I CONTROLLI ALL’EXPORT DEI VACCINI IMPOSTI DALL’UNIONE EUROPEA

https://www.agi.it/estero/news/2021-01-30/vaccino-ue-nord-irlanda-controllo-export-11209819/

Di recente si è molto discusso circa le limitazioni all’export dei vaccini imposte dall’Unione europea. Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza sui provvedimenti adottati e sulla loro portata.

La Commissione europea annuncia una stretta alle regole sull’export dei vaccini.

Il 24 marzo 2021, prima della riunione del Consiglio europeo previsto per il 25 e 26 marzo, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’introduzione di una revisione al meccanismo sull’export dei vaccini dall’Unione europea verso i Paesi terzi, in particolare verso quei Paesi che presentano una sviluppata capacità produttiva di vaccini.

Secondo le modifiche introdotte dalla Commissione al regime di export dei vaccini e di sostanze necessarie alla loro produzione, il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione di tali prodotti verrebbe sottoposto a criteri più stringenti basati sui principi di reciprocità e sussidiarietà. Inoltre, secondo quanto affermato dal Vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis: “gli Stati membri e la Commissione prenderanno in considerazione la situazione epidemiologica, il tasso di vaccinazione e la disponibilità esistente di vaccini anti-Covid dei paesi di destinazione delle esportazioni“.

La Commissione ha motivato questa decisione sulla base delle gravi condizioni epidemiologiche presenti nei vari Paesi membri, i quali, trovandosi nel pieno della terza ondata della pandemia da Covid-19, registrano un preoccupante aumento del numero dei contagi, dei ricoveri e del numero dei decessi. Tuttavia, la decisione della Commissione di inasprire le condizioni per il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione dei vaccini rappresenta anche una risposta alle persistenti inadempienze da parte dell’azienda AstraZeneca nella fornitura delle dosi destinate ai Paesi membri dell’Unione europea. Infatti, il criterio di reciprocità e il riferimento alla significativa capacità di produrre vaccini rendono facilmente individuabile il soggetto che si intende colpire con la nuova normativa: la Gran Bretagna.      

Quadro giuridico.

Per meglio comprendere la portata e lo scopo della disciplina sull’export dei vaccini sembra opportuno chiarire il quadro giuridico complessivo entro il quale tali regole si inseriscono.

Innanzitutto, si noti che la politica commerciale comune rientra tra le competenze esclusive dell’Unione europea (art. 3, let. e), TFUE). Per tale ragione, le regole sulle esportazioni dell’Unione verso i Paesi terzi sono decise dalle istituzioni europee secondo le procedure previste dai Trattati. In particolare, viene in rilievo il Reg. (UE) n. 479 del 2015 che contiene la disciplina relativa al regime comune applicabile alle esportazioni.

La regola generale prevede che le esportazioni verso i Paesi terzi siano libere, non essendo soggette ad alcun tipo di limitazione quantitativa. Tuttavia, l’art. 5 del suddetto regolamento prevede un’eccezione affermando quanto segue: “Al fine di prevenire una situazione critica dovuta a una penuria di prodotti essenziali o al fine di porvi rimedio e quando gli interessi dell’Unione richiedono un’azione immediata, la Commissione, su richiesta di uno Stato membro o di propria iniziativa e tenendo conto della natura dei prodotti e delle altre particolarità delle transazioni in causa, può subordinare l’esportazione di un prodotto alla presentazione di un’autorizzazione di esportazione da concedere secondo le modalità e nei limiti che essa definisce (…)”. 

Sulla base di questa previsione, il primo provvedimento che è stato adottato nell’ambito dell’emergenza sanitaria, dovuta alla diffusione del Covid-19, ha riguardato gli strumenti di protezione individuale. Il 14 marzo 2020, la Commissione europea adotta, infatti, il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/402 con il quale si decide di subordinare l’esportazione di alcuni dispositivi di protezione individuale, come mascherine, camici e guanti, al previo rilascio di un’autorizzazione da parte della Commissione.

In quell’occasione diversi Paesi membri dell’Unione avevano adottato alcune misure restrittive a livello nazionale, giustificate dalla situazione emergenziale e dalla necessità di salvaguardare la salute e la vita dei propri cittadini. Come si legge dalla Nota di orientamento della Commissione, il provvedimento adottato aveva dunque il duplice obiettivo di porre rimedio ad una situazione critica, dovuta all’insufficienza di prodotti necessari a prevenire l’ulteriore diffusione della malattia e la salute del personale sanitario, e, allo stesso tempo, di salvaguardare l’integrità del mercato unico.  

Successivamente, nel gennaio 2021 la Commissione europea decide di subordinare ad un’autorizzazione preventiva le esportazioni dei vaccini contro il Covid-19, limitatamente a quelli oggetto degli accordi preliminari di acquisto (APA) conclusi dalla Commissione stessa. Secondo quanto affermato nei considerando del Regolamento di esecuzione (UE) 2021/111, le restrizioni introdotte mirano ad assicurare che le forniture vaccinali nell’Unione “siano adeguate a soddisfare la domanda vitale, senza tuttavia incidere sugli impegni assunti dall’Unione a livello internazionale a tale riguardo”.

Infatti, nello stesso regolamento numerosi Paesi di destinazione delle esportazioni europee di vaccini vengono esentati dall’obbligo di ottenere l’autorizzazione preventiva all’esportazione. Tra questi vengono inclusi i Paesi a basso e medio reddito, gli Stati membri dell’Associazione europea di libero scambio e i Balcani occidentali, i Paesi e territori d’oltremare, tutti i territori che si trovino all’interno del territorio doganale dell’Unione pur non facendone parte, ed infine, tutte le esportazioni verso le strutture COVAX. 

Riguardo alle regole procedurali, il regolamento attribuisce il compito di rilasciare l’autorizzazione all’esportazione alle autorità competenti dello Stato membro in cui i prodotti oggetto del presente regolamento sono fabbricati (nel caso dell’Italia l’autorità competente a rilasciare le autorizzazioni è il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale). 

Le autorità nazionali notificano immediatamente le richieste alla Commissione, la quale formulerà un parere al quale lo Stato membro è tenuto a conformarsi.  L’autorizzazione potrà essere accordata solo se il volume delle esportazioni non è tale da costituire una minaccia per la fornitura continua dei vaccini necessaria per l’esecuzione degli APA tra l’Unione e i produttori di vaccini.

Dal momento che il Reg. 2021/111 poteva applicarsi per un massimo di sei settimane, la normativa in esame è stata poi rinnovata con il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/442, grazie al quale le regole sull’autorizzazione all’export dei vaccini vengono mantenute per un periodo di ulteriori tre mesi, precisamente dal 12 marzo 2021 fino al 30 giugno 2021. 

Infine, come detto in precedenza, il 24 marzo 2021 la Commissione europea ha deciso di inasprire il regime autorizzatorio per l’esportazione dei vaccini introducendo nuovi e più stringenti criteri nella valutazione sulla concessione delle autorizzazioni.

Le reazioni a livello internazionale. 

La decisione della Commissione europea è stata oggetto di numerose critiche a livello internazionale. In primo luogo, il Premier britannico, Boris Johnson, ha affermato che un blocco sull’esportazione dei vaccini o un’interruzione della catena delle forniture avrebbe come conseguenza quella di minare la fiducia delle aziende farmaceutiche nei confronti del mercato europeo, il quale potrebbe così vedersi privato di importanti investimenti. 

In secondo luogo, il Segretario Generale dell’ICC, John W.H. Denton, ha dichiarato quanto segue: “While we understand the political pressures at play within Europe, blocking exports to meet domestic vaccination targets is a very dangerous card for policymakers to play. Vaccine manufacturing within the EU relies on an inherently global supply chain that – as we’ve repeatedly warned – is vulnerable to any escalation of retaliatory trade measures. These global production networks are already showing signs of severe strain, as demand for essential manufacturing inputs rises to unprecedented levels”.

 Infine, anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha accusato l’Unione europea di condurre una politica di stampo nazionalistico in materia di forniture vaccinali, in aperto contrasto con l’esigenza di assicurare la vaccinazione a livello globale. 

Tuttavia, l’esigenza prevalente dell’Unione europea sembra essere quella di esercitare pressione su AstraZeneca e sulla Gran Bretagna affinché la produzione di tale azienda non vada a rifornire soltanto il mercato britannico ma rispetti al contempo gli impegni presi nei confronti dei Paesi membri dell’Unione. 

Come affermato da Ursula von der Leyen: “We want to make sure that Europe gets its fair share of vaccines. Because we must be able to explain to our citizens that if companies export their vaccines to the whole world, it is because they are fully honouring their commitments and it does not risk security of supply in the European Union”. A tal riguardo, bisogna tenere in considerazione che, alla luce dei dati forniti dalla Commissione, la Gran Bretagna risulta essere il primo Paese importatore di vaccini dall’Unione europea con circa 10,9 milioni di dosi esportate in tale Paese.

Per questa ragione, la Commissione ha deciso di far leva sul principio di reciprocità, visto che le ingenti esportazioni europee (in rapporto alla popolazione della Gran Bretagna) non sembrano essere compensate da adeguate forniture vaccinali da parte di AstraZeneca. Non sarebbe dunque corretto affermare che l’Unione europea stia adottando una politica protezionistica in materia di vaccini anti Covid-19. Infatti, nonostante l’introduzione della normativa restrittiva in esame, più di 380 richieste di esportazioni in 33 differenti Paesi sono state autorizzate, per un totale di 77 milioni di dosi di vaccino esportate dall’Unione europea verso i Paesi terzi dal 1° dicembre 2020 fino ad oggi.

Ad ogni modo, secondo i leader europei, riunitisi il 25 e 26 marzo al Consiglio europeo, l’attenzione dovrebbe essere posta soprattutto sulle capacità di incrementare la produzione dei vaccini sul territorio dell’Unione europea, anziché fare ricorso a controlli sull’export sempre più stringenti. Secondo quanto affermato da Angela Merkel: “The problem at the moment with the vaccine supply isn’t so much due to the question how much was ordered, but more about how much can be manufactured on European soil”.

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