ISOLE SENKAKU/DIAOYU: UNA FERITA ANCORA APERTA TRA GIAPPONE E CINA

Credits: https://www.japantimes.co.jp/news/2021/03/01/national/china-senkakus-february-japan/

L’intensificarsi degli avvistamenti di navi cinesi nei pressi delle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar cinese Orientale ha indotto gli Stati Uniti e il Giappone a estendere la loro alleanza di sicurezza anche su territori contesi per evitare eventuali rischi di escalation tra i due paesi asiatici. 

Dichiarazione congiunta Usa-Giappone

A seguito dei continui avvistamenti di navi della Guardia Costiera cinese vicino alle contese isole Senkaku, isolotti disabitati ma ricchi di risorse ittiche, energetiche e minerarie, da parte della capitaneria di porto giapponese, il Giappone ha alzato il suo livello di allarme, trovando ancora una volta conforto nella sua alleanza con gli Stati Uniti. 

Nei prossimi giorni di aprile si terrà un incontro al Vertice tra Giappone e Stati Uniti per firmare una dichiarazione congiunta contro la Cina sulla questione delle isole Senkaku/Diaoyu. A causa delle ripetute violazioni cinesi della sovranità e integrità territoriali dell’amministrazione giapponese, entrambi i paesi hanno riconosciuto l’importanza di mostrare e, di conseguenza, ricordare  alla Cina la robustezza dell’Alleanza nippo-statunitense anche per quel che concerne il controllo delle isole.

In primo luogo, il Vertice porrà l’enfasi sull’applicazione dell’articolo 5 del trattato di sicurezza nippo-statunitense, che richiama gli Stati Uniti all’obbligo di responsabilità nel difendere il Giappone da attacchi esterni, aggiungendo alla lista anche le isole Senkaku. In secondo luogo, il Vertice porrà l’attenzione su ulteriori questioni di sicurezza come lo sviluppo di catene di approvvigionamento diversificate per i semiconduttori e le terre rare, oltre ai prodotti farmaceutici. 

La sfida cinese al centro degli interessi diplomatici

Tale dichiarazione congiunta include gli accordi raggiunti nei colloqui sulla sicurezza two plus two in occasione della riunione tenuta a Tokyo il 16 marzo 2021 tra i ministri degli esteri e della difesa di entrambe le nazioni. Già nel comunicato stampa congiunto Usa-Giappone, si è ribadito che l’Alleanza nippo-statunitense rimane una pietra angolare della pace, della sicurezza e della prosperità nella regione indo-pacifica, allo scopo di promuovere un ordine internazionale basato su regole, sull’apertura e libertà da ogni coercizione.

Entrambi i Governi hanno riconosciuto la sfida cinese, il cui comportamento risulta incoerente con l’andamento dell’attuale ordine mondiale, suscitando preoccupazioni all’indomani dei recenti sviluppi cinesi, come ad esempio l’approvazione della legge sulla guardia costiera. Essi si oppongono a qualsiasi azione unilaterale cinese volta a modificare lo status quo e a compromettere l’amministrazione giapponese di queste isole.

La dichiarazione congiunta di aprile fungerà da catalizzatore degli impegni di entrambi i capi di governo nel rafforzare necessariamente la cooperazione bilaterale per estendere l’immagine di un indo-pacifico libero aperto dalla coercizione e dalle mire egemoniche di Pechino.

Lo sviluppo di catene di approvvigionamento sarà uno dei temi caldi che verrà affrontato al Vertice, poiché, vista la forte dipendenza nippo-statunitense della fornitura di risorse naturali cinesi fondamentali per la produzione high-tech, i due paesi aspirano a collaborare sinergicamente per liberare le loro aziende dalla dipendenza cinese. Infatti, uno degli obiettivi prefissati sarà quello di promuovere la produzione di tecnologie, la cui realizzazione non preveda l’uso di terre rare e semiconduttori.

Entrambi i paesi esprimono preoccupazione per la legge della guardia costiera che la Cina ha promulgato nel febbraio scorso, la quale eleva la posizione della guardia costiera cinese a organizzazione paramilitare, in grado di ricorrere alla deterrenza armata per attaccare le navi di nazionalità straniera.    

La legge sulla guardia costiera cinese

In occasione della 25esima sessione del 13° Congresso Nazionale del Popolo cinese e del Comitato Permanente, avvenuta il 22 gennaio, sono stati approvati quattro disegni di legge, tra i quali la legge sulla guardia costiera (CGC) che ha trovato applicazione il successivo 1° febbraio.

La legge consiste nel conferire alla guardia costiera cinese tre importanti compiti: 1. Considerata come parte integrante delle forze armate cinesi, avrà lo scopo di far rispettare le rivendicazioni marittime cinesi; 2. Sarà responsabile di applicare le dogane cinesi per la protezione dell’ambiente marino e della pesca; e 3. In qualità di polizia marittima, sarà tenuta a indagare sui crimini marittimi.

Tra l’altro, la guardia costiera ha anche il dovere di pattugliare le acque giurisdizionali cinesi, sorvegliare i confini nazionali allo scopo di prevenire, fermare ed eliminare ogni attività che metta in pericolo la sovranità, la sicurezza, i diritti e gli interessi marittimi della Cina (art. 12). Nel caso in cui navi straniere entrino illegalmente nel mar territoriale e nelle sue acque interne, la guardia costiera gode del pieno titolo di dare ordini, trattenerle, espellerle o trainarle con la forza, al di fuori del campo di giurisdizione cinese (art. 17). 

La reazione giapponese 

L’approvazione della legge ha provocato forti reazioni da parte dei suoi vicini asiatici, tra cui il Giappone, che ha espresso forti preoccupazioni circa il rispetto delle norme, che rientrano nel diritto internazionale. Uno dei punti che ha destato numerosi sospetti riguarda la definizione che fornisce Pechino per “acque giurisdizionali”.

Si teme che la CGC possa assumere una posizione ferma contro le navi di nazionalità straniere nelle aree del Mar Cinese Meridionale e orientale, le cui isole contese con il Giappone si trovano nel campo d’applicazione cinese. Tuttavia, la Convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare consente di adottare misure necessarie per impedire il passaggio di navi che minacciano la pace e la sicurezza.

Se il Giappone rispondesse alle rivendicazioni cinesi, si potrebbe presentare il rischio di un’escalation che potrebbe trasformarsi in una guerra sino-americana con gravi conseguenze per l’equilibrio dell’area. Si preferisce, dunque, che il Giappone non risponda militarmente alle incursioni cinesi, optando per un approccio più diplomatico e meno aggressivo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ASIA E OCEANIA