LA DIMENSIONE DIGITALE DELL’AUTONOMIA STRATEGICA EUROPEA

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La Commissione Europea ha pubblicato la Bussola Europea per il digitale lo scorso 9 Marzo 2021, un programma che sviluppa la visione europea per raggiungere la propria sovranità digitale entro il 2030. Il presente articolo cercherà di rispondere al perché l’UE ha l’obiettivo di divenire sovrana digitalmente da un punto di vista geopolitico, viste le sfide correnti.

Perché una strategia per il digitale? 

Il discorso circa l’esigenza di avere una strategia per il digitale in ambito europeo è diventato più pressante in seguito allo scoppio della pandemia da COVID-19 con il fine di affrontare future crisi autonomamente, vista la forte dipendenza da tecnologie estere. Tuttavia, il concetto di sovranità digitale ha un’origine ben più lontana, inscrivendosi nei discorsi concernenti la cosiddetta autonomia strategica europea in ambito difensivo. 

Non a caso, la discussione sulla protezione dei dati nello spazio digitale si è accesa a partire dal 2013, trovando poi spazio nell’obiettivo prefissato dalla Commissione Juncker di regolamentare questo mercato. Da questo punto di vista, bisogna ammettere che il relativo potere europeo in questo contesto è aumentato grazie al suo ruolo indiscusso nel campo normativo che, a differenza di Stati Uniti e Cina, ha permesso l’adozione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati nel 2016.  Tuttavia, i piani europei non si sono fermati in quel momento.

La Commissione von der Leyen, in carica dal 2019, ha incluso nel proprio programma articolato in sei punti l’obiettivo di rendere l’Unione “pronta per l’era digitale”. Conseguentemente, l’adozione della Comunicazione Shaping Europe’s Digital Future, del libro bianco sull’intelligenza artificiale e della strategia europea per la gestione dei dati hanno dato seguito al programma con il fine di regolamentare maggiormente i dati europei, nonché di costruire un futuro legato all’Intelligenza Artificiale. 

Qual è l’attuale programma europeo per il digitale?

L’arrivo della pandemia da COVID-19 ha presentato un momento di rilancio per la strategia digitale europea, viste le opportunità e i rischi dello spazio digitale europeo che essa ha svelato. Per quanto concerne le opportunità, non solo ci si è resi conto che le tecnologie digitali rappresentano un grande veicolo di aiuto per il raggiungimento degli obiettivi prefissati nel Green Deal europeo, come evidenziato dalla riduzione delle emissioni grazie all’uso di videoconferenze al posto di viaggi – spesso effettuati in aereo – per motivi lavorativi, ma che portano anche nuove sorgenti di prosperità, vista la capacità di aumentare la sostenibilità delle infrastrutture digitali. 

Rispetto ai rischi legati allo spazio digitale europeo, la pandemia ha dimostrato una forte dipendenza europea da tecnologie estere, prettamente statunitensi e cinesi, con la conseguente esposizione a cyberattacchi. In aggiunta, l’esistenza di una nuova povertà digitale che non interessa solo un divario tra gli Stati settentrionali e meridionali, ma che distingue specialmente chi ha un accesso completo e sicuro alle tecnologie digitali e chi no, ha posto la questione direttamente in mano alla Commissione Europea che, lo scorso 9 Marzo, ha pubblicato una Comunicazione contenente gli obiettivi digitali che l’UE dovrà raggiungere entro il 2030. 

Come prima cosa, la Bussola Europea per il digitale ha una visione ben precisa: non lasciare nessuno indietro. In questo senso, le parole della Commissaria per la digitalizzazione, Margrethe Vestager, espresse in occasione della firma della già menzionata Comunicazione il 9 Marzo, sono indicative nel momento in cui parla di lavorare affinché “l’Europa diventi il partner prospero, determinato e aperto che vogliamo che sia a livello mondiale e per far sì che ciascuno di noi possa beneficiare appieno del benessere generato da una società digitale inclusiva”.

Dunque, i quattro punti cardinali che l’ambizioso programma intende realizzare entro il 2030 sono stati articolati in un modo tale per cui i risultati prefissati miglioreranno non solo la posizione digitale di imprese e pubbliche amministrazioni, ma anche le competenze digitali di singoli cittadini e professionisti europei. Nello specifico, le macro aree della strategia riguardano la diffusione di competenze digitali tra i cittadini europei, la presenza capillare di infrastrutture digitali sicure e sostenibili, la trasformazione digitale delle imprese europee e la digitalizzazione dei servizi pubblici. 

La geopolitica della strategia digitale europea.

La domanda che sorge è a cosa vuole far fronte questo progetto. Tuttavia, per rispondere occorre innanzitutto capire come mai il concetto di autonomia strategica, originariamente coniugato a fini difensivi, sia ormai arrivato a coprire la dimensione digitale dell’Unione Europea. La risposta è parte di un processo che deriva dallo scontro tra Stati Uniti e Cina nel campo tecnologico, nell’ottica di non prender parte a questa offensiva ma, al contrario, svincolarsi completamente.

Oltretutto, gli Stati membri si erano già mostrati riluttanti all’adozione delle medesime politiche degli alleati oltreoceano nei confronti del colosso Huawei, pur tuttavia senza una volontà di allinearsi alla Cina, come dimostrato anche dai recenti sviluppi concernenti le sanzioni elargite contro il Paese più popoloso al mondo per le sue violazioni di diritti umani nello Xinjiang. 

In aggiunta, bisogna tener presente che la strategia digitale si interseca con un più largo processo su scala internazionale. Da qualche tempo, in sede OCSE era in corso una discussione sulla tassazione dei giganti digitali che, tuttavia, non aveva trovato strada facile a causa dell’ostruzionismo statunitense. 

Rebus sic stantibus, la Commissione Europea aveva espresso la propria volontà di proseguire il dibattito in sede europea con il fine di inglobarlo nel discorso della creazione di nuove risorse proprie per il quadro finanziario pluriennale europeo per gli anni 2021-2027 per il finanziamento dei programmi ivi contenuti. 

In seguito, grazie al subentro di Joe Biden alla Presidenza USA e alla sua volontà di riprendere la discussione in sede OCSE in modo costruttivo sul tema, gli Stati membri hanno espresso un respiro di sollievo per la definizione di norme a livello internazionale. Nonostante questi recenti positivi sviluppi, però, bisogna ancora capire come e in che misura le future regole europee ed internazionali possano trovare una comune traiettoria in modo da evitare che un processo ostruisca l’altro. 

In conclusione, si può affermare che il programma digitale europeo ha lo scopo ben preciso di rendere l’UE autonoma in termini sia di produzione che di fruizione delle tecnologie ed infrastrutture digitali da USA e Cina, proprio per sottrarsi alle logiche scontrose che i due menzionati Stati assumono anche in questo contesto. Ciò nonostante, bisogna riconoscere che, in campo europeo, resta almeno certa la volontà di cooperare con l’alleato storico, come dimostrato dalla partecipazione del Presidente statunitense all’ultimo Consiglio Europeo tenutosi lo scorso 25 Marzo 2021. 

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