GIUSTIZIA SABOTATA E CONDANNATA: LA PROVA DI RESISTENZA DELLA PROCURATRICE EUROPEA

Bucharest, Romania - February 14, 2018: Laura Codruta Kovesi, head of Romania's National Anticorruption Directorate (Directia Nationala Anticoruptie), speaks during a press conference at the DNA headquarters in Bucharest, Romania. February 14, 2018

Giustizia sabotata e condannata in Romania; ma Laura Codruța Kövesi non è intimorita e prende le redini della Pubblica Procura Europea

Una donna alla guida di una nuovissima istituzione europea. Una donna dell’Est. Una Procura europea contro frodi, corruzione e riciclaggio. Dopo migliaia di inchieste in Romania che hanno portato alla condanna di sindaci, ministri e uomini d’affari, la Dike rumena, è pronta a indagare in tutta la comunità europea.

Lei è Laura Codruța Kövesi, la più giovane magistrata rumena di sempre, caratterizzata da un senso normativo e giudiziario così acuto da non avere paragoni. A soli 25 anni diventa procuratrice del tribunale di Sibiu, dove viene promossa a capo dell’ufficio sulla corruzione e il crimine organizzato. Nel 2006, a 33 anni, viene nominata su indicazione dell’allora ministro della giustizia Monica Macovei, nuovo procuratore generale dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia della Romania. 

Inizia così una serie di record per lei. È la più giovane magistrata, la prima donna a rivestire questo incarico, ma anche la prima a portarlo fino a fine mandato. La sua carriera vede una vertiginosa ascesa nel 2013 quando prende le redini della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), dove inizia a condurre migliaia di inchieste e incriminare politici, uomini d’affari e giudici. Non risparmia nessuno: dai ministri, come l’ex capo dello sport, Monica Iacob Ridzi, condannata a 5 anni di reclusione; ai capi delle più alte istituzioni rumene, come la Direzione Investigativa delle Infrazioni di Criminalità Organizzata e Terrorismo (DIICOT). Condanna sindaci, dai più piccoli comini fino a quello della capitale, membri del governo, politici di sinistra e di destra; incrimina perfino il primo ministro che l’aveva nominata a capo di questo incarico. In questo modo ha fatto recuperare allo Stato rumeno centinaia di milioni di euro.

La sua ascesa non fluì sicuramente indisturbata. Sabotaggi arrivarono in tutti i modi: fu accusata di plagio della sua tesi di dottorato innumerevoli volte, subì azioni di spionaggio da parte di una società privata al fine di produrre prove del suo coinvolgimento in atti illegali e fu più volte accusata di concussione, abuso d’ufficio e falsa testimonianza. C’è perfino chi la accusò di violazione dei diritti umani, di eccesso di iniziativa e di utilizzo di misure sproporzionate per le sue inchieste, come intercettazioni telefoniche, ricorso a periodi di custodia cautelare o amplificazione mediatica delle indagini.

A dicembre 2018, alla richiesta di rimozione dal suo incarico per continue violazioni della legge costituzionale si oppose il presidente della Repubblica, ma ciò non fu abbastanza. Con una sentenza della Corte Costituzionale, nel luglio 2018, il Partito Socialista Democratico (PSD) ottenne la revoca dell’incarico. Laura Kövesi fece appello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) contestando la sua destituzione e nel 2020 il verdetto finale le diede ragione. Oramai però era diventata capo della nuova Procura Europea.

Nonostante tutto, in quegli anni, ciò che cambiò in Romania non riguardava solo le incriminazioni e le condanne di alte personalità, ma anche la fiducia della popolazione nel cambiamento: secondo alcune inchieste, sostenute anche dal presidente della Romania Klaus Iohannis, la DNA diventò, al pari della Chiesa Ortodossa, l’istituzione che vantava uno dei più alti livelli di fiducia da parte della popolazione. 

In effetti, nel febbraio 2017, le pubbliche manifestazioni che hanno acceso tutte le piazze della Romania hanno dimostrato come i cittadini non tolleravano più la corruzione e i compromessi e come l’aspettativa riguardo al rispetto della legge da parte delle istituzioni fosse cresciuta. Per intere settimane folle oceaniche hanno protestato in tutto il paese contro il decreto cosiddetto “salva-corrotti”: l’ennesimo atto statale inteso a proteggere gli interessi dei più abbienti. L’indignazione e la mobilitazione senza precedenti dei cittadini rumeni sono stati forti segnali di un desiderio di continuo consolidamento della democrazia e della lotta anti-corruzione. Da quel mese, la lotta contro la corruzione in Romania è sostenuta anche dalla popolazione che grazie a Laura Codruța Kövesi ha visto una possibilità di liberarsi da questo flagello.

Ora, il suo incarico è ben più greve. Dal 2019, da quando è stata ufficialmente nominata capo della Procura Europea, organismo sovranazionale indipendente dall’UE, ha lavorato incessantemente per dare avvio ai lavori il prima possibile. Gli stati europei, anche se sostenuti da Europol, Eurojust o l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) non sono riusciti a mantenere lunghe collaborazioni, cooperazioni e scambi di informazioni per garantire protezione e rendere più efficiente la persecuzione di illeciti e danni finanziari per  l’UE. Dato che i poteri statali si fermano entro i propri confini, i singoli stati sono sempre stati limitati in merito a lotte transnazionali contro atti illeciti. Dagli albori della presentazione del primo progetto di direttiva presentato dalla Commissione nel 2013, diversi stati si erano opposti formulando riserve sul rispetto dei principio di sussidiarietà, di proporzione e sulla violazione dei principi fondamentali degli stati membri.  Nel 2017, dopo lunghe negoziazioni è avvenuta l’approvazione definitiva al PE dando il principale compito all’EPPO di investigare tutti i reati relativi a frode e corruzione che possano ledere gli interessi generali dell’UE.

Non solo l’iter per la creazione di questa istituzione è stato ostico, ma anche quello della nomina del suo capo. Alla candidatura di Kovesi si oppose subito il ministro della giustizia rumeno che avviò una procedura penale nei confronti della giovane candidata. Varie inchieste furono aperte contro di lei e le fu persino vietato di lasciare il paese per un mese. Non trovò appoggio neanche nel Consiglio dell’Unione europea, che a febbraio 2019 era guidato dalla Romania. L’allora presidente del PE fece appello alle autorità di Bucarest per fermare l’ostruzionismo dei PE rumeni. Infine, l’incarico di Laura Codruța Kövesi fu definitivamente formalizzato ad ottobre 2019.

Sta già iniziando a subire intimidazioni e conferma di voler indagare in tutti gli stati europei allo stesso modo. La sua volontà di agire fa già sentire qualcuno sotto minaccia, infatti è stata paragonata dal Presidente del parlamento ungherese, László Kövér (Fidesz), al dittatore Nicolae Ceausescu sia per i suoi metodi d’inchiesta, sia perché afferma di voler aprire dossier in tutti gli Stati appartenenti alla Comunità, anche in quelli che non hanno ancora aderito all’EPPO (tra questi si trova infatti l’Ungheria). La lotta alla corruzione e alla frode avrà un ruolo rilevante specialmente in tempi di pandemia, dove c’è molta più flessibilità, meno rigore e si aspettano tante frodi in campo sanitario. La sfida che aspetta Laura Codruta Kovesi è di una grandezza colossale, in più, la procuratrice dovrà resistere a pressioni provenienti da diversi stati europei e da autorità ben più influenti di quelle già trovate sulla sua strada. 

La sua forza di volontà e le lotte che ha dovuto intraprendere in Romania fanno pensare alla vicina Repubblica di Moldova e alla sua presidentessa Maia Sandu, che in questi giorni è alle prese con una crisi parlamentare causata dalla nomina alla carica di primo ministro di un’altra donna, la filoeuropea Natalia Gavriliţă. Sembra che anche la Repubblica di Moldova voglia iniziare una dura lotta contro la corruzione, anche in questo caso innescata da una donna.

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