IL PREOCCUPANTE DEBITO DEL MONTENEGRO CON LA CINA

Credits: REUTERS/Marko Djurica

Quasi 1 miliardo di dollari dati in prestito dalla Cina al Montenegro per la costruzione del corridoio autostradale di collegamento tra il porto di Bar e la Serbia. Come pagare? 

Attraverso la strategia economica e geopolitica della “Belt and Road Initiative” (BRI), la Repubblica Popolare Cinese da anni investe miliardi di dollari per la creazione di infrastrutture lungo i Paesi dell’Eurasia e della regione dell’Indo-Pacifico. L’obiettivo è quello di costruire strade e collegamenti che consentano le relazioni commerciali globali della Cina: garantendosi una fitta rete di sbocchi per la diffusione delle produzioni cinesi, Beijing mira a legare con un nastro e in un’unica via diverse nazioni.

Questo è anche il caso dei Balcani occidentali. Non propriamente attraenti dal punto di vista del mercato, sono Paesi interessanti per la loro posizione geografica e per la loro vicinanza con l’Unione europea. L’esempio del Montenegro, oltre a far particolare rumore nell’ultimo periodo, è utile per comprendere come avvengano questi investimenti cinesi e quali siano le (contro) indicazioni da tenere in considerazione.

Il contratto con la Cina

Risale al 2014 l’accordo tra il Montenegro, guidato dall’allora Primo Ministro Milo Đukanović, e la Repubblica Popolare Cinese. Il finanziatore è l’Export-Import Bank, un istituto di credito appartenente agli organi statali, con cui è stato firmato un contratto che in estrema sintesi prevede un prestito dalla durata ventennale di circa un miliardo di dollari, con un tasso di interesse del 2% e un periodo di grazia di sei anni. Soldi da utilizzare nella costruzione dell’autostrada di collegamento fra il porto di Bar e la Serbia, 165 km lungo il territorio montuoso del Montenegro. Un’infrastruttura pensata per ricongiungersi ad una rete di collegamento con i mercati europei, e quindi per migliorare l’economia del Paese.

Credits: Governo del Montenegro.

I risultati e le preoccupazioni

Sei anni dunque è l’arco temporale durante il quale il Montenegro è legittimato a non pagare il capitale preso in prestito e gli interessi imposti. Ad aver preso l’appalto per la costruzione di questa autostrada è la China Road and Bridge Corporation (CRBC), una compagnia cinese che si è occupata anche in passato di progetti ingegneristici nel quadro internazionale. Un’opera ben lontana dall’essere compiuta, la cui costruzione ha generato anche forti preoccupazioni circa gli effetti negativi sull’ambiente.

Sta per scadere il periodo di grazia e il Montenegro non dispone dei risultati sperati, ma soprattutto dei soldi per iniziare a pagare la banca cinese finanziatrice. Cosa succede ora? Sorgono diverse inquietudini. Per contratto, infatti, in caso di mancato reso del capitale, il Montenegro dovrà cedere alla Repubblica Popolare Cinese il controllo di alcune porzioni strategiche di territorio, che otterrà così uno sbocco sul Mar Adriatico e, conseguentemente, sul Mediterraneo.

Una mossa strategica da parte della Cina, quella di cedere ingenti prestiti a Paesi che ne hanno forte bisogno e poche probabilità di ripagare la somma, per assicurarsi una posizione di sovranità su aree vantaggiose dal punto di vista economico e geopolitico. È già accaduto in Sri Lanka con il porto di Hambantota, e in Gibuti con il porto di Doraleh, ma la lista potrebbe allungarsi ulteriormente. Una storia che si ripete e desta preoccupazioni. 

Il Montenegro è un piccolo Stato nei Balcani occidentali, il cui PIL pro-capite non è certamente paragonabile agli standard europei. Il timore di trovarsi in una condizione di indebitamento insostenibile, sommata alla situazione pandemica globale, richiede rapide soluzioni. Un debito contratto, peraltro, con uno dei maggiori investitori all’interno del Paese. Da Podgorica deve quindi partire una risposta soffocata da complicati vincoli economici e contrattuali. Si fa quindi appello all’UE.

La risposta dell’Unione europea

Riprendiamo allora la risposta del portavoce dell’Unione EuropeaPeter Stano: «We are not repaying the loans they are taking from third parties» – non verranno ripagati debiti contratti con terze parti. Tuttavia, non nasconde il timore dell’eventuale accesso della Cina al Mediterraneo, sia per i forti rischi geopolitici, sia per la condizione di dipendenza in cui riverserebbe il Montenegro.

Una situazione che deve essere dunque fronteggiata dal neo-nascente Governo, guidato da Zdravko Krivokapić. Il Ministero delle Finanze di Podgorica ha commentato la questione affermando che non viene richiesta dall’UE l’estinzione del debito, perché questa è stata una decisione presa dal precedente direttivo – lo scopo sarebbe invece quello di trovare sistemi alternativi di finanziamento dei progetti infrastrutturali del Paese, compresa l’autostrada di collegamento dal porto di Bar alla Serbia. Il Ministro Milojko Spajić prevede una buona ripresa economica del Paese, a patto di definire condizioni più favorevoli per il rilancio dell’attività di costruzione degli impianti.

Il debito del Montenegro con la Cina fornisce quindi un esempio di come la Repubblica Popolare Cinese adotti un sistema “carrot and stick”, alternando metodi di persuasione economica ad imposizioni e vincoli stringenti. La politica interna montenegrina trova una soluzione nell’emissione di obbligazioni per attrarre investitori e nella creazione di alternativi sistemi di finanziamento virtuosi. D’altra parte, la preoccupazione è concreta, tanto quanto è reale la capacità cinese di portare a fine i suoi obiettivi strategici, specialmente in territori economicamente fragili come quello balcanico.

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