LA DESTRA EUROPEA: DIALOGO O ALLEANZA?

epa09110959 (L-R) Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki, Hungarian Prime Minister Viktor Orban and Leader of Italian right-wing ruling party Lega, Matteo Salvini attend a joint press conference after their trilateral meeting focused on creating a European-level alliance between Hungary's ruling Fidesz, Italy's Lega and Poland's PiS party at the PM's office in the Castle of Buda, in Budapest, Hungary, 01 April 2021. EPA/SZILARD KOSZTICSAK HUNGARY OUT

A inizio aprile i tre principali leader sovranisti europei, Viktor Orbán, Matteo Salvini e Mateusz  Morawiecki si sono riuniti a Budapest per discutere di una possibile alleanza tra i rispettivi partiti, la quale potrebbe tradursi nella formazione di un nuovo gruppo parlamentare. Gli ungheresi di Fidesz, dopo il recente ritiro dal gruppo del Partito Popolare Europeo, stanno cercando una nuova coalizione. Eppure, nonostante le affinità ideologiche con i partiti sovranisti di destra, l’alleanza potrebbe essere più complicata del previsto. 

Giovedì 1° aprile i leader sovranisti di Italia, Ungheria e Polonia si sono incontrati a Budapest (Ungheria) per discutere di una possibile alleanza tra i loro rispettivi partiti. Viktor Orbán, primo ministro ungherese e leader del partito Fidesz, ha ospitato il collega polacco del partito Diritto e Giustizia (PiS) Mateusz  Morawiecki, e Matteo Salvini, leader della Lega. I tre sovranisti, a capo dei tre più importanti partiti di estrema destra, vorrebbero costituire un gruppo parlamentare unico al Parlamento Europeo, ma sebbene le affinità siano numerose, non è semplice come sembra. 

Fidesz e la fine dell’alleanza con il Partito Popolare Europeo.

Il Partito ungherese Fidesz entra una ventina di anni fa sia nel PPE, gruppo parlamentare di centro-destra di matrice cristiano-democratica, che nell’omonimo partito europeo. Da alcuni anni, però, l’Ungheria di Viktor Orbán e del suo Fidesz, ha intrapreso una deriva autoritaria e contraria ai principi europei, sollevando diversi malumori e preoccupazioni all’interno del PPE.

Nel 2019, Fidesz è stato sospeso dall’Euro-partito, pur continuando a far parte del gruppo parlamentare, nel quale non era prevista (fino ad ora) la possibilità di sospendere il partito. Prima della modifica del regolamento, il gruppo del PPE poteva estromettere un suo membro soltanto con il parere favorevole di due terzi dei suoi componenti, a fronte della partecipazione della metà degli stessi.

Queste regole rendevano complicata l’espulsione dei deputati di Fidesz, ma con l’approvazione della modifica del regolamento, notoriamente fatta ad personam per il partito di Orbán, la situazione è drasticamente cambiata. Le nuove regole prevedono il solo raggiungimento della maggioranza assoluta per poter espellere i membri di un partito dal gruppo parlamentare, qualora questo sia già stato escluso dal partito europeo di riferimento.

Le tensioni tra il gruppo e il partito ungherese raggiungono l’apice durante le lunghe trattative per l’approvazione del bilancio settennale dell’Unione Europea 2021-2027. Prima dell’approvazione dello stesso, Ungheria e Polonia avevano posto il loro veto ad una specifica clausola contenuta nel bilancio, la quale vincolava il rispetto dello Stato di diritto all’erogazione dei fondi del Next Generation EU, il piano per la ripresa dell’Europa.

Se l’ostruzionismo ungherese e polacco dovevano, in qualche modo, essere superati per dotare l’Unione Europea di un fondo di ripresa, la questione ha senz’altro inasprito le tensioni già presenti all’interno del PPE.  Manfred Weber, Presidente del gruppo,  definì in quell’occasione Orbán un irresponsabile, mentre Tamás Deutsch, capo delegazione di Fidesz, paragonò la condizionalità dello stato di diritto a una forma di repressione nazista e comunista.

Dunque, appare chiaro che da tempo il partito di Orbán non condivide più la visione filoeuropeista che contraddistingue il gruppo.  In seguito all’approvazione del nuovo regolamento, i deputati ungheresi hanno però deciso di ritirarsi e lasciare il gruppo prima di subire la decisione di espulsione. 

Alla ricerca di una nuova casa europea 

Attualmente i deputati ungheresi fanno parte del gruppo dei non iscritti, anche se, dal momento dell’uscita dal PPE, hanno ricevuto presto supporto dai colleghi delle destre estreme, che sembrano contendersi Fidesz. Gli ungheresi potrebbero trovare un nuovo gruppo parlamentare sia nell’European Conservatives and Reformists Group (ECR), dove siedono i deputati di Fratelli d’Italia e gli alleati polacchi del PiS, che nel gruppo Identità e Democrazia (ID), tra le cui file siedono sia la Lega di Salvini che il partito tedesco Alternative für Deutschland (AfD). 

Nonostante l’ampio sostegno ricevuto dai colleghi sovranisti, l’abbandono del PPE segnerà sicuramente un calo del peso di Fidesz in ambito europeo: il PPE è il gruppo più influente all’interno del Parlamento, ha una lunga storia e rappresenta tradizionalmente una visione liberal-democratica, e farne parte costituisce una forma di legittimazione politica senza pari.

È indubbia l’influenza che il gruppo ha sull’istituzione parlamentare, sulle nomine delle cariche (finora nessun appartenente all’ECR o a ID ha assunto una carica presidenziale) e su molteplici affari finanziari. L’appartenenza a questo gruppo consente, dunque, una maggiore capacità di incidere sui processi decisionali e viene riconosciuta una certa autonomia al suo interno.

Difficilmente Fidesz riuscirà a godere di un tale risalto politico facendo parte di gruppi euroscettici, nonostante questi stiano ottenendo un’accresciuta popolarità e sostegno elettorale. Del resto, anche i conservatori britannici, prima di istituire l’ECR nel 2009, avevano cautamente soppesato i pro ed i contro di lasciare il PPE e veder ridotta la loro influenza in Parlamento. 

Un’alleanza di estrema destra: tra affinità e interessi contrastanti

Considerato l’incremento dei consensi dei partiti di destra in tutta Europa, unire Lega, Fidesz, PiS e gli altri partiti di ID ed ECR, potrebbe far sembrare consequenziale la costituzione di un gruppo di estrema destra, soprattutto tenendo conto dei numeri.

Il nuovo gruppo diventerebbe la seconda alleanza per numero di seggi all’interno del PE, andando a mettere in discussione la storica alleanza tra Partito Popolare Europeo e il gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D), secondo gruppo nel Parlamento. 

Eppure, unire i gruppi di destra nasconde molte complessità: la natura e gli interessi dei sovranisti, seppur siano molto affini, costituiscono un’arma a doppio taglio.

Gli euroscettici di destra propongono l’idea di un’Europa degli Stati, nella quale venga riconosciuta la sovranità degli stessi e protetta l’identità nazionale, rivendicando i diritti dei popoli a gestire le proprie istituzioni. La precedenza viene data ai cittadini del proprio Stato ed ai loro interessi, ed è proprio qui che sorgono le complicazioni: non sempre gli interessi di uno Stato membro sono compatibili con quelli di un altro. 

E nell’incontro di giovedì 1 aprile, nonostante Orbán abbia provato a minimizzarle, queste differenze sono emerse molto presto. Innanzitutto, uno dei punti di contrasto più rilevanti è la politica estera: la Lega e Fidesz sono tendenzialmente filorussi, mentre la Polonia è fortemente atlantista.

Inoltre, un altro punto di distacco è la vicinanza dell’Ungheria alla Cina, che viene però vista con sospetto dalla Lega. Il partito italiano, è bene ricordare, al momento fa parte di un governo europeista guidato da Mario Draghi, il che non sembra un buon punto di inizio per una stabile alleanza con i sovranisti.

Il dialogo tra i partiti sicuramente andrà avanti, ma non è così certo o scontato che si troverà un accordo per superare le divergenze e riuscire a costituire un gruppo unico.

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