“IL VACCINO NON INTERROMPE IL DIGIUNO DURANTE IL RAMADAN”: LA PRONUNCIA DEL MUFTI OTHMAN BATTIKH

Il vaccino anti-covid non interrompe il digiuno che si osserva durante il mese del Ramadan. È quanto ha dichiarato il Mufti della Tunisia, Othman Battikh, esortando i tunisini a continuare a prendere parte alla campagna di vaccinazione anche durante il mese sacro. 

Il Mufti ha chiarito, in una nota, che i vaccini non vanno intesi come “prodotti nutrienti” e che quindi sono compatibili con il digiuno. Inoltre ha sottolineato che vaccinarsi rientra tra i doveri religiosi in quanto è un atto finalizzato a proteggersi e proteggere il prossimo. 

La dichiarazione di Othman Battikh arriva in seguito alle numerose perplessità che erano sorte intorno alla somministrazione del vaccino, durante il mese del Ramadan, il cui inizio è previsto per il 13 aprile.

A questo proposito era già intervenuta la British Islamic Medical Association che ha rivisto le analisi degli studiosi e ha dichiarato che il vaccino non influiva sul digiuno, suggerendo ai fedeli di rivolgersi al proprio imam locale per tutte le informazioni necessarie. Inoltre, seguendo la posizione degli esperti, aveva chiarito che il vaccino non contiene carne di maiale o altri prodotti animali, fetali o alcolici rassicurando la comunità musulmana sul suo essere ḥalāl.

Il mese del Ramadan si osserva il nono mese dell’anno del calendario lunare musulmano e coincide con il momento in cui Maometto ricevette la rivelazione del Corano “come guida per gli uomini di retta direzione e salvezza” (Sura II, v. 185).

In una delle ultime notti del Ramadan, i musulmani celebrano la Laylat-al-Qadr , o “la notte del destino”, che corrisponde secondo la tradizione sunnita alla notte in cui  il Corano fu rivelato a Maometto dall’angelo Gabriele (Jibrīl o Jibrā’īl) mentre, nello sciismo, alla discesa della scienza sull’Imam.

Ricordiamo che il calendario islamico è basato sul ciclo lunare sinodico: l’anno lunare dura circa 11 giorni meno di quello solare. Inoltre la numerazione dell’anno è differente in quanto il calendario lunare inizia dal 622 d. C. del calendario gregoriano, quando Maometto lascò la Mecca per recarsi a Medina. Ne consegue che il 12 maggio 2021, l’ultimo giorno del Ramadan, corrisponderà a Mercoledì 30 Ramadan 1442.

Il digiuno (sawm) rappresenta il quarto dei Cinque pilastri dell’Islam e si deve rispettare dall’alba al tramonto. All’alba si può fare un pasto, chiamato suḥūr, mentre quello dopo il tramonto è detto ifṭār. Sono esentati dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati e le donne durante la gravidanza o il ciclo mestruale.

Durante questo periodo i fedeli musulmani sono invitati anche alla recita di preghiere, azioni di beneficenza e all’autodisciplina. Queste pratiche trovano legittimazione attraverso due Hadith, Sahih Al-Bukhari e Sahih Muslimin, che dichiarano che quando il Ramadan arriva “le porte del Paradiso sono aperte e le porte dell’inferno sono chiuse e i diavoli sono messi in catene”.

È interessante evidenziare come il ruolo dell’islam stia trovando una nuova collocazione nella società tunisina. Questo aspetto emerge, ad esempio, dal ruolo che negli ultimi anni stanno assumendo le associazioni di stampo religioso, osteggiate durante il regime di Ben Alì. Tuttavia, queste ultime, non vanno interpretate come una conseguenza della “rivoluzione dei gelsomini” ma come un prodotto familiare alle precedenti, riemerse nello spazio pubblico post-rivoluzionario con un’immagine più armoniosa.

La Tunisia del resto ha avviato un processo di transizione democratica unico, in cui le esigenze politiche di modernizzazione, delle istituzioni, cercano di fondersi con le radici religiose della società dando vita a un nuovo modo di concepire il rapporto tra politica e religione. Questo aspetto era già emerso durante l’elaborazione della Costituzione del 2014, frutto, nelle sue diverse parti, di un dialogo costruttivo tra Ennahda e i partiti laici.

Nonostante il modello tunisino sia abbastanza particolare, il ruolo fondamentale di Ennahda ha evidenziato come i movimenti islamici possano contribuire positivamente al sistema politico offrendo diversi spunti di riflessione sul dibattito, mai esaurito, sulla compatibilità tra Islam e democrazia. Un compromesso che si può comprendere, da osservatori, solo se si è disposti ad abbandonare l’accezione universalista dei valori democratici. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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