PAZIENZA STRATEGICA O INAZIONE STRATEGICA?

Molti in Europa pensano che la Russia sia in declino, ma basare la politica dell’UE su un pensiero così deterministico è un errore. L’UE dovrebbe occuparsi della Russia di oggi, non di quella che potrebbe essere tra qualche decennio.

In Europa c’è la convinzione che la Russia sia una potenza in declino. Dal crollo dell’Unione Sovietica, gran parte della politica americana ed europea nei confronti della Russia si è basata sull’idea che la Russia sia in declino e che sia necessario aspettare che l’attuale fase di attivismo della politica estera russa finisca, indipendentemente da quanto sia dirompente per gli interessi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

Questo approccio è talvolta chiamato pazienza strategica, ma non c’è nulla di strategico nel basare la propria politica sul determinismo. Dato che è una questione aperta se il declino della Russia si verificherà, tali aspettative sono miopi. È tempo che l’UE si occupi della Russia di oggi, non di quella che sarà.

Il primo problema nel basare la politica russa sull’idea che il potere geopolitico russo diminuirà è che, anche se lo facesse, potrebbero passare diversi decenni prima che la politica estera russa ne sia influenzata. Nell’ultimo decennio, la Russia si è impegnata in un numero crescente di azioni ostili contro l’UE e il Medio Oriente – come Serbia, Bosnia, Montenegro, Libia e Siria.

La Russia ha perseguito una strategia progettata per massimizzare il suo potere geopolitico, spesso sfidando direttamente la posizione e gli interessi dell’UE. Sarebbe irresponsabile per qualsiasi potere assistere passivamente a questo processo per altri, diciamo 20 o 30 anni, nella speranza che il declino costringa la Russia a cambiare rotta.

La maggior parte degli imperi europei ha avuto una storia piuttosto lineare di ascesa, declino e caduta, pensiamo ad esempio ad Austria, Gran Bretagna, Portogallo, Spagna, Svezia e altri. Tale sviluppo non è pero necessariamente la norma. Molti stati hanno attraversato fasi di ascesa e caduta. Il potere cinese, iraniano e russo si è espanso, contratto e poi espanso di nuovo per secoli, persino millenni. Nell’ultimo millennio, il potere imperiale russo si è gonfiato e poi è crollato più volte, quindi anche se un declino si verificherà non è detto sia quello definitivo.

Questa memoria storica ha implicazioni concrete sulla politica estera di UE e Russia. Laddove l’UE vede l’irreversibile declino della Russia, la Russia vede uno dei numerosi crolli temporanei che ha vissuto nel corso dei secoli. I leader russi credono di poter invertire tale declino proprio come hanno fatto i loro predecessori in seguito alla contrazione dello stato dopo la rivoluzione del 1917.

Nel 1918 la Russia perse il controllo di vaste aree di territorio (tra cui Finlandia, Polonia e Stati baltici). Ma, in meno di tre decenni, aveva recuperato parti di quei territori perduti e ampliato il suo controllo in Europa Centrale. Credere di poter invertire l’attuale fase di declino plasma la politica estera russa e potrebbe continuare a farlo per altri anni.

Nel prevedere il declino della Russia, molti pensatori e politici americani ed europei amano indicare la diminuzione della quota partecipativa della Russia nell’economia globale e la dimensione del suo PIL (che è paragonabile a quelli di Spagna e Portogallo messi insieme).

Citano anche la dipendenza della Russia dalle materie prime e l’incapacità di combattere la corruzione. Tale pensiero porta a una politica di pazienta attesa da portare avanti fino a quando Mosca avrà accettato l’inevitabilità del suo declino. A quel punto l’Occidente potrà avere una ragionevole conversazione con la Russia riguardo le loro interazioni future.

Sono diversi i motivi per cui basare gli approcci alla Russia su questa idea di inevitabile declino è un vicolo cieco. Per cominciare, il PIL e altri indicatori socioeconomici sono solo una misura del potere. Il legame tra PIL e influenza geopolitica non è mai lineare. Certo, aiuta avere una grande economia.

Ma la storia è piena di casi in cui stati con economie non impressionanti hanno dominato o distrutto vicini più ricchi e tecnologicamente avanzati. La caduta dell’Impero Romano è uno di questi esempi. L’Iran non è il paese più ricco del Medio Oriente ma, per decenni, ha aumentato la sua influenza geopolitica rispetto ai paesi con un PIL più elevato. E la stessa Russia era più povera di gran parte dell’Europa quando le sue truppe attraversarono le Alpi nel 1799.

Oggi, Turchia e Svizzera hanno PIL simili. Ma la Svizzera non è al pari della Turchia per quanto riguarda la loro influenza sugli affari globali e regionali. Quindi, non si dovrebbe invocare il PIL della Russia come indicatore della sua eventuale caduta geopolitica.

La verità è che nessuno sa se la Russia collasserà o si riprenderà. La Russia potrebbe cavarsela per decenni, infliggendo gravi danni agli interessi dell’UE nel processo. Molte delle sfide che la Russia pone all’UE non andranno via da sole. L’UE dovrà affrontare tali sfide attraverso azioni che aumentino la sua forza rispetto alla Russia e al suo blocco, non attraverso la pazienza strategica, che piuttosto sembra indicare inazione strategica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from RUSSIA E CSI