IRAN PRONTO AD ARRICCHIRE L’URANIO AL 60 PER CENTO

Un manifestante spruzza della vernice rossa in memoria delle vittime del conflitto. (Credit: Aljazeera)

Il viceministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha illustrato lo scorso martedì la possibilità che l’Iran arricchisca l’uranio al 60 per cento, livello mai raggiunto sino ad ora e chiaramente oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare (JCPOA), secondo cui il livello massimo di arricchimento sarebbe del 3,67 per cento. Le dichiarazioni arrivano in un momento concitato per l’Iran; nei giorni scorsi, infatti, si è verificato un attacco alla centrale di Natanz (attribuito dal regime ad Israele) e sono ora in corso a Vienna i negoziati per il ritorno degli Stati Uniti nel JCPOA e per la cancellazione delle sanzioni contro Teheran. Che l’Iran sia effettivamente capace ed attrezzato per procedere all’arricchimento di uranio del 60 per cento non si ha certezza. Le parole di Araghchi si configurano, però, come uno strumento per mettere pressione al gruppo di Vienna. 

L’attacco a Natanz: 

Domenica scorsa si è verificato un attacco alla centrale nucleare iraniana di Natanz. Teheran, che in un primo momento non si era espressa rispetto ai potenziali responsabili, in un secondo momento ha additato Israele come fautore dell’avvenimento, sottolineando che la Repubblica Islamica reagirà al “terrorismo nucleare” israeliano e porterà a termine la sua vendetta sul regime sionista “nel luogo e tempo giusto”, ha dichiarato il portavoce del ministro degli esteri iraniano Saeed Khatibzadeh.

Secondo alcune fonti dei servizi di Intelligence statunitensi saranno necessari oltre sei mesi per ripristinare l’impianto di arricchimento per l’uranio, poiché sarebbero state colpite numerose centrifughe IR-1 di prima generazione. Ciononostante, il ministro degli esteri Zarif ha tuonato che verranno tutte “sostituite con altre più avanzate”. 

Inoltre, questo episodio ha fomentato la propaganda iraniana. L’episodio è stato utilizzato dal regime come simbolo dell’orgoglio del Paese e della fierezza della sua gente per il programma nucleare. Sono stati diffusi video di operai che cantano intorno ai reattori di Natanz, inneggiando alla grandezza e alla magnificenza del piano iraniano. 

Rischio stallo a Vienna: 

L’ “attacco” alla centrale potrebbe compromettere i colloqui di Vienna. La capitale austriaca ha ospitato due giornate di talks tra l’Iran e gli stati ancora membri del JCPOA e gli Stati Uniti. Gli obiettivi dichiarati sono la reintroduzione degli Stati Uniti nel piano sul programma nucleare iraniano (dal quale si erano ritirati nel 2018 sotto la presidenza Trump) e l’eliminazione delle sanzioni unilateralmente imposte all’Iran dalla stessa amministrazione americana nel 2018 dopo il ritiro, su cui Biden ha lasciato uno spiraglio aperto. 

Il ministro degli Esteri iraniano Zarif ha riferito che la posizione del suo Paese non verrà scalfita né indebolita dai recenti avvenimenti ma che, anzi, l’Iran si imporrà con ancora più forza.   

L’episodio di Natanz rischia di compromettere i progressi sin qui ottenuti a Vienna. Un equilibrio diplomatico già debole che in questo modo rischia costantemente di essere spazzato via. 

A giugno poi in Iran verrà eletto il nuovo Presidente della Repubblica Islamica e se la nuova guida spirituale e politica del Paese dovesse essere ancora più intransigente di quella attuale, immaginare scenari diplomatici sarebbe utopistico. Per questa ragione la tempistica è importantissima. Le relazioni bilaterali tra Iran e US devono subire un miglioramento veloce in quella che appare essere una corsa contro il tempo. E l’incidente nucleare sicuramente non aiuterà la velocizzazione del processo di mediazione. 

Conclusione: 

Gli avvenimenti dello scorso 11 aprile hanno sicuramente contribuito ad esacerbare il clima di tensione tra Teheran e Washington. Le dichiarazioni di Araghchi rispetto all’arricchimento dell’uranio ben oltre i limiti consentiti dal JCPOA non fanno ben sperare per il ritiro delle sanzioni americane all’Iran, su cui Biden si era espresso positivamente a patto del rispetto dell’Iran degli obblighi stabiliti dal Piano sul nucleare. 

La Repubblica Islamica ha voluto dare un segnale forte ad Israele ma anche agli Stati Uniti. Teheran ha mostrato il pugno di ferro e si è detta pronta alla vendetta contro i sionisti e chiunque li sostenga. 

L’aria che tira non lascia presagire sviluppi diplomatici positivi, e l’insediamento della nuova presidenza iraniana si avvicina pericolosamente. Le possibilità di mediazione tra il regime di Rohani e la Casa Bianca prima dell’insediamento della nuova guida del Paese islamico sono sempre più remote. 

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