ALGERIA: L’ARMS RACE DI MATRICE RUSSA

Credits: https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-34.jpg

L’odierno approvvigionamento di dotazioni belliche pare ricalcare le dinamiche che hanno contraddistinto gli anni della Guerra Fredda Questa volta ad essere coinvolti in prima persona ci sono però quelli che un tempo sarebbero ricaduti sotto la definizione di stati cuscinetto o aree di influenza. 

Il legame tra Algeria e Russia affonda le sue radici nel passato; fin dai tempi della lotta per l’indipendenza, dunque prima ancora che venisse proclamato lo Stato che è oggi, l’allora URSS fornì il proprio sostegno al popolo algerino. È dall’epoca che tra le due realtà si è instaurata una stabile cooperazione che abbraccia diversi settori: da quello economico alle infrastrutture passando per l’energia fino ad arrivare all’ambito militare.

Dopo la firma della dichiarazione di partenariato strategico dell’aprile del 2001, Putin è riuscito ad imprimere un nuovo slancio  alle relazioni bilaterali con il Paese nordafricano grazie alla cancellazione del debito contratto con l’ex Unione Sovietica convertito in un impegno d’acquisto in armamenti russi per un importo di 7,5 miliardi di dollari. Ciò che lascia sbalorditi è che l’Algeria dal 2006 al 2018 abbia speso ben più della cifra pattuita: le commesse militari con Mosca hanno superato il volume d’affari di 13,5 miliardi di dollari.

Grazie alle forniture russe l’Algeria si è assicurata negli anni un esercito che nel Continente è secondo solamente a quello egiziano. Nella classifica delle forze armate più potenti al mondo si colloca addirittura alla tredicesima posizione; oltre ad essere dotata della flotta di sottomarini più consistente dell’Africa è in possesso del potente Iskander, il più sofisticato e moderno missile balistico in circolazione nel contesto arabo.

Dopo aver iniziato il nuovo anno con l’inaugurazione proprio in Algeria della prima registrazione in Africa del vaccino Sputnik V, è stato ufficializzato al termine di otto lunghi anni di negoziati l’accordo per la modernizzazione del al-Quwwat al-Jawwiyya al-Jaza’iriyya [Aeronautica Militare Algerina]. Più volte era stato millantato da numerose indiscrezioni l’ordine di quattordici caccia multiruolo di quinta generazione Su-57. Dopo il lancio della produzione negli impianti di Novosibirsk di Sukhoi  del primo lotto di Su-34 è ormai chiaro che sarà invece l’anatroccolo – come viene definito dai russi per il disegno del suo muso – a ringiovanire la flotta aerea di Algeri.

Pur non essendo formalmente coinvolta in nessun conflitto in questa maniera l’Algeria si conferma al terzo posto, dopo India e Cina, tra i maggiori importatori di armamenti militari russi. 

Nella dottrina clausewitziana la politica estera di uno Stato non può trascurare a priori la possibilità di una guerra dal momento che questa rappresenta un’eventualità più o meno remota a seconda dei tempi e delle circostanze.

Per citare l’antesignano dei teorici che concepiscono la guerra in subordinazione al dominio della politica, sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità. E proprio la condivisione di questa logica pare spingere sempre più Stati verso il parossistico trend della corsa agli armamenti che sta dominando gli ultimi anni. 

Il panorama mondiale odierno sembra somigliare tragicamente a quello che contraddistinse il periodo della Guerra Fredda ad eccezion fatta per il numero degli attori in gioco e il nome di alcuni di essi. Gli obiettivi delle potenze tornano ad essere ancora una volta le strategie per il rafforzamento delle sfere di influenza e gli investimenti in ambito bellico. 

Lo scenario geopolitico si è arricchito di nuovi spazi e oggi c’è una regione intera che ribolle: il Nord Africa. In quest’ottica assicurarsi la capacità di sovraintendere i rapporti di forza della sponda meridionale significa gestire gli equilibri del Mediterraneo. Questo la Russia di Putin lo sa bene ed è proprio in quest’ottica che continua a puntare nella cooperazione militare con Algeri.

Oggi le commesse di forniture militari vengono impiegate come espedienti di politica estera per accrescere la propria influenza. Non rappresentano altro che dei messaggi, un deterrente. Nonostante lo smisurato possesso di munizioni e dotazioni  paradossalmente non si combatte più frontalmente, gli eserciti sono diventati strumenti di potenza politica.

Aleggia nell’aria un clima di sfida che ha reinnescato il meccanismo di rapporti di forza su cui reggeva il sistema ai tempi della Guerra Fredda.

Così mentre l’interesse esclusivo delle Organizzazioni Internazionali appare essere quello per il perseguimento dei diritti umani, della tutela ambientale e della pace, gli investimenti in materia bellica mettono in rilievo come l’attenzione degli Stati siano concentrati in tutt’altro verso.

2 Comments

  1. Un articolo molto ben scritto, chiaro, ben documentato e interessante, anche perché non ho sentito queste informazioni da nessun’altra fonte. Buon giornalismo. Complimenti.

  2. Una analisi molto interessante sul peso politico militare degli armamenti nella strategia dei Paesi Arabi se comparato ad esempio a quello degli Emirati, dell’Arabia Saudita e dell’Iran.

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