L’EUROPA AD UN BIVIO

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto” dichiarazione Schuman 9 maggio 1950.”

L’Europa al tempo del Covid-19

La pandemia del Covid-19 è stata sicuramente uno shock che ha scosso il mondo intero. Ma ancora di più l’Europa. L’UE ha un’identità politica fragile che non le consente di essere quel polo forte centrale tra USA da un lato, e Cina e Russia dall’altro. È un’unione che mostra ancora delle difficoltà di fondo. Questo è quello che viene percepito da buona parte dei cittadini, e cosa peggiore, dai mercati.

L’UE ha agito sempre da pare fulmine per l’attuazione di riforme nei singoli stati, nel senso che, veniva usata come scusa a riforme non grate ai cittadini. Dal lato dei governi, vediamo con difficoltà e con molta gelosia gli stati membri non vogliono cedere un pezzo della loro sovranità a questa macro-istituzione, questo soprattutto da parte dei paesi del Nord.

Quest’ultimi noti per l’intransigenza economica e la rigorosità dei conti pubblici, hanno più volte messo veti a integrazioni o aiuti per gli stati in difficoltà durante la crisi del 2011. Provocando la nascita di quei movimenti nazionalisti che rivendicavano la sovranità nazionale nelle decisioni prese a Bruxelles.

Alla Brexit. Che è stata e sarà uno sparti acque per il futuro dell’Eurozona. E alle rivolte e alle proteste che si sono manifestate in alcune capitali europee, alimentando quei movimenti anti-Europa che in alcuni paesi hanno raggiunto la maggioranza di governo.

I quali hanno minato dall’interno l’unione stessa, rinunciando anche a quello di buono che si era creato prima, cioè un’area di libero scambio, di opportunità e speranza, che dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale ha avuto risvolti positivi per le nuove generazioni, come la pace in questa parte di mondo. 

La risposta Europea, il Next Generation UE

I buoni propositi per l’Europa ci sono e le azioni per un effettivo cambio di passo ci sono state. Grazie a quei governi che hanno guidato l’UE e hanno mostrato i volti di un’Europa forte, unita e coesa. Nonostante le mille difficoltà le istituzioni europee dopo quel famoso “whatever it takes” hanno dato prova di un nuovo cambiamento di passo. A maggio 2020 la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyer ha presentato al Parlamento europeo il piano del “Next Generation UE”.

Un piano straordinario da 750 miliardi. Una proposta che rappresenta una risposta comune a una crisi economica senza precedenti. Per molti si va nella direzione sperata, quella di un Europa solida e solidale. Ma questi eventi non devono essere un punto di arrivo, bensì un punto di partenza per rendere l’Eurozona forte e competitiva. Il lungo processo che vede coinvolta l’Europa è un cammino lungo e faticoso. Infatti anche con la pandemia non mancano gli elementi divisori tra gli stati membri.

 Il 15 luglio 2020 durante il primo summit di persona da quando è scoppiata la pandemia, il Consiglio europeo straordinario ha dovuto trovare un punto di equilibrio tra le diverse richieste. Da un lato, l’Olanda che voleva l’approvazione dei piani di ripresa nazionali, con le riforme che i Paesi devono attuare. Facendo emergere un’ipotesi di ricorrere ad un <<freno di emergenza>> discutendo in Consiglio, se si riteneva che un Paese non mantenesse fede agli impegni presi.

Poi c’era il blocco cosiddetto dei paesi <<frugali>>, come Olanda per l’appunto, Austria, Svezia e Danimarca che non erano d’accordi sulle cifre da destinare come aiuti e come prestiti. Questi episodi hanno di certo segnato l’opinione pubblica perché mostrava un’Europa a due velocità. 

La gestione della pandemia

Le differenze continuano anche per la questione dei vaccini. Mentre vediamo alcuni leader europei impegnati a mettere insieme i cocci e rilanciare l’Europa, altri capi di governo come il Cancelliere austriaco e il Premier Ungherese tendono la mano alla Russia di Putin. Chiedendogli dosi di vaccino Sputnik V bai passando l’Europa. Ma nonostante il virus, nonostante le difficoltà, la pandemia ha portato ad un cambiamento di passo.

Anche se l’Europa non ha competenza alcuna in materie sanitarie e in particolar modo sul vaccino, i paesi membri nel 2020 hanno scelto l’UE come coordinatore per la gestione della pandemia, evitando di andare in ordine sparso, ed evitando, soprattutto, una concorrenza interna dopo la scoperta del vaccino. Una novità è stata sicuramente il ritorno di Mario Draghi nei posti di comando. Il suo prestigio, la sua storia ed esperienza sono di certo una buona notizia per l’Europa.

Elementi nuovi per la gestione della pandemia sono stati presi in considerazione, come la revisione dei contratti con le case farmaceutiche e il blocco delle dosi da esportare nei paesi terzi. Mentre ora, il governo italiano può vantare una personalità di spicco nella gestione della crisi, del Recovery e un punto solido per la guida dell’Europa stessa.

UE e USA, uniti nelle sanzioni

Da un punto di vista geo-politico vediamo come Biden, nuovo inquilino della Casa Bianca, abbia dato un cambio di passo alle relazioni internazionali, cercando di ritrovare i suoi vecchi alleati. Il nuovo presidente Americano su questo tema seguirà la scia di Obama, ovvero condivisione in materia di scelte e di costi. La prova di forza tra USA e Russia in Ucraina riguarda anche l’Europa.

La sua politica estera condiziona, con una certa maniera, le nostre mosse all’estero. È recente la mozione votata a favore dal Parlamento Europeo contro la Cina, per la questione dei diritti umani violati agli Uiguri da parte del governo di Pechino. Il 25 Marzo c’è stato un altro segnale simbolico importante, la partecipazione di Joe Biden al Consiglio Europeo insieme ai 27. La partecipazione USA certifica che qualcosa è cambiato e che il nuovo Capo della Casa Bianca fa seriamente quando dice di voler tornare a fare “squadra” con gli alleati. 

Il Segretario di Stato americano ha espresso chiaramente la volontà della nuova amministrazione di tirare a sé l’Europa nello scontro aperto con Russia e Cina.  Nodo cruciale della riunione, oltre la pandemia di Coronavirus e la campagna vaccinale, infatti sono le relazioni con la Russia e la Turchia. Non a caso il vertice arriva poco dopo le sanzioni europee e statunitensi nei confronti della Cina, e a circa ad un mese da quelle dirette alla Russia di Putin. 

 Non possiamo dimenticare che la Nato gioca comunque un suo ruolo nel Mediterraneo e con paesi terzi in Europa. Douglas Jones rappresentante permanente americano presso la Nato ha dichiarato che la Cina è il più importante test geopolitico del ventunesimo secolo. Ovviamente temi delicati e divisivi visto l’accordo di interscambio concluso da Macron e Merkel per l’UE con la Cina il 30 dicembre scorso, e il gasdotto Nord Stream II.

L’eredità politica di Trump in campo estero è senza dubbio un peso che ha lasciato un segno al neo Presidente Americano. Nei quattro anni di presidenza Trump l’Europa ha risentito del suo modo di fare, forte sostenitore della Brexit e dei movimenti nazionalistici, rendendo l’Europa più debole e soggetta ad aprire vie nuove con le altre potenze mondiali. Infatti durante il mandato Trump viene concluso l’accordo di interscambio Cina- UE e il gasdotto Nord Stream II tra Germania e Russia.

L’accordo d’interscambio tra UE e Cina porta sicuramente dei vantaggi geopolitici per Pechino. E il gasdotto Nord Stream II è una prova di una certa resilienza da parte di alcuni attori europei a fattori che sono fondamentali per l’Europa stessa, come le risorse energetiche. 

Il banco di prova del G7

Ci sono ancora eventi importanti dove sarà possibile mettere in gioco strategie europee unitarie. Uno di questi sarà sicuramente il G7 presieduto da Mario Draghi. In questa occasione si avrà modo sicuramente di confrontarsi con i Big del pianeta.

Riscattarsi durante la pandemia

L’Europa ha già messo in campo “una potenza di fuoco” per rispondere sul lato economico alla crisi dovuta alla pandemia. Se sarà capace di attuare giuste politiche per la gestione del Coronavirus e per l’approvvigionamento del vaccino, questi potrebbero agire da shock in favore alle istituzioni europee. Cosi creando, un suo modello, e magari, una sorta di idem sentire che viene dopo periodi difficili e dall’aiutarsi a vicenda. 

La società come ogni altra cosa, col tempo, è soggetta a cambiamenti. Le nazioni europee hanno bisogno di ritrovare elementi comuni per far fronte alle sfide del futuro. Oltre alla crisi sanitaria ed economica provocata dal Covid-19 ci sono altre questioni che possono essere un buon banco di prova per la tenuta delle istituzioni continentali, come ad esempio il cambiamento climatico, l’economia circolare e l’immigrazione. Sono tutti temi dove nessuno può farcela da solo.

Il Coronavirus ha già dimostrato come determinati fattori non possono essere confinati a luoghi specifici, e che la globalizzazione ha “eliminato” quei confini che potevano essere difficili da valicare un tempo. La casa comune dei paesi europei dovrà essere sicuramente UE. Nel 2011 con il famoso “whatever it takes” di Mario Draghi, e nel 2020 il programma “Next Generation UE” l’Europa ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante agire insieme. L’Europa oggi deve compiere una scelta.

Se intendere essere unita, potrà sicuramente svolgere anche un ruolo da mediatore nello scacchiere internazionale, almeno tra USA e Cina. Se intende dividersi aprendo un po’ troppo la porta alla Russia, il continente europeo sarà una terra di conquista da parte di potenze che gioveranno dalle nostre divisioni, e l’Europa continentale con i suoi leader sarà una terra di vassalli. 

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