UNA LEADER ALLA GUIDA DELLA TANZANIA: LE SFIDE IMMEDIATE DI SAMIA SULUHU HASSAN

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Dopo la morte dell’ex Presidente John Pombe Magufuli, è in corso una grande transizione politica in Tanzania: il nuovo leader della nazione dell’Africa orientale, Samia Suluhu Hassan, è il sesto Presidente e prima donna a ricoprire questo ruolo nel Paese, nonché la seconda oltre all’etiope Sahle-Uork Zeudé se il panorama viene allargato allo scenario istituzionale del continente africano; tra l’altro, Hassan entra nella storia della politica tanzaniana anche perché mai fino ad ora qualcuno aveva ottenuto questa carica senza affrontare le elezioni. Ma quali sono le sfide immediate per Hassan? Alfine di rispondere a questo quesito, è importante comprendere in quale contesto politico si trova a lavorare il nuovo Presidente. 

La Tanzania è spesso vista come un esempio di pace e stabilità nell’Africa orientale: infatti, il Paese non è stato esposto alle stesse tensioni politiche e ai disordini civili che hanno afflitto molti Paesi vicini come la Repubblica Democratica del Congo, il Mozambico, il Ruanda, il Kenya e l’Uganda. 

Sotto questo profilo, la costruzione di un sentimento di unità nazionale è stato fondamentale per il progetto intrapreso subito dopo l’indipendenza dal padre della nazione Mwalimu Julius Nyerere che disse: “In Tanzania sono state più di cento le unità tribali che hanno perso la libertà; è stata una Nazione a riconquistarla”.

Di fatto, il tentativo di fondare una Nazione unificata si riflette nella creazione di istituzioni politiche e di servizio civile che non si basano sulla tipica divisione etnica del continente africano: ad esempio, questo aspetto si evince nell’emarginazione del potere principale e nella diffusione del Kiswahili come lingua nazionale non coloniale che alimenta ulteriormente lo spirito unificante tanzaniano.

In questo quadro, è vero però che tale progetto democratico non è risultato perfetto: la Rivoluzione del 1964 a Zanzibar, che diede origine alla Repubblica Unita di Tanzania, è stata una sanguinosa vicenda e anche il rapporto tra l’arcipelago semi-autonomo e la parte continentale del Paese è caratterizzato tutt’oggi da tensioni etniche. 

Inoltre, è importante evidenziare che, nonostante sia stato inserito il multipartitismo nel 1995, il partito al governo Chama Cha Mapinduzi (CCM), il “Partito della Rivoluzione” in lingua swahili, ha mantenuto il suo dominio per almeno un decennio e tale situazione non è cambiata nemmeno durante le elezioni del 2015: a tal riguardo, nonostante il partito all’opposizione Ukawa aveva rifiutato i risultati che avevano sancito la vittoria di Magufuli con il 58% (la quota di voto più bassa di qualsiasi candidato presidenziale del CCM) e aveva innescato rivolte nel Paese, la leadership del CCM non è stata scalfita; una storia che si è replicata nelle elezioni del 2020 e ha mostrato l’incremento delle fratture etniche all’interno del Paese. 

Detto ciò, alfine di avere chiaro il quadro politico della Tanzania nel quale deve operare la neopresidente, è importante mettere in evidenza due punti fondamentali; in primo luogo, Samia Sululu Hassan, conosciuta come Mama Samia, ha ereditato come leader per i prossimi quattro anni e mezzo proprio questo quadro politico fortemente divisivo.

Tale eredità deriva dall’attività politica di dell’ex Presidente tanzaniano: infatti, se da un lato l’agenda anticorruzione di Magufuli, l’enfasi sul duro lavoro, le relazioni conflittuali con i giganti minerari multinazionali e gli investimenti significativi nelle grandi opere pubbliche hanno ottenuto elogi da parte di alcune parti dell’opinione pubblica, dall’altro lato, comunque tali obiettivi sono andati di pari passo con il grave restringimento dello spazio politico (sia in pubblico che online) e un crescente autoritarismo. Infatti, le profonde divisioni politiche sono state esacerbate da un’elezione pesantemente contestata, forse fraudolenta, alla fine dello scorso anno poiché Magufuli ha vinto con una percentuale di voti poco credibile dell’84%.


In secondo luogo, è importante sottolineare che, nonostante nel 2016 non abbia mai smentito le voci sulle tensioni nei suoi rapporti con l’ex Presidente, Hassan è sempre stata una fedele sostenitrice dell’agenda governativa; di fatto, ha agito più volte come principale rappresentante d’oltremare di Magufuli durante il suo mandato come vicepresidente. Ciò le ha permesso di ottenere un ingente consenso e un riconoscimento ammirevole sul piano diplomatico che potrebbe avere sicuramente dei risvolti positivi per le sue future attività come Presidente della Tanzania. 

In questo contesto, nonostante molti osservatori politici hanno sostenuto l’ipotesi che sia stata scelta principalmente a causa della necessità di far figurare una donna al servizio del Paese, dopo che Magufuli ha sconfitto due donne alla nomina presidenziale, Mama Samia è riuscita a ritagliarsi un ruolo significativo nella vita politica tanzaniana e si è fatta carico di un certo livello di responsabilità; tra l’altro, due dei principali esponenti dell’opposizione, Tundu Lissu e Zitto Kabwe, hanno espresso la speranza che il governo cambierà rotta sotto la guida di Hassan.

D’altra parte, la neopresidente è nota come più diplomatica del suo predecessore e alcune frange dell’opinione pubblica tanzaniana sperano che il suo governo attenuerà la retorica populista, le repressioni dell’opposizione e diminuirà l’autoritarismo. Ciononostante, questo potrebbe rivelarsi difficile nel breve termine, in quanto avrà bisogno di costruire una base politica solida all’interno del partito di governo prima di intraprendere qualsiasi tipo di cambiamento importante dal punto di vista politico.

Detto ciò, tra le principali sfide sociali ed economiche che Hassan deve affrontare individuiamo, innanzitutto, la crescita economica della Tanzania la quale, nonostante il fatto che negli ultimi due decenni è stata registrata una media di crescita del 7%, ha subito un calo drastico dal 5,8% nel 2019 al 2% nel 2020. Sotto questo profilo, dai dati si evince che non solo ci sono state perdite di posti di lavoro nel settore formale, ma anche centinaia di migliaia di persone sono state probabilmente spinte al di sotto della soglia di povertà nazionale. 

In secondo luogo, correlato al problema della crisi economica è, poi, il propagarsi della pandemia; a tal riguardo, la risposta di Magufuli al COVID-19 è stata accuratamente descritta come angosciante e sconcertante: infatti, una delle decisioni non è stata quella di imporre severe misure di blocco per gestire la diffusione del COVID-19 ma quella di favorire l’approccio economico a scapito del diritto alla salute della popolazione tanzaniana.

Egli stesso ha affermato che “abbiamo avuto un certo numero di malattie virali, tra cui l’AIDS e il morbillo. La nostra economia deve venire prima. Gli altri Paesi verranno qui in Africa a comprare cibo negli anni a venire… soffriranno a causa della chiusura delle loro economie”. Ma ora l’opinione pubblica ha riconosciuto le gravi ripercussioni di questa linea: di fatto, il COVID-19 si è diffuso in tutta la Tanzania, provocando un numero cospicuo di morti e determinando così la necessità di adottare misure per contenere i contagi.

Ovviamente ciò avrà un impatto economico che sarà probabilmente avvertito più profondamente nel corso del 2021 e nel 2022 in relazione a forti cali della produzione, del consumo e delle esportazioni.

In questa cornice, ciò che richiede l’immediata attenzione del nuovo Presidente è sicuramente proprio la lotta al Coronavirus: sotto questo profilo, è importante evidenziare che Magufuli dichiarò la Tanzania indenne dal virus nel maggio del 2020 e non lo prese sul serio; successivamente, aveva affermato che il COVID-19 era tornato con i tanzaniani che viaggiavano all’estero alla ricerca di vaccini e solo a febbraio di quest’anno i funzionari del governo hanno incoraggiato la popolazione ad indossare la mascherina. Non solo, nonostante l’aumento dei casi con gravi crisi respiratorie causate dal COVID-19, tutt’oggi non si è parlato di approvvigionamento dei vaccini. A tal riguardo, il diniego di Magufuli e del suo regime ha chiaramente avuto un impatto materiale sulla salute pubblica e sulla preparazione per qualsiasi lancio delle campagne vaccinali. 

Dunque, è palese che la priorità assoluta di Hassan deve essere quella di procurarsi i vaccini e poi affrontare il difficile compito di persuadere un pubblico potenzialmente scettico che “non è una cavia”, come aveva affermato in passato Magufuli.

Tirando le somme, se nei sei anni in cui Magufuli è stato Presidente il Paese è diventato molto polarizzato e diviso e la sua gestione delle problematiche politiche e socioeconomiche sono servite solo a seminare più discordia tra il popolo tanzaniano, determinando anche un isolamento della Tanzania a livello internazionale, l’esposizione internazionale di Hassan potrebbe offrirle il tipo di visione del mondo necessario per riportare la Tanzania sulla mappa diplomatica. Sotto questo profilo, nel suo discorso, pronunciato dopo aver prestato giuramento come Presidente il 19 marzo 2021, ha parlato della necessità di seppellire le differenze e mostrare solidarietà come Nazione: dunque, è chiaro che la sincerità e la razionalità di Hassan potrebbero essere fondamentali per portare avanti la Tanzania verso la risoluzione dei suoi problemi.

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