L’AGROECOLOGIA: UN’OPPORTUNITÀ PER LE COMUNITÀ LOCALI

L’agroecologia non è solo una scienza e una pratica agricola ma è soprattutto un movimento sociale che incentiva le piccole comunità rurali a convertirsi in modelli innovativi e più resilienti per  affrontare le sfide dei cambiamenti climatici. L’Ue ha avviato il progetto AE4EU che realizzerà una rete europea tra i vari stakeholder.

L’agroecologia è una scienza che nasce intorno agli anni ’30 del XX secolo, quando l’agronomo russo Basil Bensin la utilizzò per indicare l’impiego di metodologie agroecologiche nella coltivazione di alcune specie di piante[1].

Nel corso degli anni questo concetto ha subìto una serie di trasformazioni e adattamenti che, in certi casi, lo hanno cambiato al punto tale da generare molta confusione tra i ricercatori nel riuscire a definirlo con più chiarezza.

L’agroecologia: non solo una scienza

Durante gli anni ’70, in risposta alle drammatiche conseguenze della Rivoluzione Verde sull’ambiente e sull’uomo, diversi movimenti socio-politici avevano portato in auge la necessità di un cambiamento radicale nel modo di gestire i sistemi agricoli.

L’uso massiccio dei pesticidi e dei fertilizzanti chimici, ai fini di un aumento intensivo della produzione agricola, aveva causato non solo dei danni ambientali (degrado del suolo, inquinamento, perdita della biodiversità) ma aveva intaccato anche gli equilibri socio-economici delle realtà locali. I piccoli produttori delle comunità rurali non erano più in grado di sostenere la concorrenza delle grandi industrie agroalimentari, il cui obiettivo esclusivo era il profitto[2], ed erano pertanto destinati a scomparire.

Con la nascita del concetto di “sviluppo sostenibile” (1987) e l’emergere di movimenti sociali in difesa dei produttori locali, l’agroecologia ha iniziato ad essere considerata come un’opportunità di riscatto per tutte le realtà rurali che stavano soffrendo delle sfide dettate dai cambiamenti climatici e dalle crisi economiche.

Negli ultimi trent’anni sono state organizzate numerose iniziative internazionali sul tema, grazie anche alla collaborazione della FAO che nel 2019 ha pubblicato un documento sull’agroecologia e sui principali elementi che la caratterizzano. Tra di essi emerge un’attenzione particolare a tutti quei processi partecipativi delle comunità rurali che, nel corso del tempo, si sono rivelati fondamentali per il loro stesso sviluppo.

L’agricoltura ed il cibo sono elementi fondamentali per l’uomo ed è quindi necessario convertire gli attuali sistemi alimentari in modelli innovativi che riescano a far conciliare, da una parte, la produzione e il consumo di cibo sano con il rispetto degli equilibri ecosistemici e, dall’altra, la valorizzazione della cultura e delle tradizioni alimentari locali con sistemi agroecologici diversificati in grado di affrontare meglio le sfide dei cambiamenti climatici[3].

Uno dei fattori che emerge con più forza da queste conferenze è che le comunità locali sono indispensabili per l’implementazione delle pratiche agroecologiche. Ciò è dovuto non solo perché sono quelle che materialmente le applicano ma anche perché hanno il potere di diffonderle e, attraverso un approfondimento delle conoscenze, di trovare soluzioni innovative e mirate ai problemi locali.

Nel corso della 142a plenaria avvenuta lo scorso 5 febbraio, il Comitato delle regioni (Cdr) ha pubblicato il proprio parere sul tema dell’agroecologia in Europa sostenendo la necessità di adottare delle politiche favorevoli all’agroecologia, anche in termini di creazione di reti tra aziende agricole di piccole e medie dimensioni, che possano rianimare i territori e rafforzare la coesione tra zone urbane e rurali[4].

Inoltre, esso ritiene che l’agroecologia sia una sorta di «agricoltura intelligente che combina prestazioni ambientali, economiche e sociali, nonché pratiche agronomiche e sociali risultanti da esperimenti innovativi, know-how e ricerca pubblica»[5]. In sintesi, l’agroecologia non è limitata alle sole pratiche agronomiche ma riguarda un contesto molto più ampio in cui rientrano diverse dimensioni[6].

La FAO infatti, nel suo documento, afferma che l’agroecologia può effettivamente realizzare il potenziale dei territori più svantaggiati per sostenere le loro popolazioni, il cui reddito è strettamente dipendente da esso.

Esempi di integrazione tra agroecologia e comunità locali

In Europa sono state intraprese diverse iniziative di natura agroecologica. Uno di questi progetti è il Ecollaures Participatory Guarantee System (Spagna) che ha come scopo la creazione di un sistema di Garanzia Partecipativa tra produttori e consumatori locali, sulla base dei principi di agroecologia e sovranità alimentare.

In poche parole, produttori e consumatori hanno voluto creare un sistema di mutuo riconoscimento della qualità della produzione alimentare locale che rispetta la difesa della biodiversità e promuove la cooperazione tra attori dello sviluppo locale. Questo tipo di progetti costringono le comunità a cooperare e a mostrare loro che il modello sostenibile dell’agroecologia può diventare concreto soltanto grazie alla creazione di spazi in cui le persone hanno la possibilità di conoscersi e di lavorare side by side.

La Spagna, a differenza di altri paesi europei, è un paese in cui l’agroecologia si è sempre praticata[7]. Per esempio, all’inizio degli anni ’90, molte delle università spagnole (soprattutto andaluse) avevano finanziato numerosi corsi e seminari universitari sulla tematica dell’agroecologia, che hanno contribuito a diffondere questo tipo di disciplina in molti altri settori economici[8].

Un altro esempio è la fattoria Moy Hill nella contea di Claire in Irlanda, in cui sono stati piantati circa 30.000 alberi per fungere da frangivento e che contribuiscono alla creazione di habitat idonei agli animali e alle coltivazioni. La sua politica di mercato è rivolta soprattutto ai consumatori locali e si avvale del sistema di Community Supported Agriculture (CSA), presente anche in alcune realtà italiane, grazie al quale i consumatori-soci possono beneficiare dei prodotti agricoli biologici prodotti dall’azienda.

È stato dimostrato come questo sistema «crea comunità, coinvolgendo attivamente il cliente, che diventa così sostenitore diretto ed è incentivato a scoprire l’azienda, partecipare alle sue attività, conoscere da vicino le filiere produttive»[9].

L’Ue e il progetto AE4EU

Con la nuova programmazione 2021-2027, l’Ue ha previsto una serie di riforme strutturali che gli Stati membri dovranno adottare per poter accedere ai fondi previsti dal NextGeneration EU e che consentiranno la transizione ecologica. L’Ue si è dimostrata, soprattutto negli ultimi anni, molto sensibile ai pericoli dovuti al surriscaldamento globale e alle conseguenze che questo può avere sulla società.

Già nel 2008 era stato previsto un pacchetto di misure per il clima e l’energia (Europa 2020) e, nell’ambito del Green Deal europeo, nel settembre 2020 sono stati ridefiniti i punti del quadro europeo 2030 che hanno come obiettivo principale la realizzazione di un’economia climaticamente neutra.

Nel gennaio 2021, l’Ue ha avviato il progetto AE4EU (Agroecology For Europe) che nei prossimi tre anni avrà lo scopo di creare una rete europea di agroecologia tra i vari stakeholder europei. L’obiettivo principale è quello di accelerare i processi di transizione ecologica degli attuali sistemi agricoli, mappando le reti esistenti ed eventualmente individuare le condizioni per crearne di nuove, sempre in un’ottica di scambio e diffusione di buone pratiche[10].

Il progetto coinvolgerà 12 partner europei e adotterà un approccio multidisciplinare ed intersettoriale. Saranno creati dei Living Labs che riuniranno le migliori idee provenienti da tutti gli attori coinvolti e grazie ai quali si potranno formulare soluzioni innovative da applicare nei diversi contesti.

Ciò che risulta importante è la volontà delle istituzioni di creare un nuovo tessuto sociale europeo attorno alla tematica dell’agroecologia ed in tal modo, aiutare le stesse nell’elaborare delle politiche più mirate e in grado di favorire la resilienza delle piccole comunità verso i fenomeni climatici ed economici più imprevedibili.

L’approccio agroecologico è una grande opportunità per tutte le comunità locali di convertire i propri sistemi agricoli in modelli più sostenibili, beneficiando dell’ambiente in modo sano, rispettandolo e promuovendo la valorizzazione dei prodotti locali.

L’agroecologia, considerata in questa accezione, contribuisce ad aumentare la consapevolezza di tutta la società sul fatto che rispettare l’ambiente non significa solo tutelare la biodiversità, garantire una qualità alimentare più alta e ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici sulla natura ma anche preservare e favorire un comparto agricolo più capace di tollerare i disequilibri e di adattarsi a nuovi contesti socio-economici più facilmente.


[1]Bensin B.M., 1928, “Agroecological characteristics description and classification of the local corn varieties

chorotypes”.

[2]Il Fatto Quotidiano, “Dalla Rivoluzione Verde agli Ogm: molte promesse e altrettanti problemi”, data di pubblicazione 19 marzo 2013, consultabile al seguente link.

[3]FAO, 2018, “The 10 elements of agroecology. Guiding the transition to sustainable food and agricultural systems”, (1-15), consultabile al seguente link.

[4]Comitato europeo delle regioni, 2021, “142a sessione plenaria del 3,4,5 febbraio 2021 – Parere – L’agroecologia”, NAT-VII/010, consultabile al seguente link.

[5]Ibidem.

[6]Francis C., Lieblein G., Gliessman S., Breland T.A., Creamer N., Harwood, Salomonsson L., Helenius J., Rickerl D., Salvador R., Wiedenhoeft M., Simmons S., Allen P., Altieri M., Flora C., Poincelot, R. (2003) Agroecology: The ecology of food systems, Journal of Sustainable Agriculture, 22: 99–118.

[7]Agroecology Europe (2020). Agroecology initiatives in Europe. Corbais, Belgium, “Spain”, p.162 (1-232).

[8]Ibidem.

[9]Montagnoli L., Gambero Rosso, “CSA: cos’è e come funziona il sistema della Comunità che Supporta l’Agricoltura. Le realtà italiane”, data di pubblicazione 12 agosto 2020, consultabile al seguente link.

[10]European Commission, Cordis programme H2020, “Strengthening the European agro-ecological research and innovation ecosystem”, FNR 01-2020, consultabile al seguente link.

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