L’IMPRONTA AMBIENTALE CINESE NEI BALCANI

BELGRADE, SERBIA - JANUARY 17: A commuter waits to crosses a street as air pollution dominates the sky over Belgrade, Serbia on January 17, 2020. Milos Miskov / Anadolu Agency

Gli investimenti Cinesi nell’area dei Balcani si stanno rivelando altamente dannosi per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica e il loro conseguente impatto ambientale e sociale nella regione. 

La maggior parte dei paesi dei Balcani occidentali dipende dal carbone di lignite per la produzione di elettricità. Per questo motivo la Cina, comprendendo il vantaggio economico e geopolitico di possibili investimenti nella regione, ha offerto un’alternativa finanziaria interessante.

Infatti, a differenza dell’Unione Europea, della Banca mondiale e di altri istituti di credito che hanno deciso di ridurre gli investimenti in progetti che coinvolgono l’uso del carbone, nell’ultimo decennio Pechino ha iniettato circa 14 miliardi di dollari in finanziamenti nella regione.

Gli investimenti sono stati promossi sotto forma di sovvenzioni, prestiti per lo sviluppo, acquisizioni di attività nazionali e accordi di franchising. Ad oggi, i prestiti cinesi relativi a progetti energetici e infrastrutturali rappresentano circa il 5,6% del PIL della regione. L’obiettivo finale di questo ambizioso piano è migliorare la connettività della Cina con il resto del mondo.

In particolare, i Balcani occidentali svolgono un ruolo importante come potenziale corridoio di transito per le merci cinesi per raggiungere i mercati europei.

Tuttavia, questi investimenti sono problematici. Poiché questi Stati non fanno ancora parte dell’Unione Europea, non sono soggetti ai suoi standard ambientali.

Per questo motivo, gli investimenti in carbone e combustibili fossili potrebbero rappresentare un ostacolo alla futura adesione dei paesi all’Unione. Inoltre, se questi ultimi otterranno l’adesione, potrebbero dover incorrere in costosi aggiornamenti delle centrali a carbone esistenti per essere conformi agli standard Europei.

Infatti, secondo la Direttiva Europea sulle Emissioni Industriali, principale strumento dell’UE che regola le emissioni inquinanti degli impianti industriali, tutte le centrali a carbone devono essere conformi alle migliori tecniche disponibili (MTD o BAT ‘Best Available Techniques’). Molti di questi Stati si erano già impegnati a ridurre l’inquinamento entro il 2018, ma da allora sono stati compiuti pochi progressi.

In conclusione, la Cina sta investendo denaro nella vecchia tecnologia con alcune delle emissioni più elevate nel continente. Sebbene il carbone fornisca alla regione energia a basso costo, le strutture impiegate sono vecchie, inquinanti, e altamente dannose per la salute degli abitanti della regione.

Un rapporto pubblicato dalla campagna Europe Beyond Coal ha rilevato che 16 centrali a carbone nei Balcani occidentali producono la stessa quantità di emissioni di 250 impianti dell’UE. I primi due impianti responsabili dei livelli di inquinamento più elevati si trovano in Serbia e Bosnia ed Erzegovina.

Per concludere è anche importante sottolineare che, a parte l’impatto ambientale, anche l’importo di cui le comunità locali beneficiano dai finanziamenti cinesi è limitato. Pechino fornisce spesso i materiali da costruzione e la manodopera per la maggior parte dei suoi progetti come condizione per questi prestiti. Quindi non solo questi progetti sono dannosi per la qualità dell’aria, ma presentano anche un vantaggio locale e sociale limitato.

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