IL MOZAMBICO PRIVATIZZA IL CONFLITTO NEL NORD DEL PAESE

Credits: https://www.internazionale.it/notizie/joseph-cotterill/2021/03/19/mozambico-mercenari-jihadisti

Maputo ha privatizzato il conflitto nel Paes, per cercare di salvaguardare gli investimenti stranieri nei giacimenti di gas, unico progetto economico a lungo termine del Paese

Gli avvenimenti più recenti

L’immagine mostra un campo allestito a Matuge, nel nord del Mozambico, appositamente per accogliere la popolazione costretta a fuggire dalla provincia di Cabo Delgado a causa dell’inasprirsi dei conflitti e dell’avanzare della minaccia jihadista.

Questo è avvenuto a seguito di numerosi attacchi nei confronti della popolazione da parte di Al Shabaab nei primi mesi del 2021. Già durante gli attacchi del 2020 il Governo di Maputo, non avendo le risorse necessarie per garantire un esercito Nazionale ben equipaggiato e numeroso, si era affidato a contractor militari sudafricani per respingere la minaccia. La compagnia militare sudafricana incaricata, la DYG (Dyck Advisory Group), è stata però accusata di aver sparato indistintamente su civili e militanti armati. Lo studio che ha condannato la DYG è stato condotto da Amnesty International, che ha sostenuto inoltre che, esattamente come Al Shabaab, né le forze di sicurezza nazionali né le milizie private agiscono nel rispetto dei civili e dei diritti umani, non discostandosi molto dai terroristi.

La linea adottata dal Governo di Maputo è stata fin dal 2017 quella del pugno di ferro: gli attacchi gratuiti alla popolazione musulmana, alle moschee e ai sospettati di avere legami con le cellule terroristiche sono stati all’ordine del giorno fin dal principio, sia da parte dell’esercito nazionale, sia delle forze mercenarie assoldate. Il Governo ha inoltre nascosto la gravità della situazione all’Occidente, minimizzando e parlando di disordini locali. 

A seguito degli attacchi del 2021, l’appoggio delle milizie private è aumentato. Il governo ha affiancato i mercenari alle forze governative definendo queste ultime demoralizzate e provate dai numerosi attacchi, cercando di nascondere la debolezza del Governo di fronte alla minaccia, nonché la mancanza di fondi necessari ad armare e rifornire le truppe statali.

La minaccia jihadista sul territorio è presente da ormai più di tre anni e gli studiosi hanno ipotizzato che tre anni sia il lasso di tempo necessario ad una cellula terroristica per radicarsi in un territorio. I fatti sembrano dimostrare la tesi, tanto che gli Usa hanno inserito i ribelli mozambicani nella lista dei gruppi terroristici stranieri.

Perché il Mozambico è un terreno fertile per Al Shabaab?

Per capire perché il territorio si sia dimostrato adatto al radicamento di Al Shabaab, bisogna tenere conto della dimensione economica e sociale. Il Mozambico è uno Stato vasto con una popolazione numerosa. L’economia non è trainata dall’industrializzazione, l’agricoltura e la pesca sono i mezzi di sostentamento della popolazione e quello su cui le Nazioni Unite puntano per porre fine alla fame nel Paese e rilanciare uno sfruttamento sostenibile delle risorse. Le risorse naturali sarebbero una grande attrazione turistica, se non fosse che si tratta di un Paese eccessivamente pericoloso da tre anni a questa parte. Ciò che ha determinato la fortuna/sfortuna del Paese è stata la scoperta dei giacimenti di gas naturale nel nord del territorio, al confine con la Tanzania e che sono diventati un’enorme attrazione per gli investimenti esteri. La compagnia francese Total ha dato inizio a un progetto da 20 miliardi di dollari nel 2020, l’Eni in consorzio con l’americana ExxonMobil ha investito 7 miliardi nel 2017 e intende investirne altri 25 nel 2022. 

Questi investimenti porteranno al Mozambico un’entrata di 100 miliardi di dollari, ma nel frattempo il Governo intende istituire un Fondo Sovrano che aiuti a minimizzare gli shock negativi dovuti alla fluttuazione dei prezzi delle materie prime e a rilanciare e diversificare l’economia riducendo la povertà. È chiaro che questo rappresenti l’unico progetto a lungo termine del Paese in ambito economico, da cui dipendono lo sviluppo economico e sociale. Per questa ragione il Presidente Filipe Nyusi si è rivolto alle milizie private, tentando di evitare il supporto e l’ingerenza di eserciti africani o occidentali, che avrebbero dimostrato l’insicurezza del territorio e la debolezza del Governo. Inoltre, non esiste solo il rischio che gli investitori si ritirino o rimandino l’inizio dell’estrazione del gas, ma anche che Stati che contribuiscono alla difesa dei giacimenti dalla minaccia jihadista avanzino successivamente pretese sugli stessi giacimenti. 

Tuttavia, la scelta della milizia privata non sembra evitare ogni tipo di problema. A seguito dell’attacco indistinto a civili e jihadisti da parte della DAG, il Governo si è affidato al gruppo russo Wagner, ma i soldati inviati sono stati sconfitti rapidamente. Uno Stato sovrano ha una popolazione permanente, un territorio definito e non è dipendente né sottoposto a nessun altro potere. Non riuscire a garantire la sicurezza sul territorio e dipendere dall’aiuto di milizie mercenarie, palesa la debolezza delle istituzioni centrali e, conseguentemente, di quelle periferiche che non hanno la capacità e i mezzi per fronteggiare le rivendicazioni locali in uno Stato in cui queste sono all’ordine del giorno. A causa di questa incertezza la compagnia francese Tol ha momentaneamente e parzialmente sospeso le attività, rischiando di posticipare l’inizio dell’estrazione previsto per il 2025, sottolineando la necessità che sia il Governo ad avere il controllo del territorio e non le milizie private.

La situazione del Mozambico è un cane che si morde la coda: da un lato gli investimenti esteri sono necessari per rilanciare l’economia e migliorare le condizioni di vita di una popolazione, soprattutto giovane, emarginata e senza prospettive che trova in Al Shabaab una via di fuga e un’opportunità. Dall’altro, per garantire la sicurezza necessaria a preservare gli investimenti esteri destinati all’estrazione del gas naturale bisogna frenare l’avanzata jihadista sul territorio. Per fare ciò, non trattandosi lo Stato Islamico di un’organizzazione verticistica, ma di un insieme di singole cellule che condividono l’ideologia di base, è necessario privare le suddette cellule degli input che permettono loro di crescere e proliferare. Si tratta di frenare le transazioni di denaro dei sostenitori e di far venire meno le condizioni sociali che rappresentano un’opportunità di reclutamento per lo Stato Islamico. Questo significa garantire l’accesso all’istruzione e ai servizi alla popolazione, anche e soprattutto nelle zone rurali e mettere a punto un progetto di sviluppo economico a lungo termine, in modo da garantire un futuro ai giovani. Certo è che questo diventa ancora più difficile se le risorse che trainerebbero lo sviluppo economico rappresentano anche il centro dell’interesse delle cellule terroristiche, che appropriandosene gestirebbero i flussi di denaro ad esse associate. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from AFRICA