TORNA LA GUERRA NEL DONBASS

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Da mesi si parla di una possibile ripresa del conflitto nell’est ucraino, ma fra smentite e dubbie conferme, viene da chiedersi se, veramente, i principali contendenti, Mosca e Kiev, siano davvero disposti a rompere lo status quo. 

Qualche settimana fa, avevamo accennato alle voci che danno per imminente una ripresa delle ostilità nell’est ucraino; da allora, sono aumentati i segnali che spingono verso quest’ interpretazione; ma al contempo ci si chiede se vi sia effettivamente la volontà di proseguire.

Dall’accordo di Minsk del 2014, che ha congelato il conflitto per 6 anni, sono state numerose le occasioni in cui una delle parti coinvolte ha accusato l’altra di aver violato i termini del “cessate il fuoco”. Finora, queste accuse sono cadute nel vuoto e non hanno provocato significative variazioni.

Ci sono diverse motivazioni che depongono per una ripresa del conflitto, a partire dall’intensificarsi degli scontri che hanno portato la morte di 23 soldati dall’inizio dell’anno (due solo la scorsa settimana), all’esercitazione per 600 riservisti da parte ucraina, senza dimenticare l’ammassamento di truppe da parte di Mosca al confine come denunciato da Kiev, con code di mezzi militari di ogni genere per un totale (secondo il comandante dell’esercito ucraino) di 20 mila unità e che ha immediatamente innescato la risposta della Nato, alla quale Kiev partecipa come membro del partenariato rafforzato.

In realtà, sono i fattori interni alla politica ucraina che più di tutti proseguono in questa direzione. Infatti, il presidente Zelenskyy ha visto un calo di consensi a due anni dall’inizio della sua presidenza dovuto anche all’impossibilità di riportare la pace nel paese, come invece promesso in campagna elettorale. 

Inoltre, la strategia politica non sembra aver portato i suoi frutti e sono numerose le proteste da parte dei gruppi nazionalistici che considerano la politica portata avanti nell’est troppo morbida.

Dunque, la volontà di ricompattare l’opinione pubblica sembrerebbe una motivazione valida per cercare di aumentare il sostegno popolare a Zelenskyy, che dalle opposizioni viene insidiato dalla richiesta di elezioni anticipate e pertanto, una ripresa del conflitto sarebbe funzionale ad una ricompattazione dell’opinione pubblica, come successo in Russia dopo le sanzioni nel 2014.

Ma non è detto che questa scelta sia in grado di portare i risultati sperati, infatti sia a Kiev che a Mosca una ripresa del conflitto risulterebbe altamente impopolare, vanificando gli obbiettivi. 

Secondo alcuni la recente tensione andrebbe letta come una strategia volta a recuperare i consensi, ma senza arrivare alle estreme conseguenze; da parte russa, invece, potrebbe essere letta anche come un ulteriore avvertimento all’Europa, nel contesto delle crescenti tensioni.

Non resta che aspettare gli inizi di maggio data, secondo alcuni analisti, più gettonata per una eventuale ripresa del conflitto. 

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