CLIMATE CLUB: IL PROGETTO DI EUROPA, CINA E STATI UNITI

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La presidenza di Joe Biden negli Stati Uniti d’America presenta un’importante opportunità per realizzare un progetto discusso a lungo: la creazione di un “climate club” per lo sviluppo di pratiche commerciali internazionali volte a diminuire le emissioni di gas serra.

L’incremento delle temperature medie e il conseguente cambiamento climatico stanno avanzando a velocità più elevata di quella prevista dalle proiezioni passate. Per contrastare questo fenomeno l’imperativo al centro delle politiche climatiche dovrebbe essere rappresentato dalla volontà di procedere verso una transizione in favore delle energie rinnovabili.

Per mantenere costante la crescita economica e allo stesso tempo rendere il sistema più “verde” l’innovazione e la tecnologia sono al centro del dibattito e delle ricerche per fornire fonti di energia più economiche e sostenibili. Tuttavia, questi obiettivi e ambizioni, per essere efficaci, dovrebbero includere il maggior numero di paesi possibile.

Per questo motivo la creazione di un “climate club” legato al sistema commerciale internazionale potrebbe essere un progetto efficace per contrastare sfide legate allo stoccaggio, alle nuove tecnologie e innovazioni e all’approvvigionamento di un’energia più “green”.

Funzionamento e obiettivi del climate club

Il progetto di un “climate club” deriva dall’idea del premio Nobel in economia William Nordhaus che nel 2015 ha presentato la sua idea per la prima volta suggerendo che, un gruppo di paesi, dovrebbe prendersi carico di gestire e quindi ridurre le emissioni e allo stesso tempo coordinare le tariffe sulle importazioni. In questo modo altri paesi verrebbero spronati ad entrare nel club per evitare sanzioni commerciali.

Infatti, la cooperazione, anche all’interno di un gruppo abbastanza piccolo, può migliorare in modo significativo l’equilibrio costi-benefici per tutti i paesi partecipanti. Affinché la cooperazione possa emergere, tuttavia, alcuni paesi devono fungere da promotori o fondatori.

I protagonisti principali di questo progetto potrebbero essere la Cina, gli Stati Uniti e l’Unione Europea data la loro significativa produzione di emissioni. Infatti, questi paesi emettono insieme metà delle emissioni di gas serra al mondo.

Per permettere il funzionamento di questo progetto si potrebbero introdurre misure già in uso dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) che prevedono meccanismi di adeguamento alla CO2. Questi consistono in una leva fiscale volta a favorire industrie che producono in maniera più sostenibile e penalizzare chi invece produce a costi più bassi seguendo standard ambientali meno stringenti.

Una tassa sulle emissioni di CO2 applicate alle importazioni dei tre maggiori blocchi economici mondiali potrebbe quindi funzionare da catalizzatore per l’implementazione di misure più efficaci per contrastare il cambiamento climatico. Senza questi provvedimenti il fenomeno di free-riding è inevitabile. Questo si verifica quando una delle parti coinvolte riceve i benefici di un bene senza contribuire nei suoi costi. In ambito ambientale, questo fenomeno vedrebbe troppi paesi attendere che altri agiscano piuttosto che lavorare nel portare avanti costose riduzioni per rendere la loro produzione più “verde”. Per questo motivo, la fondazione di un “climate club” potrebbe essere la soluzione adeguata a questo ostacolo.

Il ruolo del vertice sul clima del 22-23 aprile 2021

Questo obiettivo si trova infatti anche sull’agenda del presidente statunitense Joe Biden e con buone probabilità verrà presentato durante il vertice sul clima da lui stesso convocato per i prossimi 22 e 23 Aprile, in occasione del quinto anniversario della firma dell’Accordo di Parigi.

Questo vertice, annunciato il 27 gennaio 2021, vedrà 40 capi di stato riunirsi virtualmente con l’obiettivo di galvanizzare gli sforzi delle principali economie mondiali allo scopo di fronteggiare l’attuale crisi climatica. Tra gli invitati a questo importante evento risultano anche il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping e altri leader Europei tra i quali la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente della repubblica francese Emmanuel Macron, il presidente del consiglio dei ministri italiano Mario Draghi e la presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Questo vertice rappresenta l’occasione per coinvolgere tutti i paesi industrializzati e quindi porre come priorità la lotta ai cambiamenti climatici.

In particolare, tre attori a livello globale potrebbero operare insieme su obiettivi di sostenibilità e innovazione: Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Infatti, queste tre potenze economiche condividono ambizioni comuni riguardo alla salvaguardia del nostro pianeta. In particolare, la Cina e l’Unione Europea condividono l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro i prossimi 30 anni.

Inoltre, l’UE sta sviluppando la sua regolamentazione sulla tassonomia per la finanza sostenibile mentre la Cina sta lavorando su un quadro politico nazionale per la finanza verde, pubblicando linee guida sul finanziamento del clima all’estero e promuovendo soluzioni con al centro gli interessi ambientali. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden ha inoltre promesso di promuovere una maggiore sostenibilità ambientale, sociale e di corporate governance e la divulgazione di dati riguardo il rischio climatico. 

Analisi e conclusione

L’obiettivo di fondare un climate club rappresenta un interessante approccio alla questione del cambiamento climatico. Questo vedrebbe infatti le tre superpotenze mondiali, Stati Uniti, Cina e Unione Europea, collaborare al fine di promuovere un approccio all’economia più green.

Tuttavia, gli sforzi delle tre protagoniste in questione dovrebbero essere indirizzati all’avviare un dialogo su come assicurarsi che le rispettive agende economiche all’estero non minaccino gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. Infatti, Europa e Stati Uniti in particolare stanno perseguendo i propri programmi di connettività in Asia e Africa investendo in collegamenti di trasporto e reti digitali ed energetiche che sollevano questioni di compatibilità climatica.

Inoltre, la Cina, con i suoi investimenti nell’industria pesante nell’area dei Balcani, è nel mirino di diversi esperti del settore ambientale per le elevate emissioni registrate in prossimità delle fabbriche e centri abitati e per la mancanza di trasparenza e sostenibilità degli investimenti. Infatti, i temi principali di questo dialogo dovrebbero proprio concentrarsi sull’aumento della trasparenza degli impatti climatici dei piani di investimento e la promozione di scambi sostenibili.

Al fine di raggiungere il loro intento, Cina, Stati Uniti e Unione Europea, dovrebbero infatti ambire ad accelerare i loro sforzi interni e lavorare insieme su regole fruibili a livello internazionale per rendere il panorama e l’architettura finanziaria globale compatibili con un futuro a emissioni zero. In aggiunta, due degli obiettivi principali dovrebbero essere stabilire un quadro di lavoro comune sulla finanza verde e sostenibile e costruire una coalizione per promuovere la questione a livello globale.

Mentre le tre potenze cercano di proteggere i loro interessi fondamentali e le loro sfere di influenza, questo dialogo trilaterale potrebbe accrescere significativamente le possibilità che gli obiettivi climatici guadagnino lo stesso peso di altri imperativi della diplomazia economica.

 

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