EPF: LO STRUMENTO OFF-BUDGET PER L’AZIONE ESTERNA EUROPEA

https://www.europeum.org/en/articles/detail/3738/the-progressing-integration-of-the-eu-in-security-affairs-european-peace-facility

La scorsa settimana il Consiglio Europeo ha adottato l’European Peace Facility, uno strumento finanziario rivolto ai paesi partner e a Organizzazioni Internazionali che permetterà all’Unione di rafforzare la capacità di prevenire i conflitti, preservare la pace e rafforzare la stabilità dell’ordine internazionale. 

Il 22 marzo 2021, il Consiglio Europeo ha approvato uno strumento volto a finanziare l’azione esterna nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC). Si tratta di un fondo “off-budget” che non rientra nel Multi-Annual Financial Framework (MFF) stabilito per il periodo 2021-27 ma verrà finanziato a parte dagli stati membri (ad eccezione della Danimarca) sulla base del proprio reddito nazionale lordo.

Con l’EPF, fondo dal valore di 5 miliardi di euro per il periodo 2021-27, l’Europa si pone l’obiettivo di supportare i paesi partner in materia di difesa, finanziando il training militare, sostenendo i paesi con l’eventuale equipaggiamento e anche nella costruzione di infrastrutture a scopo difensivo. Insomma, misure di assistenza con cui l’Europa rivendica la sua posizione di leader internazionale e con cui la PESC cerca di rafforzare il suo ruolo globale ed europeo. 

Le priorità dell’European Peace Facility saranno decise seguendo le linee strategiche già definite dall’Unione e i paesi beneficiari saranno scelti sulla base delle sfide regionali che si trovano ad affrontare. Così come per tutti gli strumenti precedenti in materia di sicurezza esterna, l’Implementation dell’European Peace Facility sarà nelle mani dell’Alto Rappresentante dell’Unione, carica attualmente ricoperta da Josep Borrell, con il supporto dell’European External Action Service. Per quanto riguarda il budget, ci sarà un comitato ad hoc per l’EPF composto da tutti i paesi membri, mentre le decisioni politiche spetteranno al Consiglio Europeo, seppure sulla base delle proposte dell’alto rappresentante. 

Il fine ultimo dell’EPF è quello di supportare le condizioni di sicurezza della popolazione del territorio e di preservare l’ambiente in vantaggio delle popolazioni, per cui c’è una chiara volontà – anche espressa formalmente – di promuovere lo sviluppo umano e il rispetto delle leggi. 

Una forte novità per l’azione esterna europea

Dal 2004 fino ad oggi, il finanziamento delle operazioni militari avvenivano tramite i meccanismi finanziari Athena African Peace Facility, dispositivi volti alla gestione dei costi comuni delle operazioni militari dell’Unione sempre in ambito PESC. Il compito dell’European Peace Facility è quello di “rimpiazzare” i suddetti strumenti, i cui ambiti precedentemente gestiti passeranno sotto il manto dell’EPF, che ha lo scopo di garantire un’azione europea più veloce, prevedibile e flessibile. 

L’altra novità sta nella scelta dei beneficiari di questo nuovo fondo. Infatti, se in precedenza l’azione esterna europea mirava soprattutto all’aiuto e al sostegno dei paesi africani, ora si pone l’obiettivo di supportare tutti i partner e organizzazioni internazionali, con uno raggio geografico molto più ampio tanto che il Consiglio ha parlato di “strumento con uno scopo geografico globale”. 

Cosa non convince? 

La decisione che ha stabilito l’EPF specifica che nell’eventualità in cui il beneficiario del fondo dovesse infrangere le linee guida definite dall’Unione, a quel punto l’Europa si potrà avvalere del diritto di bloccare i finanziamenti destinati a quel paese. Tuttavia, questo non ha scoraggiato alcuni osservatori dal credere che questo strumento possa sfuggire al controllo dell’Unione e finire “nelle mani sbagliate”.

Il punto cruciale è che solitamente strumenti di sicurezza di questo genere sono volti ad aiutare paesi con evidenti disordini interni e dunque l’Europa, portatrice di valori democratici e libertà, potrebbe trovarsi a finanziare un regime autoritario che potrebbe utilizzare questi strumenti come arma per reprimere il dissenso

L’altra questione è che la scelta di adottare un meccanismo di questa portata potrebbe avere ripercussioni in ambito geopolitico, in particolare nei rapporti transatlantici. Infatti, l’European Peace Facility sembra mettersi in contrapposizione con quelli che sono alcuni degli ambiti di intervento e i fini dell’Alleanza Atlantica(NATO). Ciò che è chiaro, è che in un’epoca in cui l’Amministrazione Biden cerca di ricucire i rapporti con il Vecchio Continente, l’EPF sembrerebbe uno sgambetto da parte dell’alleato europeo.  

Il nuovo volto dell’azione esterna europea

Sicuramente, questo è un banco di prova per l’azione esterna europea, da sempre al centro delle critiche a causa della sua opinabile efficacia e forza. Ci sono stati diversi fallimenti dell’Europa in questo ambito a partire dalla crisi del Kosovo , quando si è dimostrata del tutto incapace di gestire la situazione ed è stato necessario l’intervento della NATO. 

Allo stesso tempo alcuni critici speravano che questa forte azione arrivasse da armi più pacifiche e che fosse dunque incentrata sul rispetto dei valori europei e dei diritti umani. Insomma, ciò che si aspettavano era un rafforzamento della condizionalità europea che, con l’EPF, viene semplicemente accompagnata da una strategia finanziaria in ambito di difesa. 

Considerata la recente approvazione e trattandosi di un fondo del tutto nuovo, è difficile fare previsioni. Potrebbe da una parte rivelarsi un entusiasmante successo, dall’altra uno scottante fallimento. 

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