GROENLANDIA: QUEL VOTO CHE DECIDE SUL FUTURO MINERARIO DELL’ISOLA

Credits: https://www.japantimes.co.jp/news/2021/04/04/world/greenland-inuit-heritage/

In Groenlandia si vota per il prossimo governo. Sul piatto la questione dello sfruttamento minerario e, chi sarà eletto, dovrà decidere cosa fare dei minerali del territorio. Le potenze mondiali guardano con attenzione.

Le hanno già definite “elezioni sulle terre rare”, quelle appena tenutesi in Groenlandia. In realtà, il 6 aprile, il popolo groenlandese è stato chiamato ad esprimersi per l’elezione di un nuovo parlamento ed un nuovo governo, ma la posta in gioco è molto più alta.

Questa tornata elettorale è infatti considerata come un vero e proprio referendum sul destino dell’isola, in termini di risorse minerarie. A seconda del risultato del voto, a quanto sembra, la Groenlandia potrebbe dare il via allo sfruttamento dei minerali del suo sottosuolo, oppure intraprendere la strada opposta. In sostanza, dall’esito del voto dipendono molti interessi, ragion per cui Cina, Russia e Stati Uniti, guardano con apprensione al risultato elettorale

Anche se è difficile credere che la Groenlandia, ritenuta periferia del mondo fino a pochi anni fa e, di fatto, una realtà non indipendente, sia così importante per i giganti dell’economia e della politica mondiale. In realtà è proprio così: cambiamenti di rotta sul fronte minerario di Nuuk, potrebbero avere ripercussioni sull’economia di questi paesi.

È bene ricordare che la Groenlandia è un territorio ricco di minerali, tra cui le preziose terre rare, un gruppo di elementi chimici presente in natura e che, costituiscono la base per la componentistica di molti prodotti tecnologici. La Groenlandia possiede il più grande giacimento al mondo di questi minerali.  Attualmente sull’isola sono già presenti numerose compagnie di vari paesi, impegnate in attività estrattive, ma l’interesse politico potrebbe cambiare le carte in tavola. 

Le elezioni del 6 aprile vedono sfavorito Siumut, il partito di centrosinistra che ha costituito la maggioranza di governo in carica. Il governo è stato fatto cadere dai democratici (centrodestra), in quanto contrari al mandato esplorativo, concesso dal governo alla compagnia australiana Greenland Minerals sul monte Kuannersuit. Il partito che sembra essere tra i favoriti per la vittoria finale è  Inuit Ataqatigiit, un movimento indipendentista e identitario, che pur essendo favorevole allo sfruttamento minerario, si dichiara contrario alle concessioni del monte Kuannersuit.

  Su cosa dovrà intervenire il futuro governo? Sulla questione Kuannersuit, dove sembra che ci sia una grande quantità di terre rare ed un immenso giacimento di uranio. Chi vincerà le elezioni dovrà decidere se permettere o meno lo sfruttamento di queste importanti risorse e date le dimensioni della Groenlandia, in termini politici, non basterà un programma elettorale.Infatti bisogna considerare l’influenza cinese su Nuuk e sul territorio.

La Cina attualmente è il maggior produttore ed esportatore di terre rare, essendo entrata in possesso di importanti giacimenti in Groenlandia ed in Vietnam. Da anni ormai, le compagnie cinesi insistono sul suolo groenlandese a caccia di terre rare, uranio, alluminio, rame. Dapprima la popolazione locale ha visto come opportunità la presenza di lavoratori cinesi, poi, i problemi in termini di inquinamento e di sradicamento di abitudini secolari, hanno fatto cambiare idea a molti.

Tuttavia Nuuk, ha ritenuto per molto tempo, di avere in Pechino un’ancora di salvezza, cui fare riferimento in ottica indipendentista, al fine di staccarsi da Copenaghen. Ora, è vero che gli Stati Uniti si sono riavvicinati alla Groenlandia, specie dal punto di vista diplomatico, ma non si esclude che la Cina possa far valere la propria influenza e, pur di accaparrarsi la miniera di Kuannersuit, chiedere il conto alla Groenlandia, chiunque sia il futuro presidente

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ARTICO