ELEZIONI IN BULGARIA: PROTESTE E CALO DI CONSENSI PER BORISOV

Il 4 aprile si sono tenute le elezioni per la formazione del parlamento in Bulgaria, e sono state accompagnate da alcune polemiche. A vincere è stato il GERB, partito di destra già al governo, ma in mancanza della precedente coalizione la formazione di un governo non si prospetta un compito semplice.

La questione della libertà di stampa 

Nelle settimane che hanno preceduto le elezioni, le organizzazioni che difendono la libertà di stampa hanno cercato di porre l’attenzione dei politici e degli elettori sulla situazione preoccupante in cui versa l’informazione bulgara da ormai diversi anni. La difficoltà dei cittadini bulgari ad accedere a un’informazione libera sulle vicende politiche del proprio paese è risultata essere una questione preoccupante soprattutto alla vigilia delle elezioni per l’Assemblea generale del paese.

Nonostante il primo ministro Bojco Borisov abbia affermato che in Bulgaria la libertà di stampa sia in ottimo stato, il paese balcanico è all’ultimo posto della classifica compilata in base all’indice di libertà di stampa dall’ong Reporter senza frontiere. Sono infatti stati diversi gli episodi di intimidimento registrati nel 2020 ai danni di giornalisti bulgari critici verso l’operato del governo. 

Considerata la situazione di crisi in cui versa la Bulgaria, anche esterna all’emergenza sanitaria, possiamo aspettarci che la questione non verrà trattata come una priorità dal parlamento appena formato.

Tensioni tra il presidente Radev e il premier Borisov

Le tensioni tra il presidente Radev e il primo ministro Borisov sono una questione tutt’altro che segreta all’opinione pubblica. Il presidente Radev è in particolare molto critico verso la mancate azioni intraprese dal governo nella lotta alla criminalità e alla corruzione. 

Nei rapporti tra il presidente e il premier bulgaro appaiono le prime tensioni in particolare dal 2019, quando l’ex vice-procuratore Geshev venne nominato procuratore generale. Il presidente Radev inizialmente non accettò la nomina di Geshev, membro del GERB, lo stesso partito del primo ministro Borisov.

Solo dopo l’ulteriore approvazione di Geshev da parte del consiglio il presidente è stato obbligato ad approvarne la nomina. Il neo procuratore generale ha poco dopo chiesto alla Corte Costituzionale di avviare un procedimento per revocare l’immunità di cui gode il presidente della Repubblica. 

Oltre a ciò, sono numerosissimi gli ulteriori episodi di tensione e scambi di accuse tra i due, che non restituiscono certo un’immagine di unità del paese in un momento difficile sotto molti aspetti per la popolazione bulgara. 

Proteste da parte dei cittadini e accuse di corruzione 

Il malcontento della popolazione è giustificato dai tanti problemi del paese baltico e da un governo spesso incapace di fornire soluzioni concrete. Già da luglio la popolazione bulgara ha dato vita a numerose proteste in piazza contro il governo di Borisov, accusato di corruzione e scarsa trasparenza verso i cittadini.

La Bulgaria infatti appare tra i paesi europei in cui corruzione e criminalità sono più diffuse, oltre che il paese più povero dell’Unione. Le proteste, in cui si sono registrati anche scontri tra polizia e manifestanti, chiedevano le dimissioni di Borisov. 

Le elezioni tenutesi il 4 aprile, seppur vinte dal partito di Borisov, hanno registrato il 26% dei consensi contro il 32,6% delle precedenti elezioni, dimostrando il calo di consensi a favore del partito di governo tra gli elettori, il peggior risultato nel decennio. 

La formazione del nuovo governo

Nonostante la preoccupante situazione sanitaria in Bulgaria in riferimento al numero di morti e alle dosi di vaccini effettuate, l’affluenza alle urne non è diminuita rispetto alle precedenti elezioni. 

A seguito della vittoria, quello che spetta ora al GERB è trovare un’alleanza che gli permetta la formazione del governo, compito che non si prospetta semplice data la frammentazione del voto, la crescita dei partiti populisti, le forze anti-corruzione, la tensione con il presidente delle Repubblica e il mancato supporto della vecchia alleanza.

Alcuni dei partiti che formavano la precedente alleanza con il GERB non hanno infatti superato la soglia di sbarramento per l’ingresso in parlamento, mentre altri semplicemente non supportano più la precedente forza di governo.

Un possibile scenario potrebbe essere quello di un governo tecnico supportato dalle principali forze in parlamento. Questo però andrebbe ad aggiungere ulteriore instabilità politica ad un paese già fragile sotto questo punto di vista, così come la possibilità di nuove elezioni entro un anno. 

Un risultato interessante è che un terzo dei seggi occupati oggi in parlamento appartengono a partiti non presenti precedentemente, il che può essere un indice della scontentezza degli elettori bulgari nei confronti dei propri rappresentanti politici.

Ciò si può desumere anche dal buon risultato ottenuto dal partito ITN guidato da un uomo di spettacolo, Slavi Trifonov, che ha rappresentato la sorpresa di queste elezioni ed è sicuramente distante dai vecchi volti politici non benvoluti. L’inaspettato successo di Trifonov non può che essere interpretato come un voto di protesta che complica ulteriormente la situazione politica bulgara.  

Il GERB insomma esce dalle elezioni più da perdente che da vincitore, pur collezionando più consensi rispetto al partito tradizionalmente all’opposizione, il BSP (partito socialista bulgaro), grande sconfitto di queste elezioni. 

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