TUTTE LE AUTOSTRADE PORTANO A PECHINO?

La Bar-Boljare è un’autostrada che non porta a nulla se non ai portafogli di Pechino. Sulla carta, è un progetto fondamentale per alleviare le carenze infrastrutturali dei Balcani Occidentali: ha la funzione di collegare Belgrado al Mar Adriatico.

Sul terreno, è un esempio perfetto della trappola del debito di Pechino.  Dal 2014, il Montenegro si è indebitato per una cifra pari a 1 miliardo di euro per realizzare circa 40 chilometri della Bar-Boljare. È una cifra che Podgorica non può restituire: rischia di cedere la parte di sua competenza ai suoi debitori, e di garantire così un accesso al mare a Pechino.

Per scongiurare questa possibilità, il Montenegro ha chiesto aiuto all’Ue, la quale a suo tempo aveva sconsigliato a Podgorica di intraprendere la costruzione dell’autostrada. La vicenda getta una nuova luce sull’importanza strategica dei Balcani Occidentali, terra di confine tra la politica comunitaria di allargamento e la sfera di influenze di altre potenze.

Una cattedrale nel deserto e una trappola del debito: tutto anziché un’autostrada

La Bar-Boljare, che prometteva di migliorare la mobilità nei Balcani Occidentali, rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Questa nefasta trasformazione si può spiegare con la strategia della trappola del debito da parte cinesegià avvistata in Zambia e Sri Lanka.

In poche parole, la trappola del debito prevede che imprese cinesi, spesso controllate o finanziate in modo parziale dal governo, promettano di costruire infrastrutture e altri servizi essenziali ai paesi in via di sviluppo o in difficoltà finanziarie. I governi di questi ultimi, spesso convinti da ragioni di opportunità politica più che da argomenti legati al budget, accettano

Il caso del Montenegro è emblematico: dopo sette anni di lavori, Podgorica non può più restituire il debito da 1 miliardo di euro contratto con le imprese cinesi. In caso di insolvenza, queste ultime applicano una logica da Vecchio Testamento: Pechino dà, Pechino prende.

D’improvviso, il fatto di avere attori legati a un altro governo che scorrazzano sul proprio territorio è apparso in tutta la sua crudezza. A Podgorica non sono rimaste molte altre possibilità se non quella di richiedere l’aiuto dell’Unione Europeache aveva a suo tempo sconsigliato al Montenegro di intraprendere l’avventura infrastrutturale.

La risposta dell’Ue: non sono fatti nostri, anzi sì

La prima risposta dell’Ue è stata di cattivo auspicio per Podgoricala Commissione Europea ha escluso la possibilità di ripagare un debito contratto da uno Stato partner con terze partiPrimo, l’Ue non ha gli strumenti legali per intervenire in una situazione come quella del Montenegro; secondo, una decisione para-legale potrebbe causare un effetto a catena negli altri Paesi dei Balcani Occidentali, che potrebbero richiedere un aiuto analogo. 

In seguito a sommovimenti interni alla Commissione Ue, tuttavia, la posizione di Bruxelles si è ammorbiditaRipagare il debito del Montenegro rimane escluso, ma c’è l’ipotesi di usare i fondi  previsti dal pacchetto di aiuti da 3,3 miliardi di euro approvato a marzo 2021 proprio per aiutare i Balcani Occidentali ad uscire dalla crisi causata dal COVID. In altre parole, l’intenzione è quella di aiutare il Montenegro a pagare il debito da sé. 

Da focolaio di guerre a snodo commerciale

Il cambio di rotta di Bruxelles si può interpretare facendo riferimento all’importanza strategica del progetto in Montenegro e dei Balcani Occidentali. Se Pechino prendesse possesso di quel tratto di autostrada, avrebbe un accesso diretto sul Mar Adriatico. Di conseguenza, gli strateghi dietro al progetto della Belt and Road Initiative potrebbero guardare con serenità alle tratte commerciali che partono da Trieste e vanno verso la Germania e altri Paesi del Nord-Europa. 

Trieste potrebbe, infatti, essere una delle  priorità cinesi. Oltre che avvalersi dello status di porto franco internazionale, che comporta vantaggi fiscali, Trieste è il porto con più traffico d’Italia: è possibile che la cifra sia gonfiata dal volume del greggio che viaggia verso nord, ma potrebbe essere sufficiente da accendere l’interesse cinese.

Il senso della Commissione per la geopolitica

Per guardare oltre il caso del Montenegro, i Balcani Occidentali sono cruciali per l’Ue. Non solo considerati potenziali membri, ma sono anche uno snodo fondamentale nelle relazioni tra l’Europa e il Medio-Oriente.Proprio per questo motivo, Bruxelles mira a mantenere i Balcani nella propria sfera di influenza e ha inserito i Balcani Occidentali come un’area di interesse prioritario.

Allo stesso tempo,  i Balcani Occidentali sono un terra di confine tra la politica comunitaria e l’influenza del Cremlino. È uno spazio di confronto geopolitico: i Balcani sono sensibili alla retorica nazionalista del Cremlino, ma anche al richiamo culturale e religioso della Chiesa Ortodossa. Allo stesso tempo, sono dipendenti dal punto di vista economico dall’Ue, e una parte sostanziosa della popolazione aspira a delle relazioni più strette con Bruxelles.

Il risultato è un mosaico geopolitico i cui tasselli iniziano a Trieste, girano a Pechino e ruotano intorno a Mosca. Bruxelles non rimarrà a guardare.

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