CHALLENGE-1: LA TUNISIA VA ALLE STELLE

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La piccola nazione nordafricana muove la sua prima pedina sull’innovativo scacchiere geopolitico del cyberspazio. Per ottenere questo importante traguardo risulta essere fondamentale l’interesse del partner russo.

Qualche giorno fa la Tunisia ha fatto il suo esordio nello spazio, un evento di portata epocale che simbolicamente avrebbe dovuto aver luogo proprio in concomitanza con la ricorrenza del 65° anniversario dell’indipendenza del Paese.

Challenge-1, questo è il nome del satellite 100% made in Tunisia, che a causa delle avverse condizioni meteorologiche è salpato dal cosmodromo di Baikonur con due giorni di ritardo lo scorso 22 marzo. Stabile in orbita a quota 550 chilometri dalla superficie terrestre fa guadagnare alla Tunisia il primato di primo paese del Magreb a lanciare un satellite interamente auto-prodotto.

È stato infatti progettato e fabbricato dalla sfaxiana TelNet, società specializzata in ingegneria, tecnologia e software, da un team composto da giovani ingegneri tunisini di età compresa tra i venticinque e i trent’anni.

Il piccolo microsat, di appena dieci chilogrammi, risulta essere contenuto non solo nel peso ma anche nei costi di realizzazione che si sono attestati ad un investimento pari a circa trecentocinquantamila dollari (che al cambio in dinaro pesano sicuramente qualcosa in più nella percezione locale).

Il mandato di Challenge-1 avrà una durata che va dai cinque ai sette anni e il suo compito principale sarà coprire quelle che in gergo tecnico vengono definite “aree bianche” – oggi ammontano a quasi il 90% del globo – e cioè tutte quelle zone della Terra non coperte dalle tecnologie di telecomunicazione.

La missione consentirà alla nazione tunisina di inserirsi nella tecnologia dell’Internet of Things, facilitando comunicazione e scambio di dati in svariati settori quali l’agricoltura, la logistica, i trasporti e il controllo.

Verrà sfruttato quindi principalmente nel campo delle telecomunicazioni e di internet, ma grazie alla sua avanzata dotazione tecnologica, sarà in grado di consentire anche l’osservazione degli effetti dell’inquinamento e il monitoraggio meteorologico.

Il Capo di Stato Kais Saied ha definito il lancio del satellite tunisino un dono per il popolo. E così mentre la crisi economica e la disoccupazione giovanile nel Paese sono alle stelle, ironicamente la Tunisia le stelle le raggiunge nel concreto grazie all’importante traguardo ottenuto in quella che si può definire la nuova corsa allo spazio

Quest’ultima è indubbiamente meno propagandata e reclamizzata se si pensa alla disputa che dagli anni Sessanta ha visto coinvolte le due superpotenze durante la guerra fredda, ma è incontrovertibile che rispetto all’epoca i suoi effetti abbiano conseguenze molto più tangibili sulla quotidianità della collettività.

L’orbita bassa sta emergendo sempre più come il nuovo spazio della geopolitica.  Ormai è evidente che le vicende che si verificano fuori dall’atmosfera terrestre non sono legate solamente all’esplorazione, alla scienza o al miglioramento della vita sul pianeta; ne è riprova il fatto che gran parte delle innovazioni tecnologiche di cui oggi disponiamo in ambito civile non sono altro che l’eredità di strumenti e tecniche che venivano prima impiegati in ambito militare. 

Tra gli astri si decidono le sorti di: difesa militare, sicurezza, sorveglianza e comunicazioni. Quest’area però fa gola anche a nuovi attori, i privati. Il controllo delle telecomunicazioni e la gestione dei dati oltre alla dimensione strategica, stanno assumendo un importante valore anche economico. Basti pensare che ad investire in materia spaziale ci sono nomi quali Jeff Besos con il progetto Blue Origin, Elon Musk con il suo SpaceX e Bill Gates che con Earth Now finanzia il funzionamento di cinquecento satelliti.

Il cosmo non è regolamentato da alcuna norma e ad oggi sembra vigere un’unica regola, quella per la quale chi prima arriva meglio alloggia; alle quote ove si collocano i satelliti le possibili orbite disponibili non sono infinite e in un futuro che sembra ormai prossimo ironicamente non ci sarà più spazio per tutti. L’oligopolio terrestre ha trovato nello spazio la chance di esprimersi senza briglie: oggi in cielo viene riflessa l’immagine di quello che si può definire a tutti gli effetti un cartello monopolistico.

Il cyberspazio è il nuovo campo di battaglia acquisito dalla geopolitica, il luogo dei futuri scontri per l’affermazione della supremazia terrestre. 

In questa ottica va inquadrato anche il lancio di Challenge-1 avvenuto nel cosmodromo kazako di Baikonur attraverso il vettore russo Soyuz2.1b che il 22 marzo trasportava altri 37 satelliti provenienti da 18 paesi diversi. La collaborazione tunisina ha visto coinvolti tre importanti attori russi: la GK Launch Services, la Società privata SPUTNIX e l’Agenzia Spaziale Governativa Roscosmos che sta investendo in maniera considerevole sull’industria aerospaziale africana. L’accordo tripartito tra Russia e Tunisia prevede il lancio di trenta satelliti entro il 2023. 

In quest’ottica le collaborazioni e gli accordi bilaterali rappresentano un’ottima opportunità per paesi come la Tunisia che non sono dotati del giusto know how, di strutture logistiche e di proporzionati mezzi finanziari. Si sta giocando un’importante partita strategica sugli equilibri geopolitici tra stati sulla Terra e quindi l’aiuto ai paesi che cercano di entrare nel campo da gioco spaziale non può apparire di certo disinteressato.

La prospettiva sul coinvolgimento russo nell’area meridionale del Mediterraneo e di quello cinese nell’area dell’Africa subsahariana da questa angolazione acquisisce molta più nitidezza.  Sembra chiaro che il cyberspazio si stia configurando come nient’altro che una proiezione delle sfere d’ influenza e dei rapporti di forza che regolano lo scacchiere internazionale racchiuso al di sotto dell’atmosfera.

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