IL GUATEMALA A UN ANNO DALL’INSEDIAMENTO DEL PRESIDENTE GIAMMATTEI

Credits: Wikimedia Commons

A poco più di un anno dal suo insediamento, il Presidente del Guatemala Giammattei si è già ritrovato ad affrontare sfide molto complicate, uscendone con un crollo verticale della propria popolarità.

Alejandro Giammattei Falla, 64 anni e di professione medico, è diventato Presidente del Guatemala il 14 gennaio 2020, alla sua quinta candidatura. L’attuale capo del governo ha ereditato un paese sull’orlo del baratro, una democrazia massacrata dagli scandali di corruzione che hanno investito i due presidenti in carica prima di Giammattei: Otto Pérez Molina e Jimmy Morales. 

Morales ha rappresentato per moltissimi guatemaltechi il fallimento della lotta istituzionale alla corruzione, un presidente partito con circa il 90% della popolarità e finito con meno del 20%. La parabola del Presidente Giammattei sembra analoga a quella del suo predecessore, infatti, in questo anno di mandato il crollo del consenso è stato vertiginoso e i motivi di ciò sono molto simili a quelli che hanno portato al termine la carriera politica di Morales.

La vittoria di Giammattei è stata, a suo modo, sorprendente; potendo contare su un consenso di base intorno al 13%, il candidato di centro destra ha ottenuto il mandato principalmente a causa dell’impopolarità della sua avversaria: Sandra Torres Casanova, ex first lady tra il 2008 e il 2011. Torres è vista come simbolo della vecchia politica, più che first lady è stata protagonista dell’agenda dell’ex presidente ed ex marito Alvaro Colom. 

Solo grazie al divorzio Torres è riuscita a candidarsi al ruolo di presidente, infatti, in Guatemala non è consentito ai coniugi di ex presidenti di ricoprire la più alta carica statale. L’escamotage del divorzio e alcune accuse riguardo il finanziamento della precedente campagna elettorale hanno reso Torres un simbolo della corruzione istituzionale agli occhi degli elettori. Giammattei è riuscito a porsi come riferimento post ideologico di tutti i cittadini disillusi dallo status quo e cavalcando questo sentimento ha sconfitto l’ex first lady al secondo turno delle elezioni nazionali. 

In questo primo anno di mandato, Giammattei non ha soddisfatto le aspettative degli elettori che era riuscito ad intercettare nei mesi di campagna elettorale. Le sfide affrontate dall’ex medico in poco più di un anno sicuramente avrebbero messo in difficoltà anche il più fine statista, ma le risposte date dall’amministrazione non hanno fatto altro che allontanare, pezzo dopo pezzo, il suo elettorato. I dati che emergono dai sondaggi sono impietosi: dall’80% di consenso Giammattei, in 14 mesi circa, è passato al 25% e l’emorragia è tutt’altro che rientrata. 

Il primo elemento da analizzare per comprendere il fallimento del Presidente Giammattei è la reazione guatemalteca alla pandemia. Per quanto riguarda la diffusione del virus, i dati non descrivono una situazione particolarmente grave rispetto al resto della regione, anzi, il numero di morti è contenuto. 

In realtà questi numeri non sembrano del tutto affidabili, l’attenzione del sistema sanitario e del governo rispetto alle periferie indigene è stata scarsa e le conseguenze precise che la pandemia ha avuto in queste aree restano sconosciute. La vera tragedia sociale nasce dalla risposta data dal governo alla conseguente crisi economica.

Dei circa $3.850 milioni destinati a sussidi e investimenti, sembrerebbe che solo il 15% sia stato erogato realmente, lasciando milioni di persone senza nessun contributo. In un paese dove la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, le conseguenze sono state e saranno ancora più devastanti.

Ad aggravare la situazione, il Guatemala nell’ultimo anno ha subito il passaggio di ben due tempeste tropicali: Eta e Iota. Eta, la più devastante tra le due, ha causato la morte di circa 120 persone, molte delle quali a San Cristobal Verapaz, dove centinaia di abitazioni di indios sono state sommerse da una gigantesca frana.

Nonostante Iota non abbia avuto le stesse conseguenze in termini di decessi, il tempismo con cui ha immediatamente fatto seguito al passaggio di Eta, è risultato disastroso. Iota ha completato l’opera di devastazione di molte periferie rurali e dei raccolti agricoli, lasciando senza casa e lavoro migliaia di persone.

L’episodio che più di qualsiasi altro ha contribuito a minare la credibilità del governo Giammattei è l’approvazione della legge di bilancio a novembre 2020. La legge prevede il più grande investimento pubblico della storia del Guatemala, ma a far infuriare i cittadini guatemaltechi sono la destinazione degli investimenti e la provenienza delle risorse.

Gran parte dei fondi sembrerebbe non avere uno scopo preciso e se il 25% proviene da un aumento del debito pubblico, un’altra parte delle risorse deriva da tagli a sanità, lotta alla fame infantile e tutela dei diritti umani. Tra gli investimenti previsti si riserva una quota destinata all’aumento dei compensi per i parlamentari attraverso rimborsi alimentari.

Leggendo i provvedimenti della legge di bilancio è inevitabile rimanere basiti rispetto a un’iniziativa così politicamente impopolare e insostenibile. Pensare di tagliare durante una pandemia i fondi agli ospedali pubblici, aumentando parallelamente quelli destinati ai sussidi per parlamentari sembrerebbe una scelta incomprensibile, ma è necessario dare un contesto a queste scelte. 

Il Guatemala è un paese che versa nel totale caos politico almeno dal 2015, anno in cui l’allora presidente Pérez Molina si è dimesso a causa dello scandalo “La Linea”. Da quel momento il Parlamento è diventato succube degli interessi di ciò che in Guatemala viene chiamato “El Pacto de Corruptos” (patto dei corrotti), un’alleanza tra politici, parte del settore privato e mafie del narcotraffico, che esercita pressione sui governanti per tutelare ed incentivare i propri interessi. Nel caso della “finanziaria”, l’azione di lobbying si è concentrata, ad esempio, sull’erogazione di fondi per le infrastrutture che avrebbero sbloccato ricchi appalti.

il Congresso ha provato a deliberare velocemente riguardo alla legge di bilancio, ma i cittadini hanno risposto con grande rabbia ai tentativi della politica di lucrare anche sulla pandemia. Nei giorni successivi alla discussione della legge migliaia di persone si sono riversate per le strade della capitale e una minoranza si è diretta verso il parlamento, occupandolo e lanciando bombe incendiarie all’interno.

In reazione alla rabbia sociale divampata, il vicepresidente Guillermo Castillo ha chiesto le dimissioni di Giammattei, così da ripristinare la governabilità della Nazione. Le dimissioni del Presidente non sono mai arrivate, ma il parlamento ha sospeso l’approvazione del testoper lavorare su alcune modifiche con i rappresentanti dei movimenti di contestazione. 

Il sostegno che Giammattei ha fornito al “Pacto”, nonostante la società civile chiedesse di porre il veto sulla legge di bilancio, ha sgretolato l’immagine del politico anticorruzione su cui il Presidente aveva a lungo investito. La carriera dell’ex medico sembra già giunta al capolinea, difficilmente troverà il modo di riprendersi dopo un anno così disastroso, ma i problemi del Guatemala non nascono di certo con Giammattei. Il movimento di piazza nato a novembre non chiede semplicemente le dimissioni del Presidente, ma anche della larga maggioranza dei parlamentari. 

Sta diventando chiaro agli occhi dell’opinione pubblica che è necessario un cambiamento radicale della democrazia guatemalteca, una rivoluzione di modello che estirpi le radici della corruzione e non solamente i suoi frutti.

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