CRISI CLIMATICA E FUTURO AL CENTRO DELL’ATTENZIONE DEL PROSSIMO CONSIGLIO

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I rappresentanti dei paesi del Consiglio Artico si riuniscono in Norvegia. L’incontro serve a preparare il campo al Consiglio che si terrà a Reykjavik a maggio. Sul tavolo la questione della crisi climatica e relative ipotesi di risoluzione.

Tutto pronto per la riunione preliminare del Consiglio Artico in Norvegia. Nell’agenda delle delegazioni presenti, questioni importanti relative al futuro dell’Artico, ma anche e soprattutto alla crisi climatica. L’incontro ha subito delle interferenze  a causa della situazione pandemica, ma avrà comunque luogo il 14 aprile, per terminare il giorno successivo.

Alla riunione parteciperanno i rappresentanti di Russia, Canada, Stati Uniti, Norvegia e Danimarca, oltre i delegati delle popolazioni indigene ed i paesi osservatori. Una fase preliminare per elaborare il tutto, allo scopo, essenzialmente di delineare la struttura del messaggio che dovrà arrivare al Consiglio Artico di quest’anno, il quale avrà luogo a Reykjavik il 19 e 20 maggio.

L’intento base dell’agenda è quello di combattere il riscaldamento globale. Sicuramente sul tavolo ci sarà spazio di discussione sulla fase attuativa degli accordi di Parigi sul clima, ma anche la COP26. Si valuterà la possibilità di proporre i paesi artici come guida nell’ambito del progetto COP26.  

Questo è quanto dichiarato dal delegato parlamentare norvegese Eirik Sivertsen.  Sarebbe molto interessante la prospettiva di un Artico considerato come guida per la risoluzione di questo problema. Tuttavia, se davvero il Consiglio Artico vuole proporre la regione in questo ruolo, i ritmi sono serrati e le scadenze ben precise. La conferenza COP26 avrà luogo a Glasgow in Scozia, a novembre. Il tempo stringe. 

Non c’è da stupirsi che l’oggetto della discussione sia partito dalla Norvegia. Il paese, notoriamente propenso alla promozione di stili di vita sostenibili per il pianeta, potrebbe guidare questa iniziativa nel proporre accelerazione e concretezza nella lotta al cambiamento climatico. I dati d’altronde sono preoccupanti.

Si registra infatti che nonostante i lockdown dei vari paesi e la conseguente riduzione degli spostamenti, è aumentata ancora la presenza di metano ed anidride carbonica. Cosa c’è da aspettarsi dall’incontro di aprile? Potrebbe emergere qualcosa di interessante. Potrebbero essere gettate le basi per un progetto a lunga scadenza.

Oppure potrebbero emergere nuove proposte per nuove iniziative atte a ridurre le emissioni nocive o promuovere rinnovamenti in funzione ecologica e sostenibile. Qualunque cosa emerga, potrebbe essere in cima all’agenda del prossimo Consiglio Artico. 

Ciò che andrà verificato, nel medio e lungo termine sarà la fattibilità della prosecuzione della vicenda. Nella riunione di maggio a Reykjavik, l’Islanda consegnerà alla Russia la presidenza del Consiglio artico per il periodo 2021-2023. Con le redini della questione in mano a Mosca, bisognerà capire se la questione riscaldamento globale rimarrà ancora al primo posto nell’agenda del Consiglio e se, l’iniziativa di porre nuove limitazioni alle emissioni potrà divenire tale, o rimanere semplice proposta.

Questo non vuol dire che da Mosca ci sia avversione dichiarata nei confronti di questo tema. Si deve però considerare, che la Russia ha  a cuore la propria strategia, che consiste nell’intensiva attività estrattiva di idrocarburi. 

Tuttavia Mosca non è sola in questo. Anche la Norvegia si fregia di essere un grande produttore di petrolio, proprio nelle regioni artiche. Il caso della Norvegia o della Russia sono esplicativi della complessità che il tema della crisi climatica porta con sé.

Su una necessità di risposta globale al fenomeno, sembrano tutti concordi, senza volere però rinunciare ad interessi energetici e, nella fattispecie, strategici. Su questo tema quindi, il Consiglio Artico di maggio avrà un nuovo banco di prova. Anche questa volta i rappresentanti dei vari paesi dovranno dimostrare se, a prevalere, sarà una logica multilaterale, in vista della persecuzione di un obiettivo comune, oppure, ancora una volta i particolarismi dei singoli paesi. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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