L’ACCESSO AI VACCINI IN AMERICA LATINA: TRA DISEGUAGLIANZE E CORRUZIONE

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Tra disuguaglianze e corruzione, le campagne vaccinali contro il Covid-19 non sembrano procedere nella maniera desiderata. Unica eccezione? Il Cile!

Disuguaglianze nell’accesso ai vaccini

La “corsa al vaccino” contro il Covid-19, dettata dalla mancanza di dosi sufficienti a soddisfare la domanda mondiale, ha messo nuovamente in rilievo le disparità economiche e sociali esistenti tra i paesi del mondo. Le nazioni più sviluppate, il cosiddetto “Nord” del mondo, risultano avere un accesso privilegiato ai vaccini.

Di fatti, paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito e i membri dell’Unione Europea hanno dimostrato di avere le capacità, economiche e politiche, di accaparrarsi la maggior parte delle dosi dei vaccini esistenti in tempi brevi. Al contrario, le nazioni più povere e quelle in via di sviluppo fino a qualche settimana fa non avevano ancora ricevuto alcuna dose di vaccino, nonostante nei paesi ad alto reddito le campagne di somministrazione procedessero già a pieno ritmo.

Il divario tra paesi, già esistente e ben radicato, si è ulteriormente inasprito a causa della pandemia di Covid-19. I paesi del “Sud” del mondo, tra cui rientrano alcune nazioni dell’America Latina, sono di fatti molto indietro nelle campagne vaccinali in quanto non dispongono di sufficienti dosi di vaccini e continuano a presentare serie difficoltà nel riceverle.

Questa disuguaglianza si è creata poiché i paesi più ricchi, avendo a disposizione ingenti risorse economiche e possedendo, di conseguenza, un maggior peso durante le contrattazioni, hanno ordinato con largo anticipo la maggior parte delle dosi messe a disposizione dalle case farmaceutiche, lasciandone una quantità estremamente limitata ai paesi in via di sviluppo.

Oltre a ciò, si è creata una competizione tra paesi che ha causato un rialzo dei prezzi dei vaccini. In aggiunta al noto caso sudafricano, anche il Brasile e diversi paesi del Sud America, disponendo di un minore potere contrattuale rispetto agli stati ad alto reddito, si sono trovati a dover pagare un prezzo ben superiore rispetto ai paesi europei per il vaccino AstraZeneca.

A ciò si aggiungono spesso problemi legati alla conservazione dei vaccini: in diversi paesi a basso reddito non sono presenti infrastrutture idonee alla preservazione delle dosi, per le quali è richiesta la presenza di celle a bassa temperatura. È chiaro come queste problematiche, presenti principalmente nei paesi del “Sud” del mondo, non facilitino l’accesso ai vaccini e ne rendano assai complicata la conservazione e la distribuzione. I concorrenti della “corsa al vaccino” non sembrano, quindi, essere tutti allo stesso livello. 

Tra corruzione e geopolitica

In diversi paesi sudamericani, le campagne vaccinali hanno messo nuovamente in rilievo l’alto grado di corruzioneintrinseco a vari governi del Latino America. In alcuni paesi sono emersi scandali interni in cui ministri ed alte personalità del mondo politico non hanno rispettato il proprio turno, accedendo per vie traverse alla somministrazione del vaccino.

In Perù, durante lo scandalo poi rinominato “Vacuna-gate”, è stato scoperto che 487 persone, tra cui l’ex Presidente Vizcarra e la Ministra degli Esteri Astete hanno ricevuto un lotto del vaccino cinese ancora prima che esso fosse stato approvato dalle autorità competenti, quindi con largo anticipo rispetto all’inizio della campagna vaccinale.

Anche in Argentina, il Ministro della Sanità González García, si è dimesso a seguito di diverse irregolarità nella somministrazione di vaccini, dando vita allo scandalo “Vacunatorio VIP”, così denominato proprio per le numerose personalità famose che non hanno rispettato le tempistiche e i canali ufficiali. 

Oltre alla diffusa corruzione, i paesi del Latino America si trovano immersi in dinamiche geopolitiche che condizionano il loro accesso al vaccino. Di fatti, le grandi potenze provvedono quotidianamente ad esportare i propri vaccini ai paesi sudamericani, al fine di accrescere il proprio “soft power” o di accaparrarsi materie prime in cambio. I maggiori protagonisti sono Cina, Russia Stati Uniti. Non a caso, il successo cileno è dovuto anche dalla presenza di ingenti dosi del vaccino cinese Sinovac, arrivato in Cile grazie ad un accordo con la Cina, primo partner commerciale del paese sudamericano.

Anche il vaccino russo, Sputnik V, sta prendendo piede in America Latina: il suo prezzo contenuto e la conservazione a temperature più alte rispetto al vaccino Pfizer lo rendono più adatto alle strutture locali. Gli Stati Uniti non sono da meno: la settimana scorsa, il Presidente Biden ha promesso di inviare 2 milioni e mezzo di dosi AstraZeneca al Messico, gesto che porta con un sé un messaggio implicito: la volontà di Biden di rivitalizzare l’alleanza americana con il sud del continente.

Il modello cileno

È bene segnalare l’esistenza di un’eccezione in territorio sudamericano: il Cile, che avendo messo a punto un modello estremamente efficiente di fornitura e somministrazione dei vaccini, si differenzia da tutti gli altri paesi sudamericani. Di fatti, la campagna vaccinale cilena procede sin dai primi giorni ad un ritmo eccezionale: si stima che vengano iniettate circa 200 mila dosi di vaccino al giorno e che quasi il 40% della popolazione abbia già ricevuto una dose di vaccino.

Con i risultati raggiunti finora, il Cile non si è solamente guadagnato il titolo di leader in materia di campagna vaccinale in America Latina, bensì si è posizionato ai primi posti della classifica mondiale, dietro solamente ad Israele, Emirati Arabi, Regno Unito e Stati Uniti. Per tale ragione, il modello cileno è indicato come uno dei più efficaci a livello globale.

Il successo del modello cileno proviene principalmente dalla prontezza che hanno avuto le autorità governative nel negoziare e stipulare contratti con le maggiori case farmaceutiche sin dai primi mesi della pandemia di Covid-19.

Questa tempestività nel sottoscrivere accordi ha sicuramente favorito il paese facilitando l’arrivo di diversi vaccini in tempi assai più brevi rispetto ad altre nazioni sudamericane. A ciò va affiancato l’efficace sistema di vaccinazione messo in piedi dal governo, che poggia su basi risalenti a qualche decennio fa, ma che essendo stato digitalizzato negli ultimi anni, si rivela adesso più produttivo che mai.

Inoltre, la velocità nell’immunizzazione di massa è quotidianamente assicurata dalla trasformazione di luoghi comuni in centri vaccinali: basti pensare che in Cile ci si vaccina anche in Chiesa.

In conclusione, ad eccezione del Cile, la maggioranza dei paesi sudamericani si trova in una posizione di ritardo in materia di campagne vaccinali. La “corsa al vaccino” ha messo nuovamente in evidenza il divario tra le nazioni, sottolineando gli squilibri e le inefficienze del sistema sanitario globale. Inoltre, gli scandali di corruzione e l’inserimento in dinamiche geopolitiche condizionano ulteriormente l’accesso ai vaccini per le nazioni sudamericane.

Il rischio è che i paesi ad alto reddito, essendosi assicurati maggiori quantità di vaccini, saranno i primi ad uscire dalla crisi sanitaria. Dal lato apposto, paesi in via di sviluppo come quelli del Sud e del Centro America riusciranno ad ottenere l’immunità di gregge non prima di un paio d’anni, e dovranno perciò fare i conti con una severa crisi economica che si intensifica ogni giorno e che porta con sé un incremento delle diseguaglianze mondiali.

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