore aumento. Per l’esportazione di prodotti agroindustriali, la crescita maggiore è stata registrata dagli esportatori di grano, le cui forniture sono aumentate di oltre $ 1,8 miliardi, e dall’esportazione di olio di girasole (con un aumento di oltre $ 600 milioni). Anche l’export di polietilene ha mostrato un aumento (di 449 milioni di dollari rispetto al 2019).

Sempre secondo il centro REC, le esportazioni di beni hanno raggiunto la Cina ($ 16,4 miliardi) al primo posto, seguita da Kazakistan ($ 12,3 miliardi), Bielorussia ($ 9,4 miliardi), Turchia ($ 8,15 miliardi) e Paesi Bassi ($ 6, 2 miliardi). Ad esclusione dei Paesi Bassi, i restanti partners economico – commerciali risultano essere Paesi che rientrano nell’orbita di influenza regionale della Russia. Questo significa che Mosca è ritornata in maniera quanto mai preponderante come potenza mondiale di cui tenere conto. 

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