GIORDANIA: UNA DISPUTA FAMILIARE O UN COMPLOTTO APPOGGIATO DALL’ESTERO?

Credits: https://www.aljazeera.com/news/2021/4/4/utmost-danger-jordan-cracks-down-on-threat-to-stability

L’immagine del Paese considerato isola di stabilità del Medio Oriente è stata scossa dai recenti avvenimenti che hanno sconvolto la famiglia reale.

Sedici personaggi di spicco nell’ambiente politico giordano sono stati arrestati per un presunto “complotto” contro re Abdallah II. Tra questi spicca il fratellastro del monarca, il principe Hamza bin Hussein. Anche se Amman in un primo momento ha negato il suo coinvolgimento, la conferma è arrivata alcune ore più tardi dal vice primo ministro Safadi, dichiarando che “il principe Hamza era coinvolto in un tentativo di ledere alla sicurezza nazionale”.

Il fratellastro del re Abdullah è accusato di avere legami con elementi stranieri, con cui avrebbe tramato un complotto per destabilizzare il Paese, ha detto il vice primo ministro giordano Ayman Safadi.

Hamza e il Mossad

Sempre Safadi, ha dichiarato domenica che le indagini avevano “monitorato alcune comunicazioni con parti straniere per iniziare un processo di destabilizzazione della Giordania”.

Questi includevano una conversazione tra un agente di intelligence straniero e la moglie del principe, nella quale le parti si accordavano per organizzare un aereo in modo da consentire alla coppia di lasciare la Giordania.

Sebbene la stampa giordana parli genericamente di agenti stranieri, il Jerusalem Post riporta come l’ex agente del Mossad Roi Shpushnik sarebbe stato coinvolto nel tentato colpo di stato in Giordania, secondo quanto riferito da Maariv, la pubblicazione sorella del quotidiano. Secondo i rapporti, l’ex agente israeliano ha offerto all’ex erede al trono un aereo con cui fuggire dal regno.

Le reazioni dei vicini

La Giordania è considerata uno dei paesi più stabili del Medio Oriente. I vicini e gli alleati di Amman, preoccupati per una destabilizzazione politica, hanno espresso subito solidarietà al re Abdullah per le misure di sicurezza nel regno, tra essi anche gli Stati Uniti.

Facendo eco alle dichiarazioni di sostegno di altri alleati e vicini della Giordania, il re del Marocco Mohammed VI ha tenuto una telefonata con il re Abdullah II in cui ha espresso solidarietà e sostegno per le misure di sicurezza del Paese. Nonostante il presunto coinvolgimento di un ex agente del Mossad, la crisi non avrà alcun impatto sulle relazioni del regno con Israele.

La linea rossa

A far sobbalzare gli analisti è il presunto tentativo del principe di mobilitare le tribù beduine contro il governo. In particolare Hamza ha costruito negli ultimi mesi legami con alcuni leader tribali a capo di un movimento anti-governativo chiamato Herak, che nelle ultime settimane ha ripreso i suoi appelli per protestare contro la corruzione.

Il regno di Giordania deve gran parte della sua legittimazione al supporto di queste tribù, che per lo più derivano da gruppi nomadici, provenienti dalla Penisola Araba. 

Per la famiglia reale, mantenere buone relazioni con il mosaico delle tribù giordane è una necessità politica vitale. La situazioneresta ambigua e gli arresti sono un chiaro segno di disordini nelle alte sfere della gerarchia del potere giordana.

Tuttavia, sebbene non ci siano precedenti, è improbabile che il dissenso aperto da Hamza rappresenti una seria minaccia per la monarchia, soprattutto senza il sostegno del potente esercito giordano, tra cui fila il re gode di una lealtà diffusa, hanno dichiarato analisti e fonti politiche.

“Non puoi compiere un colpo di stato in un paese come la Giordania senza il coinvolgimento dei militari”, ha detto alla Radio dell’esercito israeliano Oded Eran, ex ambasciatore israeliano in Giordania e ora ricercatore senior presso l’Istituto di studi sulla sicurezza nazionale (INSS) dell’Università di Tel Aviv.

Un ex funzionario statunitense a conoscenza degli eventi in Giordania ha affermato che questi non hanno comportato un colpo di stato. Piuttosto, sembrerebbe un tentativo di sobillazione popolare con il sostegno tribale. Qualsiasi tentativo di prendere il potere molto probabilmente sarebbe fallito senza il sostegno degli Stati Uniti e delle potenze regionali, che hanno espresso in coro sostegno a Re Abdullah e ad ogni misura necessaria per garantire la sicurezza della Giordania.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY