BIDEN E VENT’ANNI DI AFGHANISTAN

Un soldato americano corre vicino a un'unità delle forze speciali dell'esercito nazionale afgano durante una sessione mattutina di addestramento l'anno scorso in una base vicino a Kabul. (Lorenzo Tugnoli per il Washington Post)

Mercoledì, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ufficialmente annunciato il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan entro l’11 settembre 2021, stesso giorno in cui tutto ebbe inizio ben 20 anni fa. 

“È tempo di porre fine alla guerra più lunga dell’America”, ha detto Biden durante un discorso ufficiale tenutosi alla Casa Bianca. Aggiungendo: “Siamo andati in Afghanistan a causa di un orribile attacco avvenuto 20 anni fa. Questo non può giustificare perché dovremmo rimanere lì nel 2021″[…] Ora sono il quarto presidente americano a dirigere una presenza di truppe americane in Afghanistan. Due repubblicani. Due democratici. Non passerò questa responsabilità a un quinto“.

Gli Stati Uniti non possono “continuare a espandere la presenza militare in Afghanistan sperando di creare le condizioni ideali per il nostro ritiro”.

Biden ha fissato all’11 settembre la data in cui le circa 2.500 truppe statunitensi restanti saranno ritirate dall’Afghanistan, ponendo effettivamente fine a quella che molti hanno chiamato la “guerra per sempre” dell’America, che è costata più di 2.400 vite americane e ben 1 trilione di dollariPiù di 38.500 civili afgani sono morti e almeno 72.300 sono rimasti feriti dal 2009 – il primo anno in cui le Nazioni Unite hanno iniziato a contare le vittime civili afgane. Mentre, per quanto riguarda i morti militari afgani, il presidente Ashraf Ghani ha dichiarato che le vittime sono state almeno 48.000 tra il 2014 e il 2020.

Il processo di ritiro delle truppe statunitensi avrà inizio il 1° maggio. Insieme, chiaramente, alle truppe della NATO. In Afghanistan, infatti, vi sono ancora circa 7.000 forze NATO non americane.  “Il nostro ritiro sarà ordinato, coordinato e deliberato”, ha detto il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg in una conferenza stampa a Bruxelles, insieme al segretario di Stato americano Antony Blinken e al segretario alla difesa Lloyd Austin.

Nell’annunciare la sua decisione, il presidente ha fatto solo una breve menzione degli altri obiettivi che sono stati aggiunti alla missione nel corso degli anni e che hanno quindi continuato a giustificare la presenza militare americana. Ciò includeva l’istituzione di una democrazia stabile, lo sradicamento della corruzione e del traffico di droga, la garanzia di un’istruzione per le ragazze e di opportunità per le donne e, alla fine, la creazione di una leva per costringere i talebani a negoziati di pace.

“Abbiamo fatto giustizia su Bin Laden un decennio fa”, ha detto. “E siamo rimasti in Afghanistan per un decennio da allora. Da allora, le nostre ragioni per rimanere in Afghanistan sono diventate sempre meno chiare”. [1]

Qualora Biden riuscisse a portare a termine la sua promessa di rimuovere tutte le truppe americane presenti nel paese entro il 20° anniversario dell’11 settembre, avrà realizzato un obiettivo che i suoi due immediati predecessori, i presidenti Barack Obama e Donald J. Trump, hanno condiviso, ma mai completato. Eppure, una rottura netta non sarà facile, e i rischi sono considerevoli.

In una serie di briefingi funzionari del Pentagono, che hanno sostenuto l’opzione di una continua e modesta presenza in Afghanistan per raccogliere informazioni e fornire supporto alle forze afgane ancora traballanti, hanno, inoltre, avvertito che i Talebani potrebbero attaccare le truppe americane e i loro alleati della NATO durante la loro ritirata dal paese. Così, Biden ha lanciato un avvertimento, affermando che “difenderemo noi stessi e i nostri partner con tutti gli strumenti a nostra disposizione“.

Per gli Stati Uniti, l’annuncio di Biden è stato un momento memorabile. La guerra in Afghanistan non è stata solo la più lunga nella storia americana, ma anche una delle più costose sia in termini economici che di vittime. Tuttavia, il presidente ha comunque assicurato che gli Stati Uniti continueranno a combattere i terroristi, “non solo in Afghanistan, ma ovunque essi possano insediarsi: in Africa, Europa, Medio Oriente e altrove”[2]

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