ISRAELE- SE IL “TRADIMENTO” HAREDI SUPPORTA L’ASCESA DEL SIONISMO RELIGIOSO

(Yonatan Sindel/Flash90 via The Times of Israel)

Elezioni in Israele: Religious Zionism e la sua matrice violenta Kahanista ottengono 6 seggi parlamentari, superando le aspettative elettorali grazie al sostegno dei giovani Haredim, parte dei quali ha tradito le aspettative dei propri rabbini. L’estremismo pare essere l’unico attore di spicco di questa ennesima tornata elettorale senza vincitori né vinti.

La sorprendente ascesa di Religious Zionism e le sue origini

Come già atteso ancor prima delle elezioni del 23 marzo, la situazione di stallo generale in cui si trova Israele da oltre due anni non è mutata.

Il primo ministro in carica Benjamin Netanyahu, seppur confermandosi insieme al suo Likud l’attore di maggior spessore e l’uomo da combattere, accumula fatica e vede nuovamente il supporto nei suoi confronti indebolirsi.

In attesa dell’intervento del presidente Rivlin e della fine della Pasqua ebraica, la vera sorpresa sembra essere giunta dagli estremi della politica israeliana, dove il fondamentalismo ebraico si è fatto spazio all’interno della Knesset attraverso gli ottimi risultati elettorali di Religious Zionism (RZP) di Bezalel Smotrich.

Il partito nato a seguito delle elezioni dell’aprile 2019 dall’unione, mediata proprio dal Primo Ministro Netanyahu, dei due maggiori partiti conservatori sionisti Bayit HaYehudi (“Casa ebraica”) e Otzma Yehudit (“Potere ebraico”), è riuscito durante questo turnoutelettorale a portare in supporto al Likud 6 importantissimi seggi.

L’elevato consenso che il neopartito e la sua componente ultra-nazionalista e molto conservatrice è riuscito ad ottenere, confermato dagli oltre 200.000 voti ricevuti, desta preoccupazione non solo tra gli avversari politici, bensì anche all’interno della società civile israeliana.

Pur trattandosi di un’unione di componenti che già possedevano un proprio (seppur limitato) elettorato di fiducia, i numeri pongono oggi i rappresentanti di RZP sullo stesso piano di partiti di lunga data come Yisrael Beytenu e Meretz.

Il potenziale peso politico in vista della creazione di una coalizione pro-Netanyahu di RZP è importante. Le differenze ideologiche interne superate dalle sue componenti, nel tentativo di raggiungere la soglia di sbarramento, pare non abbiano rappresentato per gli elettori un disincentivo, forse anche a causa dello scoraggiamento innescato dalla situazione di impasse che coinvolge il paese. 

La discendenza Kahanista

A rappresentare particolare preoccupazione all’interno di RZP è la presenza dell’ex partito Otzma Yehudit, diretto successore dell’estrema destra Kahanista e della sua radicale e pericolosa ideologia anti-araba e razzista fin dalle origini.

Il movimento Kahanista, che trae le sue origini dagli insegnamenti del rabbino di origine statunitense Meir Kahane, si è reso in passato attore di veri e propri attacchi di protesta negli Stati Uniti contro l’oppressione ebraica, giungendo a guadagnarsi il titolo di organizzazione terroristica da parte del governo americano.

Una volta emigrato in Israele, la vita politica effettiva del suo partito Kach (originato dall’ideologia nel 1971) ebbe in parlamento vita breve a causa del suo estremismo violento e delle sue venature marcatamente razziste, ottenendo persino la squalifica dalla corsa alle elezioni del 1988.

Lo spirito del movimento, concentrato intorno ad una visione manichea e intransigente della vita e di Israele come patria di soli ebrei osservanti, sembra sopravvivere oggi all’interno di Religious Zionism. Il vero discepolo dell’ideologia basata sulla vendetta violenta all’interno del partito è il procuratore generale Ben Gvir, figura controversa e poco gradita da diversi settori della società civile israeliana.

Quest’ultimo e la componente di RZP originaria dal partito Noam (anch’essa precedentemente integrata nell’unione) costruiscono l’ascesa del sionismo religioso ostracizzando i diritti di varie categorie civili tra cui la comunità LGBT, gli arabi e le donne. Sebbene il leader Smotrich si sia in teoria allontanato dall’ideologia, le connessioni dirette del Kach con il suo partito (composto in parte da ex militanti) sono evidenti.

Il “tradimento” degli Haredim

Il vero successo di Religious Zionism, oltre a quello di superare per la prima volta la soglia di sbarramento del 3.25%, necessaria ad assicurarsi l’ingresso alla Knesset, è stato quello di aver saputo sfruttare la sfiducia che la comunità dei giovani Haredim inizia a manifestare nei confronti dei propri rappresentanti, raccolti nei due partiti di Shas e United Torah Judaism.

Gli Haredim sono la componente ultra-ortodossa della comunità ebraica; questi costituiscono il 12% della contemporanea popolazione israeliana, presentano come comunità il sorprendente tasso di crescita annua del 4,2% e vengono comunemente identificati come la parte più conservatrice della rappresentanza religiosa.

Di norma il loro voto segue i dettami dei rabbini, che fanno leva su obbligo religioso, paura e identità ortodossa per garantire ai loro partiti sopracitati rappresentanza in parlamento ad ogni tornata.

La barriera psicologica loro imposta non è da sottovalutare, spostare un elettorato così conservatore non è impresa facile considerati i rigorosi dettami della Torah riguardanti l’obbligo di seguire le istruzioni delle alte cariche religiose. 

I voti garantiti dal “tradimento” degli ultra-ortodossi a RZP non hanno apparentemente permesso al partito di ottenere più di un seggio extra. Allo stesso modo questi sembrano provenire dalla componente più giovane e moderna (se così si può definire) della comunità Haredi.

A favorire la cospicua affluenza di ultra-ortodossi alle urne pare essere stato inoltre il trattamento favorevole che la comunità ha ricevuto durante i mesi di pandemia dal Primo Ministro uscente, aspramente criticato per questo anche a livello internazionale. In ogni eventualità, si tratta di un evento da non sottovalutare, che potrebbe facilmente nel futuro garantire al sionismo religioso molti più voti di quelli ottenuti in questa tornata. 

Quali implicazioni per la democrazia israeliana?

Le implicazioni dell’entrata dei Kahanisti all’interno della Knesset non saranno certamente negative per Netanyahu, il cui sostegno da parte di RZP, come anche quello dei principali partiti Haredi è stato garantito fin da principio.

Le maggiori conseguenze negative si osserveranno invece in riferimento alla già ampiamente criticata democrazia israeliana, in cui un aumento dell’estremismo religioso e la visibilità concessa al movimento Kahanista provvederanno a polarizzare ancora di più la situazione con gli arabi.

La pericolosa ascesa in parlamento inoltre concederebbe ai rappresentanti di RZP, di godere di ampio potere nei confronti della scelta dei giudici (anche appartenenti alla Corte Suprema Israeliana) e di ricoprire potenzialmente cariche ministeriali importanti.

La presenza degli eredi del Rabbino Meir Kahane potrebbe creare problemi ad Israele anche nelle sue relazioni esterne, dal momento che né gli Stati Uniti né le comunità ebraiche ivi presenti vedono di buon occhio il successo di RZP e si mostrano totalmente contrari all’arrivo in Knesset di personaggi politici controversi come Ben-Gvir.

Lo spettro di una coalizione così estremista, formata dai partiti Haredi di Shas e United Torah Judaism, dal Likud, da Religious Zionism e il non ancora schierato Yamina, in cui il ruolo più centrista potrebbe essere giocato proprio dal Likud e da Netanyahu, porrebbe il 60% dei seggi parlamentari in mano a partiti religiosi di destra e destra estrema.

La vittoria dell’estremismo

L’estremismo ebraico non è inoltre l’unico ad averla fatta da padrone durante queste elezioni, dove per la componente musulmana l’islamista Mansour Abbas si è guadagnato l’appellativo di Kingmaker riuscendo con la Lista Araba Unita (Raam il nome ebraico) a ottenere ben 4 seggi in parlamento.  

Sebbene originari di due matrici molto diverse dal punto di vista ideologico, si tratta di due partiti accomunati da forte conservatorismo religioso, di entrambi i quali tra l’altro, Bibi avrebbe paradossalmente bisogno per chiudere il cerchio della sua coalizione e avviarsi verso un nuovo mandato. 

Nonostante l’elevata improbabilità di una coalizione che chiuda il cerchio legislativo con una collaborazione tra i sionisti e la Lista Araba Unita, il ruolo giocato dagli estremi della politica israeliana mette in luce la sfiducia nell’immobilismo centrista e nei più tradizionali partiti israeliani, nonché la frammentazione estrema che caratterizza il teatro politico del paese e i 13 partiti che hanno superato la soglia di sbarramento durante le ultime elezioni.

Lo spettro di un’estremizzazione pericolosa è già alle porte, come anche la possibilità che nuove fasce della comunità Haredi decidano di ribellarsi al volere dei propri rabbini e continuino a sostenere anche in futuro la linea dura ed estrema di Religious Zionism.

Se da un lato la libertà di scelta di queste categorie e l’allontanamento dai precetti religiosi è positiva, il movimento di voti verso estremi più violenti non è ciò di cui Israele ha bisogno in questo momento di incertezza e polarizzazione. Molto dipenderà certamente dagli sviluppi immediati e dall’ eventuale formazione di una nuova coalizione guidata dal Likud, per il momento l’unico vincitore sembra rivelarsi l’estremismo.

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