GAS NATURALE LIQUEFATTO: LA RUSSIA PUNTA AL PRIMATO

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Il governo russo approva un programma a lungo termine per lo sviluppo del mercato di gas naturale liquefatto. Il programma, che guarda al 2035, punta a far diventare Mosca leader indiscusso nel settore.

In concomitanza con il blocco del Canale di Suez e delle rinnovate perplessità che ruotano attorno alla rete commerciale globale estremamente dipendente dai famosi “colli di bottiglia”, il governo russo approva un programmache intende aumentare la capacità produttiva dei siti di estrazione di gas. Gas che per il 90% è localizzato nella regione di Jamalo-Nenec che per buona parte si estende oltre il Circolo Polare Artico e che si affaccia sul Mare di Kara.

Il programma che prevede un forte impulso di tutta la filiera dell’estrazione e diffusione del gas, si basa sull’assunto che la domanda di gas da qui al 2030 arriverà a 4.7 trilioni di metri cubi e a 5.7 trilioni al 2050. Quantità che, onestamente, è anche difficile quantificare, ma che induce Mosca ad aumentare la capacità di produzione che, si stima, arriverà a 140 milioni di tonnellate l’anno entro il 2035, corrispondente a circa cinque volte di quanto prodotto nel 2020.

Una produzione che procede spedita e che vede sempre più navi cargo percorrere la Northern Sea Route. A fronte dell’aumento di capacità produttiva, il programma prevede anche l’avvio di altri siti per l’estrazione di gas. Intanto, guardando a ciò che la Russia ha già realizzato,  il progetto LNG, localizzato a Yamal, ha già raggiunto la vertiginosa cifra di 50 milioni di tonnellate di gas trasportato dal sito di estrazione sui vari mercati.

Da quando il sito è stato avviato, a Dicembre 2017, già 658 gasiere hanno contribuito a trasportare il gas estratto dal sito. Il 2020 ha visto la produzione di 18.8 milioni di tonnellate, corrispondenti al 5% del mercato globale.

Questo lo statement rilasciato dal governo relativo al programma appena approvato: “Overall, the implementation of this program will help unlock the resource potential of Yamal, Gydan and northern Krasnoyarsk Territory, as well as, in the long term, the Arctic shelf; it will attract new investors and boost Russian LNG exports. This, in turn, should create thousands of jobs, and raise living standards locally

L’avanzamento del progetto di Yamal, nonostante lo standby generale dell’economia mondiale causato dalla pandemia, ben fotografa come la domanda di questa fonte energetica sia consistente a livello globale e, se l’incremento della domanda di LNG rispetterà quanto previsto dal programma, la Russia di certo si troverà ad occupare un ruolo di leader assoluto nel settore.

A turbare però i piani di Mosca c’è lo shift verso le energie rinnovabili a cui punta buona fetta del mercato europeo, oltre che un trend che sembra coinvolga molte delle economie più potenti. Da parte sua Mosca non può certo rinunciare a consolidare la leva dell’approvvigionamento di gas che caratterizza il suo ruolo nel panorama mondiale, soprattutto nel rapporto con Paesi come l’Italia. 

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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