SFRUTTAMENTO ROTTE DEL NORD, TUTTI D’ACCORDO?

L’incidente del Canale di Suez ha evidenziato l’estrema dipendenza del commercio marittimo globale dai colli di bottiglia diffusi in tutto il mondo. Gli operatori del settore allora guardano a Nord per cercare delle vie alternative. Ma la Mediterranean Shipping Company (MSC) dichiara, in controtendenza, di non voler approfittare dello scioglimento dei ghiacci per aumentare i profitti.

La convergenza dello scioglimento dei ghiacci e del recente incagliamento del colosso della Evergreen nel canale di Suez hanno acceso i riflettori sulle possibilità che le rotte del Nord offrono agli operatori del settore marittimo per ridurre tempi di percorrenza e differenziare così le rotte di approvvigionamento delle merci su scala globale.

In controtendenza con l’entusiasmo che gravita intorno alle opportunità che il Nord sta mano mano schiudendo, si registrano anche delle svolte più ecologiste che intendono pensare uno sviluppo che sia consapevole dei rischi.

Dalla Groenlandia arriva il successo del partito Inuit Ataqatigiit, che osteggia l’avvio del progetto di sfruttamento di terre rare nel Sud dell’isola a causa del forte impatto ambientale sul delicato ecosistema isolano. Un no a sostegno della protezione ambientale e della riduzione del fenomeno del black carbon (che riduce sensibilmente l’effetto albedo) arriva anche dalla compagnia di shipping globale Mediterranean Shipping Company (MSC). 

Soren Toft, CEO della compagnia, si esprimecosì: “As a responsible company, this was an obvious decision for us, MSC will not seek to cut through the melting ice of the Arctic to find a new route for commercial shipping and I consider this a position the whole shipping industry must adopt. Some of our peers have already made the same commitment to put the preservation of the Arctic environment ahead of profits. The Northern Sea Route is neither a quick fix for the current market challenges, nor a viable long-term strategy.

Una ferma presa di posizione di un colosso dello shipping globale che è in forte controtendenza con il trend globale che vede, per esempio, il progetto russo di Yamal LNG raggiungere, poche settimane fa, la fatidica cifra di 50 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto trasportate lungo la Northern Sea Route grazie al passaggio di circa 658 gasiere. 

Una presa di posizione che può esser un monito per le compagnie del settore, oltre che per i policy maker, verso un approccio consapevole dei rischi che l’impulso delle rotte del Nord porta con sè.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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