LIBIA: TUTTO MERITO DI WASHINGTON

(fonte: https://www.libyanexpress.com/blinken-removal-of-foreign-forces-of-libya-is-vital-to-its-progress/ )

Il ritorno ad una politica estera di stampo tradizionale da parte degli Stati Uniti può aver favorito – e favorisce ancora – la stabilità politica della Libia. Come? Attraverso il potenziamento dei satelliti USA.

Le ultime settimane, quelle che sono succedute al giuramento del governo Dbeibah, sono state e sono fondamentali per la costruzione della stabilità politica della Libia e della regione Mediterranea.

La visita dei Ministri degli esteri d’Italia, Francia e Germania a Tripoli segna un paio di passaggi importanti: anzitutto il pieno riconoscimento internazionale del nuovo governo di transizione e, non meno importante, il riavvicinamento di Parigi, Roma e Berlino su un dossier che ha molto diviso l’Europa negli anni precedenti. 

Fabio Mini scrisse nel suo libro Che guerra sarà (2017) che in Libia si gioca la credibilità delle Nazioni Unite. Nel 2020, subito dopo la Conferenza di Berlino, si è compreso che in realtà ad essere in gioco oltre la credibilità dell’ONU ci fosse anche quella degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, Germania, Francia e Italia in testa. 

Ma non è un caso se tutto sta andando secondo il piano (la roadmap) tracciata proprio a partire dalla Conferenza di Berlino, perché a dare spinta propulsiva al progetto v’è una nuova amministrazione statunitense che, contrariamente a quella precedente di Donald J. Trump, non ha intenzione di farsi strappare mano il Mediterraneo per mano dei russi e dei cinesi.

La politica estera dell’amministrazione Joe Biden e del Segretario di Stato, Antony Blinken, è molto tradizionale sotto molteplici aspetti, compreso il ruolo della NATO e il peso diplomatico degli Stati membri.

Per impedire, dunque, un ripiegamento della tanto ricercata stabilità politica in Libia, il ruolo diplomatico e strategico a livello economico ed energetico dell’Italia a Tripoli verrà certamente potenziato dalla mano statunitense. Ne danno testimonianza le missioni del Ministro degli Esteri e la prossima, imminente, visita del Presidente del Consiglio italiano a Tripoli.

Il ritorno al dialogo, poi, dei tre Paesi UE (Italia, Francia e Germania) va inquadrato sempre in questa ottica: Washington sostiene un dialogo produttivo e concorde fra i membri più importanti dell’Unione europea – almeno sulla questione libica – perché preferisce un fronte compatto contro russi e turchi sul territorio. 

Un’altra vittoria statunitense è la richiesta formale, da parte del Capo del Consiglio di Presidenza libico, Mohamed Menfi, di ritiro delle truppe turche e dei mercenari siriani filo-turchi dal territorio libico. Pochi giorni fa, i primi gruppi di miliziani siriani hanno iniziato a lasciare il territorio, ma per Washington è prioritario che a farlo siano i russi di Wagner ed affiliati, infiltratisi anche in altri Stati del continente africano

La situazione libica dimostra dunque che Washington è tornata nel Mediterraneo con una grinta maggiore. Per mantenere lo status quo si servirà dei suoi alleati europeiin primis dell’avamposto strategico che è l’Italia, poi della Grecia e di Cipro (la questione cipriota verrà affrontata presto, ma chissà se risolta).

Allo stesso tempo, Biden potrebbe portare a compimento l’opera silenziosa di Trump, ovvero lo spostamento della base del Commando Africano degli Stati Uniti dalla Germania ad un paese Mediterraneostringere legami ancora più forti con i Paesi Nord Africani, anche quelli più orientati a Pechino. 

Il Mediterraneo si dimostra essere, ancora una volta, teatro preferenziale per lo scontro fra i titani del mondo.

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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